{"id":32780,"date":"2016-01-04T00:00:00","date_gmt":"2016-01-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-relazioni-militari-tra-cina-ed-europa-dinamiche-attuali-e-prospettive\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:18","slug":"le-relazioni-militari-tra-cina-ed-europa-dinamiche-attuali-e-prospettive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/le-relazioni-militari-tra-cina-ed-europa-dinamiche-attuali-e-prospettive\/","title":{"rendered":"Le relazioni militari tra Cina ed Europa: dinamiche attuali e prospettive"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019evoluzione della postura militare cinese, incluse le revisioni dottrinali che si sono susseguite negli ultimi decenni, \u00e8 oggetto di attenta osservazione da parte di Washington e dei suoi alleati asiatici. <\/p>\n<p>L\u2019Europa, seppur distante e non coinvolta direttamente nel mantenimento della sicurezza in Asia orientale, ha comunque prestato una certa attenzione a tali dinamiche. Gi\u00e0 alla fine degli anni Settanta, infatti, un rapporto dell\u2019Unione dell\u2019Europa occidentale (Ueo), aveva messo in luce le implicazioni dell\u2019evoluzione economico-politica e militare della Cina per la sicurezza europea (1).<\/p>\n<p>Nel giugno del 1978, l\u2019Assemblea della Ueo approv\u00f2 una risoluzione (2) che raccomandava ai paesi membri di considerare in maniera favorevole le crescenti richieste cinesi di ottenere tecnologie occidentali, anche quelle <i>dual-use <\/i>e dall\u2019evidente potenziale militare. Questo perch\u00e9 dopo il viaggio di Nixon in Cina nel 1972, la Repubblica popolare era diventata parte della strategia americana di contenimento dell\u2019Unione Sovietica. <\/p>\n<p>In un tale contesto, alcuni alleati europei degli Stati Uniti erano stati autorizzati a vendere tecnologia militare alla Cina, cosa che Washington non poteva fare per questioni di politica interna. Durante gli anni Ottanta, a varie delegazioni cinesi in visita in Europa era stato inoltre concesso di visitare fabbriche di armamenti e istallazioni militari della Nato. Il tutto fu reso possibile da due fattori: il beneplacito degli Stati Uniti e l\u2019esistenza di un comune nemico.<\/p>\n<p><b>Dal congelamento delle relazioni sino-europee all\u2019apertura<\/b><br \/>In seguito al crollo dell\u2019Unione Sovietica e dopo la repressione degli studenti da parte dell\u2019esercito cinese in piazza Tian\u2019anmen avvenuta nel giugno del 1989, le relazioni militari tra Europa e Cina subirono un congelamento. Il simbolo pi\u00f9 forte di questo nuovo corso nelle relazioni sino-europee fu l\u2019adozione dell\u2019embargo sulla vendita di armi &#8211; tuttora in vigore. <\/p>\n<p>Dal 1989 e fino all\u2019ottobre 2003, quando Bruxelles e Pechino siglarono il partenariato strategico, le relazioni tra le due parti furono soprattutto incentrate sulle questioni economiche e commerciali. Nel 2003 avvenne, per\u00f2, una svolta dalle importanti ripercussioni internazionali.<\/p>\n<p>Sull\u2019onda del partenariato strategico, i grandi paesi della Ue &#8211; con in testa Francia e Germania, ma anche Regno Unito e Italia &#8211; decisero di aprire la discussione sul superamento dell\u2019embargo sulla vendita di armi. <\/p>\n<p>Con una Cina in profonda trasformazione e un interscambio commerciale Ue-Cina in continua crescita, le leadership europee pensarono fosse giunto il momento di mandare un messaggio politico chiaro a Pechino, eliminando quello che il presidente francese dell\u2019epoca, Jacques Chirac, aveva definito un anacronismo del passato. <\/p>\n<p>Nell\u2019autunno del 2003, un\u2019intesa di massima su questo tema fu raggiunta in seno alla Ue-15. Anche i paesi del Nord Europa pi\u00f9 sensibili alla questione dei diritti umani e con Parlamenti dove \u00e8 tradizionalmente forte la lobby pro-Taiwan &#8211; come Svezia e Danimarca &#8211; avevano comunque deciso di allinearsi alla maggioranza degli altri paesi, anche per paura di eventuali rappresaglie commerciali da parte di Pechino, nel caso fossero stati additati come coloro che avevano impedito l\u2019avvio di una tale discussione. <\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, la forte opposizione degli Stati Uniti (3) e dei loro alleati asiatici &#8211; in primis il Giappone &#8211; insieme all\u2019intervento nel dibattito di alcuni parlamenti nazionali e del Parlamento europeo contrari alla revoca dell\u2019embargo a causa delle continue violazioni dei diritti umani da parte del regime cinese, convinsero nel giugno 2005 un Consiglio europeo a 25 &#8211; in seguito all\u2019allargamento della Ue ai paesi dell\u2019Europa centrale e orientale &#8211; a sospendere sine die ogni discussione sul punto. Con questa decisione, la Ue metteva fine alle sue aspirazioni di riconoscere politicamente la Cina.<\/p>\n<p><b>Lady Pesc e il dialogo con la Cina<\/b><br \/>Una ripresa della cooperazione sino-europea negli ambiti militari, di sicurezza e difesa si \u00e8 avuta solo negli ultimi anni, in seguito alla creazione del <a href= \"http:\/\/eeas.europa.eu\/index_it.htm\" target= \"blank\"><b><u>Servizio europeo per l\u2019azione esterna<\/u><\/b><\/a> (Seae). <\/p>\n<p>Dal 2011 \u00e8 stato infatti avviato un dialogo annuale tra l\u2019Alto rappresentante dell\u2019Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e il ministro della Difesa nazionale cinese. Da notare che la Cina \u00e8 l\u2019unica tra le grandi potenze con la quale esiste un tale dialogo annuale, il quale permette all\u2019Alto rappresentante Ue di parlare a nome dei 28 paesi membri anche su questioni militari. <\/p>\n<p>Nonostante i temi discussi siano alquanto generici, l\u2019Unione trae comunque un buon vantaggio di immagine da questo dialogo, al quale si affianca il dialogo annuale politico-strategico Ue-Cina. <\/p>\n<p>Sull\u2019onda di questi dialoghi, la <a href= \"http:\/\/eeas.europa.eu\/delegations\/china\/index_en.htm\" target= \"blank\"><b><u>delegazione Ue a Pechino<\/u><\/b><\/a> \u00e8 stata la prima tra tutte le rappresentanze dell\u2019Unione all\u2019estero ad aprire un ufficio dedicato esclusivamente alle questioni sicurezza e difesa e ad avere un attach\u00e9 militare. A questo ha indubbiamente contribuito la creazione, dal 2012, di un dialogo ad hoc tra il presidente del Comitato militare della Ue \u2013 attualmente il generale greco <a href= \"http:\/\/eeas.europa.eu\/csdp\/structures-instruments-agencies\/eumc\/chairman-eumc\/index_en.htm\" target= \"blank\"><b><u>Mikhail Kostarakos<\/u><\/b><\/a> &#8211; e il suo corrispettivo dell\u2019Esercito popolare di liberazione.<\/p>\n<p><b>Bilanci della difesa<\/b><br \/>Il dialogo militare tra Ue e Cina trova una sua ragion d\u2019essere anche nei dati relativi ai rispettivi bilanci della difesa. La spesa militare totale dei paesi Ue \u00e8 seconda solo a quella del Pentagono e ammontava nel 2014, secondo i dati <a href= \"http:\/\/www.sipri.org\/research\/armaments\/milex\/milex_database\" target= \"blank\"><b><u> Sipri<\/u><\/b><\/a>, a 278 miliardi di dollari (equivalente all\u20191,5% del Pil europeo). Ovviamente questi dati celano profonde differenze tra i paesi membri, che impediscono all\u2019Unione di diventare una effettiva potenza militare. <\/p>\n<p>Eppure, non pu\u00f2 non colpire come il bilancio della difesa cinese, che a fine 2014 ammontava a 216 miliardi di dollari (sempre secondo il Sipri, mentre le <a href= \"http:\/\/www.reuters.com\/article\/2015\/03\/05\/china-parliament-defence-idUSL4N0W704220150305\" target= \"blank\"><b><u>cifre ufficiali<\/u><\/b><\/a> del governo indicano una somma totale di 131 miliardi di dollari, equivalente all\u20191,2% del Pil cinese) resti inferiore al dato aggregato della Ue. <\/p>\n<p>Questi dati ci permettono di concludere che la Ue sarebbe in grado di dialogare &#8211; e cooperare &#8211; con Pechino su un piano di vera parit\u00e0, se solo i paesi membri trovassero la necessaria volont\u00e0 politica e coesione interna. In mancanza di ci\u00f2 &#8211; e nonostante i vari dialoghi sopra elencati &#8211; la Ue continua a essere percepita a Pechino come una grande potenza economica, ma un nano politico e militare.<\/p>\n<p><font size=\"1\">(1)    Frederic Bennett, \u201cLa Chine et la s\u00e9curit\u00e9 europ\u00e9enne\u201d, Actes officiels, 24\u00e8me session ordinaire, 1\u00e8re partie, I. Documents de seance (Parigi: Unione dell\u2019Europa occidentale, 1978), 79-97.<br \/>(2) Recommandation n\u00b0 315 sur la Chine et la s\u00e9curit\u00e9 europ\u00e9enne, adottata il 21 giugno 1978.<br \/>(3)    Kristin Archick, Richard F. Grimmett e Shirley Kan, European Union\u2019s arms embargo on China: implications and options for U.S. policy (Washington: Congressional Research Service, 2005), https:\/\/www.fas.org\/sgp\/crs\/row\/RL32870.pdf.<\/p>\n<p>Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/sites\/default\/files\/orizzontecina_15_05.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali<\/i><\/font>.<\/p>\n<p><\/font>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019evoluzione della postura militare cinese, incluse le revisioni dottrinali che si sono susseguite negli ultimi decenni, \u00e8 oggetto di attenta osservazione da parte di Washington e dei suoi alleati asiatici. L\u2019Europa, seppur distante e non coinvolta direttamente nel mantenimento della sicurezza in Asia orientale, ha comunque prestato una certa attenzione a tali dinamiche. Gi\u00e0 alla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[73,77,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32780"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32780"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32780\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62402,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32780\/revisions\/62402"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32780"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32780"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32780"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}