{"id":32670,"date":"2015-12-21T00:00:00","date_gmt":"2015-12-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-tra-fed-e-bce\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:22","slug":"litalia-tra-fed-e-bce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/12\/litalia-tra-fed-e-bce\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia tra Fed e Bce"},"content":{"rendered":"<p>Mario Draghi e Janet Yellen protagonisti dell\u2019ultimo mese del 2015. Il primo ha accelerato, potenziando il programma di <i>Quantitative Easing<\/i>, QE, europeo, mentre la seconda ha rallentato, alzando per la prima volta dal 2008 i tassi di interesse. <\/p>\n<p>Queste mosse di politica monetaria messe in atto dalla Federal Reserve, Fed, e dalla Banca centrale europea, Bce, hanno conseguenze che si estendono ben oltre i confini della loro competenza geografica, andando a influenzare in modo decisivo gli scenari macroeconomici a livello mondiale. <\/p>\n<p>Che cosa comporta questo per l\u2019Italia? I cambiamenti provocati dalle leve monetarie nei mercati valutari, energetici, delle materie prime e dei fondi mutuabili finiranno per avvantaggiare o svantaggiare la timida ripresa dell\u2019economia italiana?<\/p>\n<p><b>Tassi di interesse, flussi di capitali e mercati valutari<\/b><br \/>Tutto il 2015 \u00e8 stato contrassegnato dall\u2019attesa da parte degli operatori economici di una mossa monetaria restrittiva da parte della banca centrale americana. Questa si \u00e8 concretizzata solo il 16 dicembre, con il rialzo di 25 punti base del tasso di rifinanziamento principale federale che \u00e8 passato dallo 0,25% al 0,50%. <\/p>\n<p>Le motivazioni alla base di questo primo passo in senso restrittivo sono fornite dagli incoraggianti dati macroeconomici statunitensi che confermano la ripresa economica e i bassi livelli di disoccupazione. Anche se l\u2019anticipabilit\u00e0 e la progressivit\u00e0 di questa restrizione monetaria hanno evitato reazione brusche nei mercati, non c\u2019\u00e8 dubbio chei suoi effetti influenzeranno l\u2019attivit\u00e0 di molte economie globali.<\/p>\n<p>Il rendimento pi\u00f9 alto offerto dai titoli statunitensi, insieme con l\u2019aspettativa che questo continui a crescere nei prossimi mesi e anni, attrarr\u00e0 molti capitali in entrata. <\/p>\n<p>I tassi d\u2019interesse ai minimi storici prevalenti in tutte le economie pi\u00f9 sviluppate nel periodo successivo alla crisi (Usa, Uk, Unione europea, Giappone) avevano favorito il fenomeno del <i>carry trade <\/i>che aveva portato ingenti flussi di capitali a dirigersi verso i paesi in via di sviluppo che assicuravano tassi di rendimento maggiori. <\/p>\n<p>Questa dinamica di rientro dei capitali verso gli Stati Uniti comporter\u00e0 diversi problemi per le economie dei Paesi emergenti e per la stabilit\u00e0 finanziaria globale.<\/p>\n<p>La valuta statunitense si rafforzer\u00e0 a seguito dell\u2019afflusso di capitali, aumentando cos\u00ec il peso del debito denominato in dollari che molte imprese dei Paesi in via di sviluppo hanno contratto negli ultimi anni, approfittando delle condizioni vantaggiose. <\/p>\n<p>Per evitare un deprezzamento eccessivo della loro valuta rispetto al dollaro e la massiccia fuoriuscita di capitali, questi paesi potrebbero trovarsi costretti a imporre politiche monetarie restrittive. Ci\u00f2 avrebbe conseguenze molto negative sulle loro economie, molte delle quali sono gi\u00e0 duramente colpite dal tracollo dei prezzi delle materie prime.<\/p>\n<p>Il dollaro si \u00e8 rafforzato anche nei confronti dell\u2019euro a seguito delle divergenze nell\u2019andamento delle politiche monetarie attualmente seguite da Fed e Bce. L\u2019apprezzamento del dollaro influenzer\u00e0 a sua volta i prezzi di tutte le merci internazionalmente quotate nella valuta statunitense, come, tra le altre, quelle delle materie prime energetiche, in primis petrolio e gas.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia tra petrolio ed esportazioni<\/b><br \/>La timida ripresa economica che l\u2019Italia ha fatto registrare nel 2015 deve molto alle esportazioni e ai bassi prezzi delle materie prime energetiche, soprattutto considerando le difficolt\u00e0 della domanda aggregata interna. In questo scenario le dinamiche internazionali innescate dalla mossa di Yellen finiranno per influenzare in maniera pi\u00f9 o meno diretta l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019economia italiana nel breve e medio periodo.<\/p>\n<p>Le buone notizie arrivano dal lato commerciale. Il buon andamento dell\u2019economia statunitense e l\u2019apprezzamento del dollaro nei confronti dell\u2019euro favoriranno sicuramente le esportazioni italiane negli Stati Uniti, un mercato storicamente importante per le nostre imprese. <\/p>\n<p>D\u2019altro canto le dinamiche descritte porteranno verosimilmente un rallentamento dell\u2019attivit\u00e0 economica e quindi della domanda aggregata in paesi quali Brasile o Venezuela. L\u2019effetto netto per l\u2019economia italiana sembra essere comunque positivo, data la scarsa esposizione commerciale delle nostre imprese esportatrici in molti dei paesi in via di sviluppo. <\/p>\n<p>Nel settore energetico le politiche della Fed rappresentano una nota dolente per la nostra economia. L\u2019indebolimento dell\u2019euro nei confronti della valuta statunitense comporter\u00e0 una maggiorazione delle spese di approvvigionamento energetico per un paese importatore netto quale l\u2019Italia, andando cos\u00ec ad aumentare i costi di produzione e ledendo la competitivit\u00e0 delle imprese italiane.<\/p>\n<p>Dal punto di vista del costo del denaro, la pressione che il rialzo dei tassi statunitensi potrebbe esercitare sui tassi di interesse offerti in Italia, soprattutto su quelli dei titoli di stato, sembra essere scongiurata dal massiccio programma di QE recentemente potenziato dalla Bce. <\/p>\n<p><b>Ripresa italiana ancora fragile<\/b><br \/>Il quadro che emerge sembra non rappresentare una situazione pi\u00f9 complicata per l\u2019economia italiana alla luce della svolta in senso restrittivo della Fed. Va tuttavia segnalato come la ripresa attualmente in atto sia troppo fragile e troppo legata a fattori esterni. L\u2019instabilit\u00e0 finanziaria,destinata ad aumentare a seguito della difficile situazione che stanno vivendo molti paesi emergenti, rappresenterebbe cos\u00ec una minaccia. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 bisogno di misure in grado di far ripartire investimenti e consumi interni, attenuando cos\u00ec il problema della disoccupazione e quello dell\u2019eccessiva dipendenza della nostra ripresa da fattori esteri.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mario Draghi e Janet Yellen protagonisti dell\u2019ultimo mese del 2015. Il primo ha accelerato, potenziando il programma di Quantitative Easing, QE, europeo, mentre la seconda ha rallentato, alzando per la prima volta dal 2008 i tassi di interesse. 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