{"id":32830,"date":"2016-01-09T00:00:00","date_gmt":"2016-01-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-montagna-e-il-topolino-della-difesa-ue\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:16","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:16","slug":"la-montagna-e-il-topolino-della-difesa-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/la-montagna-e-il-topolino-della-difesa-ue\/","title":{"rendered":"La montagna e il topolino della difesa Ue"},"content":{"rendered":"<p>Le due Direttive del 2009 sugli acquisti pubblici di prodotti per la difesa e la sicurezza e sui trasferimenti intra-comunitari di equipaggiamenti militari hanno previsto per il 2016 una verifica dei risultati conseguiti.<\/p>\n<p>Parafrasando il proverbio italiano si pu\u00f2 gi\u00e0 anticipare che la montagna (l\u2019Unione europea, Ue,) ha partorito un topolino (un finto mercato europeo della difesa): a distanza di pi\u00f9 di sei anni l\u2019Europa \u00e8 rimasta frammentata in 28 mercati nazionali.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le acquisizioni, si pu\u00f2 stimare che la quota di mercato europeo soggetta a competizione in base alla Direttiva 2009\/81 arrivi, forse, al 15%. I casi di mancata applicazione delle regole della competizione europea sono uscite dalla porta (riducendo il ricorso all\u2019articolo 346 del Trattato che consente di derogare quando siano in gioco \u201cgli interessi essenziali della sicurezza\u201d degli Stati membri) per rientrare dalla finestra (le eccezioni previste dalla Direttiva per tener conto delle specificit\u00e0 del mercato della difesa).<\/p>\n<p>Agli Stati membri \u00e8 stata, infatti, lasciata la possibilit\u00e0 di non fare competizione per gli acquisti tramite organizzazioni internazionali e accordi governo-governo, per necessit\u00e0 militari urgenti e per programmi europei di nuovi equipaggiamenti, per programmi nazionali di ricerca e sviluppo fino ai dimostratori tecnologici, ecc. Il tutto, per\u00f2, sottoposto all\u2019esplicito impegno a non utilizzare queste eccezioni per aggirare la normativa europea e, in qualche caso, al previsto vaglio della Commissione.<\/p>\n<p><b>Rinazionalizzazione delle acquisizioni<\/b><br \/>\u00c8 pur vero che crisi economica e finanziaria hanno portato a una riduzione delle spese europee per equipaggiamenti, ma lo \u00e8 altrettanto che non \u00e8 stata avviata nessuna collaborazione europea e che sono stati finanziati solo programmi nazionali.<\/p>\n<p>Questa \u201cri-nazionalizzazione\u201d delle acquisizioni \u00e8 avvenuta e sta avvenendo sotto gli occhi di tutti e della stessa Commissione che sembra impotente di fronte alle forzature messe in atto dagli Stati membri e persino a espliciti comportamenti di mancato rispetto della Direttiva come la richiesta di offset a fornitori europei.<\/p>\n<p>Emblematico \u00e8 il caso della Polonia: dopo aver fatto una gara internazionale per nuovi cinquanta elicotteri multiruolo chiedendo esplicitamente un piano di compensazioni industriali, il Ministro della Difesa polacco ha recentemente dichiarato che il contratto assegnato ad Airbus potrebbe essere cancellato in caso di mancato accordo sugli offset. E questo \u00e8 solo il caso pi\u00f9 eclatante.<\/p>\n<p><b>La disomogeneit\u00e0 della difesa Ue<\/b><br \/>Fra le altre cose, non si \u00e8 considerato un problema di fondo dell\u2019Ue, quello della sua disomogeneit\u00e0. Un sistema complesso per le acquisizioni di equipaggiamenti militari \u00e8 gi\u00e0 presente e gestibile nei grandi e medi paesi, ma non in quelli pi\u00f9 piccoli. Per far fronte alle loro limitate esigenze avrebbero dovuto essere previste efficaci alternative, come regole semplificate o, meglio, il supporto di organismi europei come EDA o OCCAR.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i trasferimenti intra-comunitari, il sistema previsto dalla Direttiva 2009\/43 non sta funzionando e acquisire un prodotto in un altro Stato europeo comporta ritardi ed extra-costi, oltre a rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti (visto che non c\u2019\u00e8 alcuna garanzia, ma nemmeno un esplicito impegno politico, di non interferenza sulle autorizzazioni necessarie).<\/p>\n<p>Una parte dei problemi \u00e8 derivata dai ritardi nell\u2019implementazione della Direttiva da parte degli Stati membri (definizione delle liste dei prodotti soggetti alla Licenza Generale e delle procedure per la certificazione delle imprese, istituzione di efficaci sistemi di controllo sulle esportazioni) anche perch\u00e9 ci si \u00e8 dimenticati, anche in questo caso, che molti piccoli paesi non hanno alcuna esperienza in questo campo, n\u00e9 interesse a investire risorse umane e finanziarie per affrontare problemi che di fatto non li riguardano.<\/p>\n<p>Un\u2019altra parte dei problemi \u00e8 derivata dall\u2019aver voluto (per motivi politici) e dovuto (per motivi giuridici) lasciare molte responsabilit\u00e0 agli Stati membri, in primis quella di stabilire le liste dei prodotti che, grazie alla Licenza Generale, potrebbero essere trasferiti senza una specifica autorizzazione: ogni paese ha fatto le sue liste creando invece che un mercato comune, una vera e propria Torre di Babele.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, l\u2019aver affidato ai responsabili dei controlli il compito di applicare un sistema che, di fatto, ne riduce competenze e \u201cpoteri\u201d, costringendoli a cambiare buone e cattive abitudini, si \u00e8 dimostrato fallimentare, incontrando ostacoli e resistenze non ancora superati.<\/p>\n<p><b>Direttive del 2009 non ancora applicate<\/b><br \/>Tutto questo \u00e8 dipeso sicuramente da alcuni punti deboli delle due Direttive, ma soprattutto dall\u2019atteggiamento di gran parte degli Stati membri che, dopo averle approvate, sembrano essersene rapidamente pentiti, mettendo in atto forme di resistenza passiva e, in alcuni casi, anche attiva. Quello che sembra soprattutto essere venuta meno \u00e8 per\u00f2 la capacit\u00e0 e la volont\u00e0 della Commissione.<\/p>\n<p>In altri termini il sistema si sarebbe dovuto basare su un bilanciamento fra corretto comportamento degli Stati membri e monitoraggio da parte della Commissione che, come \u201cguardiana dei Trattati\u201d, avrebbe dovuto assicurare, a tutela di tutti e in particolare degli Stati \u201cvirtuosi\u201d, il rispetto degli impegni presi.<\/p>\n<p>A questo proposito non \u00e8 fuori luogo ricordare che le normative europee sono il frutto di un processo di approvazione che coinvolge la Commissione Europea (designata dal Consiglio e votata dal Parlamento europeo), il Consiglio Europeo e il Parlamento Europeo: rappresentano, quindi, le nostre leggi, non quelle di qualcun altro. Il che non vuol dire, evidentemente, che non possono essere migliorate, ma che, nel frattempo, devono essere rispettate.<\/p>\n<p>Per inciso va anche ricordato che queste due Direttive furono definite con un forte impegno della Presidenza semestrale francese dell\u2019Ue, senza il quale non si sarebbe probabilmente arrivati da nessuna parte, ma, negli anni successivi, anche la Francia sembra aver cambiato posizione. L\u2019obiettivo di una piena attuazione delle due Direttive \u00e8 stato, per altro, ribadito anche nei due Consigli Europei dei capi di Stato e di governo del dicembre 2013 e del maggio 2015, ma per ora resta ancora molto lontano.<\/p>\n<p>Se chi deve far rispettare le regole non lo fa, non ci si pu\u00f2, d\u2019altra parte, aspettare che tutto funzioni. E la Commissione resta evidentemente distratta: nel pacchetto di procedure di infrazione del 2015 approvato a dicembre, nessuna riguarda il settore difesa. Se non si vuole minare la credibilit\u00e0 della Commissione e della stessa Unione Europea, sarebbe bene ripensarci.<\/p>\n<p>Ma parallelamente bisognerebbe prevedere una politica di incentivi per i programmi di collaborazione europea, a livello fiscale (eliminazione dell\u2019IVA e non calcolo ai fini del Patto di Stabilit\u00e0) ed economico (finanziamento di ricerca e sviluppo di apparati \u201cduali\u201d, finanziamento per l\u2019acquisto di nuovi equipaggiamenti, acquisizione da parte di organismi europei di equipaggiamenti \u201cduali\u201d per gestire, svolgere e supportare le missioni internazionali decise dall\u2019UE e le stesse attivit\u00e0 dell\u2019Ue, come il controllo delle frontiere esterne). Oltre al \u201cbastone\u201d \u00e8 indispensabile anche la \u201ccarota\u201d.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le due Direttive del 2009 sugli acquisti pubblici di prodotti per la difesa e la sicurezza e sui trasferimenti intra-comunitari di equipaggiamenti militari hanno previsto per il 2016 una verifica dei risultati conseguiti. 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