{"id":32580,"date":"2015-12-11T00:00:00","date_gmt":"2015-12-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/roma-prova-a-rilanciare-il-negoziato-libico\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:25","slug":"roma-prova-a-rilanciare-il-negoziato-libico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/12\/roma-prova-a-rilanciare-il-negoziato-libico\/","title":{"rendered":"Roma prova a rilanciare il negoziato libico"},"content":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 pronto. Domenica, il Ministero degli Esteri ospita una riunione internazionale sulla Libia, promossa da Italia e Stati Uniti, alla quale parteciperanno esponenti delle parti libiche. <\/p>\n<p>Gli ultimi sviluppi in questo paese sono in effetti assai preoccupanti: da un lato, si conferma il radicamento dell\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d, Isis, soprattutto nell\u2019<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3255\" target= \"blank\"><b><u>area di Sirte<\/u><\/b><\/a> (con inediti afflussi di \u201cforeign fighters\u201d dall\u2019Africa saheliana e sub sahariana); dall\u2019altro, il mandato di mediazione sotto la guida di Bernardino L\u00e9on si \u00e8 concluso con un nulla di fatto. <\/p>\n<p>Il \u201cgoverno di concordia nazionale\u201d che dovrebbe riportare ordine nel paese, riavviare la produzione di idrocarburi, filtrare l\u2019emigrazione illegale verso l\u2019Europa e combattere l\u2019Isis sul terreno appare quanto mai lontano. La prospettiva economica e finanziaria del paese, affidata alle restanti riserve della banca centrale, \u00e8 infine agli sgoccioli.<\/p>\n<p>Gli schieramenti politico-militari che si erano formati con lo scoppio della guerra civile nel luglio del 2014 si sono molto erosi sia nell\u2019un campo che nell\u2019altro. Le milizie ora si combattono fra loro, ora si alleano per combattere l\u2019Isis, ma \u00e8 evidente che i sia pur deboli nessi esistenti con le forze politiche non esistono praticamente pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il parlamento di Tobruk, uscito dalle elezioni del giugno del 2014, ha terminato il suo mandato in ottobre. Quel che ne resta \u00e8 molto diviso. Le istituzioni di Tripoli non sono meno divise e smarrite. C\u2019\u00e8 un vuoto istituzionale, ma soprattutto \u00e8 assente una qualsiasi prospettiva poich\u00e9 la proposta di soluzione dell\u2019Onu appare sempre pi\u00f9 screditata e oppugnata. <\/p>\n<p>La mediazione di L\u00e9on ha acquisito partigiani da una parte e dall\u2019altra delle due coalizioni, scompattando trasversalmente le parti, ma non \u00e8 riuscita a creare una dinamica sufficientemente unificante. La Libia appare di nuovo frammentata, come prima della guerra civile iniziata nel luglio del 2014.<\/p>\n<p><b>L\u00e9on, dopo la Libia gli Emirati <\/b><br \/>Occorre anche sottolineare che lo scandalo suscitato dalle rivelazioni del \u201cGuardian\u201d circa le intese personali che sarebbero intercorse fra L\u00e9on e il governo di Dubai (che mostrano un pregiudizio di L\u00e9on a favore di Tobruk a fronte di una ben remunerata posizione del diplomatico quale direttore di un think tank del governo degli Emirati), vere o false che siano, hanno largamente eliminato quel tanto di fiducia libica che L\u00e8on era bene o male riuscito a riscuotere.<\/p>\n<p>In questo contesto, l\u2019ambasciatore Martin Kobler ha preso il posto di L\u00e9on. La sua scelta \u00e8 di continuare a premere sulle parti affinch\u00e9 approvino e mettano in atto la bozza L\u00e9on. <\/p>\n<p>Ha dei sostenitori, specialmente nell\u2019ambito del parlamento di Tobruk, ma molti oppositori, specialmente a Tripoli, ma anche a Tobruk. Fra questi ultimi, un gruppo di deputati dell\u2019una e dell\u2019altra parte si \u00e8 riunito in Tunisia da dove ha lanciato la proposta di un dialogo fra libici, articolato in un processo semplice e breve, da iniziare subito, in alternativa a quello dell\u2019Onu. La proposta suscita un non indifferente interesse in Libia.<\/p>\n<p>Le opzioni che potranno essere prese in considerazione a Roma non sono facili. Il proposito dell\u2019Onu di insistere \u201ccomme si de rien n\u2019\u00e9tait\u201d, puntando sugli appoggi che la bozza L\u00e9on nondimeno riscuote (almeno nella versione meno partigiana adottata alla fine dell\u2019estate), ma senza che si veda come superare le numerose e crescenti opposizioni, non sembra quella giusta.<\/p>\n<p><b>Kobler, alla ricerca della fiducia perduta<\/b><br \/>Kobler dovrebbe offrire  <a href= \"http:\/\/www.al-monitor.com\/pulse\/originals\/2015\/11\/un-new-special-representative-libya-steps-leon.html\" target= \"blank\"><b><u>nuove proposte<\/u><\/b><\/a> e una prospettiva di ulteriore modifica della piattaforma. <\/p>\n<p>Innanzitutto dovrebbe assicurare maggiore trasparenza dei negoziati, che sotto la guida di L\u00e9on hanno proceduto nella continua separatezza delle parti. Le parti devono essere riunite attorno allo stesso tavolo e non sospettare che ci sia il pregiudizio che lo scandalo ha rivelato a favore di una delle due. Kobler dovrebbe cercare di recuperare la fiducia che \u00e8 venuta meno &#8211; a torto o ragione che sia. <\/p>\n<p>Alcuni nomi, come quello di <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3185\" target= \"blank\"><b><u>Khalifa Haftar<\/u><\/b><\/a> e Abdelk Rahman Suihaili dovrebbero essere nuovamente discussi poich\u00e9 suscitano rigetti dall\u2019una e dall\u2019altra parte. La composizione dell\u2019autorit\u00e0 esecutiva proposta nella bozza L\u00e9on dovrebbe essere ripresa in mano onde conferirle un migliore equilibrio di rappresentanza delle tre parti del paese. <\/p>\n<p>Kobler infine dovrebbe incoraggiare una pi\u00f9 stretta e idonea applicazione delle Risoluzioni Onu 1970 e 2174 e delle sanzioni e punizioni col\u00e0 previste. Questo orientamento riguarda non solo e non tanto Kobler, ma soprattutto i membri dell\u2019Onu, fra i quali ci sono anche sponsor regionali che da una parte invocano una soluzione, ma dall\u2019altra di fatto la sabotano appoggiando una o l\u2019altra delle parti in presenza.<\/p>\n<p>Infine, Kobler e la comunit\u00e0 internazionale dovrebbero riconsiderare la questione della sicurezza. Il grande successo della mediazione di L\u00e9on \u00e8 stato quello di staccare la citt\u00e0 di Misurata dall\u2019estremismo della coalizione di \u201cAlba Libica\u201d. <\/p>\n<p>Tuttavia, pur avendo suscitato una corrente trasversale di adesione all\u2019accordo nazionale, non ha dato soluzione a una serie di questioni concrete e scottanti, come in particolare la riforma del settore della sicurezza del paese. Questa questione non pu\u00f2 essere semplicemente affidata a una fase successiva all\u2019accordo. <\/p>\n<p>\u00c8 necessario che il nuovo governo abbia gi\u00e0 alle spalle un minimo di consenso e direttiva sulla sua soluzione prima di potere materialmente procedere a compiti cos\u00ec rilevanti come esonerare il generale Haftar dalle sue funzioni di Capo supremo delle Forze Armate Libiche e dissolvere queste ultime ovvero integrare le forti milizie di Zintan, Tripoli e Misurata in una compagine unitaria di sicurezza nazionale.<\/p>\n<p><b>Riforma del settore della sicurezza libica<\/b><br \/>Occorre riconoscere che questa \u00e8 forse la questione pi\u00f9 complessa in qualsiasi tentativo di risolvere la crisi libica. Tutti i governi pi\u00f9 interessati, e da ultimo anche la Nato, affermano di essere disponibili a sostenere operazioni di pace per mantenere l\u2019ordine e proteggere luoghi e persone &#8211; l\u2019Italia in prima fila &#8211; ma a condizione che ci sia un governo. <\/p>\n<p>Ma se questo governo non ha un mandato chiaro e un sostegno sufficiente delle parti almeno sulle condizioni di base per la riforma del settore della sicurezza, chiedendo l\u2019intervento di forze di pace, metterebbe queste forze di fronte a un compito difficilmente sostenibile oppure, peggio, di fronte al rischio di trasformarsi in una forza partigiana ed essere quindi coinvolta in una nuova guerra civile.<\/p>\n<p>Se davvero la comunit\u00e0 internazionale desidera sostenere e affermare una soluzione pacifica e politica alla crisi libica il compito \u00e8 molto oneroso e impegnativo, sia per l\u2019Onu che per quei paesi che tendono ad assumere la leadership di questa soluzione, come ora &#8211; si direbbe &#8211; l\u2019Italia e gli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Occorre rettificare e riprendere in mano il negoziato su basi pi\u00f9 neutrali e convincenti. Occorre contrastare le politiche d\u2019interferenza nella crisi di alcune potenze regionali. Occorre infine lavorare per il varo e l\u2019attuazione di una riforma del settore di sicurezza. Se questa riforma sar\u00e0 impostata e la fiducia restaurata, si potranno mandare forze di pace per sostenerla, altrimenti \u00e8 meglio lasciar perdere.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima avvertenza \u00e8 necessaria. Occorre che il nesso fra l\u2019espansione dell\u2019Isis in Libia e la soluzione politica della crisi libica sia inteso correttamente. Se, come in Siria, il problema dello \u201cstato islamico\u201d diverr\u00e0 preminente nella percezione dei paesi oggi pi\u00f9 interessati a dare una mano e condizioner\u00e0 la soluzione al problema Libia, ci sar\u00e0 un forte rischio di fallimento.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto \u00e8 pronto. 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