{"id":32790,"date":"2016-01-05T00:00:00","date_gmt":"2016-01-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nato-anno-nuovo-strategia-nuova\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:18","slug":"nato-anno-nuovo-strategia-nuova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/nato-anno-nuovo-strategia-nuova\/","title":{"rendered":"Nato: anno nuovo strategia nuova?"},"content":{"rendered":"<p>Le crisi in Libia, Iraq e Siria, oltre ai complessi rapporti tra Occidente e Russia intrecciati con lo scacchiere mediorientale, fanno del 2016 un anno caldo per la politica di difesa italiana.<\/p>\n<p>Anno che sar\u00e0 segnato dal vertice Nato in programma a luglio a Varsavia che costituisce una tappa importante per definire la linea d\u2019azione dell\u2019Alleanza sul fianco meridionale e su quello orientale, un\u2019occasione per Roma per portare al tavolo multilaterale con gli alleati le proprie proposte per affrontare problemi comuni direttamente connessi agli interessi nazionali.<\/p>\n<p>In particolare rispetto al fianco sud, \u00e8 importante che l\u2019Italia si impegni nella definizione di un\u2019iniziativa nazionale in grado di contribuire ad una strategia comune europea ed euro-atlantica. Ci\u00f2 appare tanto pi\u00f9 necessario se si considerano da un lato l\u2019attenuata leadership americana in ambito Nato e rispetto a Medio Oriente e Nord Africa e, dall\u2019altro, il crescente carattere nazionale della politica estera e di difesa dei principali Paesi alleati.<\/p>\n<p>In questo contesto, l\u2019adozione da parte dell\u2019Alleanza di un <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sites\/default\/files\/iai1525.pdf\" target=\"blank\"><b><u> approccio tematico<\/u><\/b><\/a> potrebbe consentire di riavvicinare i Paesi del \u201cfianco sud\u201d , raccogliendo il consenso necessario per l\u2019attuazione di risposte efficaci alle attuali sfide alla sicurezza dell\u2019area. Iniziative mirate per affrontare le singole problematiche con cui i diversi Paesi della regione euro-mediterranea si trovano a fare i conti, in primis terrorismo e sicurezza marittima, potrebbero inoltre giovarsi di un rafforzamento della cooperazione con l\u2019Unione europea, Ue.<\/p>\n<p><b>Nato-Ue contro il terrorismo<\/b><br \/>\nRispetto al terrorismo fondamentalista l\u2019azione atlantica potrebbe prevedere la condivisione di sistemi di intelligence e un uso coordinato degli assetti terrestri, navali, aerei e satellitari dei Paesi sia Nato che Ue nonch\u00e9 dell\u2019Alleanza nel suo complesso &#8211; ad esempio il sistema <i>Alliance Ground Surveillance<\/i>, con importanti assetti in Sicilia &#8211; cercando di superare gli ostacoli derivanti dalla questione turco-cipriota.<\/p>\n<p>A tal fine potrebbero essere attivati gli accordi <i>Berlin Plus <\/i>per mettere a disposizione dell\u2019Ue le capacit\u00e0 alleate necessarie e disponibili. Ci\u00f2 consentirebbe di migliorare la <i>situational awareness <\/i>nella regione euro-mediterranea e quindi l\u2019efficacia della campagna internazionale di contrasto al terrorismo.<\/p>\n<p>Inoltre, una compresenza Nato ed Ue &#8211; con leadership europea &#8211; nel combattere la minaccia terrorista consentirebbe di superare i limiti di una linea d\u2019azione caratterizzata da una somma di cooperazioni bilaterali, come quelle che legano la Francia e altri Paesi occidentali: punto di partenza, ma non certo di arrivo nella lotta al terrorismo.<\/p>\n<p>Una maggiore sinergia sarebbe auspicabile anche nell\u2019ambito delle iniziative di assistenza ai Paesi partner nel fianco sud &#8211; spesso bersagli e\/o luoghi di origine del terrorismo fondamentalista &#8211; tra i programmi Nato di <i>Defence Capacity Building<\/i> e quelli dell\u2019Unione volti al rafforzamento delle istituzioni locali (inclusa, ma non solo, l\u2019iniziativa Ue <i>Train &amp; Equip<\/i>).<\/p>\n<p><b>Sicurezza marittima nel Mediterraneo <\/b><br \/>\nRispetto alla sicurezza marittima nel Mediterraneo, l\u2019azione Nato dovrebbe muoversi sia a livello strategico che operativo. A livello strategico, la necessit\u00e0 di elaborare una nuova <i>Alliance Maritime Strategy<\/i>, che aggiorni il precedente documento risalente al 2011, potrebbe sfruttare la possibilit\u00e0 di cooperazione con l\u2019Ue, soprattutto considerando l\u2019adozione, nel 2015, della <i>EU Maritime Security Strategy<\/i>, e il processo di riflessione strategica in corso per elaborare una nuova <i>EU Global Strategy<\/i>.<\/p>\n<p>In linea con il Concetto Strategico Nato e in relazione con il <i>Readiness Action Plan<\/i> (Rap) e i piani di utilizzo della <i>Very High Readiness Joint Task Force <\/i>(Vjtf), la nuova strategia marittima atlantica dovrebbe considerare anche la rimodulazione degli <i>Standing Maritime Groups<\/i> Nato per renderli pi\u00f9 reattivi ed utilizzabili e il rafforzamento delle strutture di comando e controllo marittime alleate sul fianco sud.<\/p>\n<p>A livello operativo, data l\u2019accresciuta presenza aeronavale russa e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3256\" target=\"blank\"><b><u>cinese nel Mediterraneo<\/u><\/b><\/a> \u00e8 importante che l\u2019Alleanza riprenda e intensifichi le attivit\u00e0 di presidio, sorveglianza ed esercitazioni per assicurare la prontezza operativa del deterrente alleato e contribuire alla <i>Maritime Security Awareness<\/i> rispetto ad assetti tecnologicamente avanzati, convenzionali e nucleari, di Paesi non-Nato.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, l\u2019operato delle diverse missioni Nato, europee e nazionali nel Mediterraneo &#8211; <i>Active Endeavour<\/i>, Triton, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3198\" target=\"blank\"><b><u> EUNAVFORMED<\/u><\/b><\/a> e Mare Sicuro &#8211; andrebbe ridefinito e reso pi\u00f9 sinergico per evitare il rischio di mandati non coordinati o sovrapposti, duplicazioni e sprechi di risorse, a beneficio dell\u2019efficienza e dell\u2019efficacia delle operazioni stesse.<\/p>\n<p><b>Fianco sud nell\u2019agenda del vertice di Varsavia<\/b><br \/>\nInfine, per l\u2019adozione di una strategia comune europea ed euro-atlantica \u00e8 importante che il Rap, la Vjtf e la <i>Nato Response Force <\/i>(Nrf) siano sviluppati e attuati mettendo sullo stesso piano <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3232\" target=\"blank\"><b><u>fianco est e fianco sud<\/u><\/b><\/a>, sia militarmente che politicamente, in attuazione del principio alleato di forze dispiegabili a 360 gradi, sia all\u2019interno dei territori Nato per la difesa collettiva, sia \u201cfuori area\u201d nel caso di missioni di gestione delle crisi.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 richiede la modernizzazione dei concetti di deterrenza e difesa perch\u00e9 risultino efficaci anche di fronte a minacce ibride e non convenzionali, lo sviluppo di piani militari e scenari di impiego che considerino sia il fianco sud sia il fianco est per Vjtf e Nrf, il posizionamento di assetti e\/o comandi, in maniera permanente e\/o a rotazione, sia nell\u2019Europa centro orientale che negli stati membri dell\u2019area del Mediterraneo, ed infine una coerente pianificazione di esercitazioni e simulazioni.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottobre 2015, su forte impulso dell\u2019Italia che ha costruito il consenso necessario a partire dagli altri Paesi mediterranei, i ministri degli esteri Nato hanno adottato la <i>Strategic Level Guidance<\/i>, un passo importante in questa direzione, da attuare e sviluppare ulteriormente in vista del prossimo vertice di Varsavia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le crisi in Libia, Iraq e Siria, oltre ai complessi rapporti tra Occidente e Russia intrecciati con lo scacchiere mediorientale, fanno del 2016 un anno caldo per la politica di difesa italiana. 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