{"id":32880,"date":"2016-01-15T00:00:00","date_gmt":"2016-01-14T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sciiti-contro-sunniti-forse-meglio-non-scegliere\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:15","slug":"sciiti-contro-sunniti-forse-meglio-non-scegliere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/sciiti-contro-sunniti-forse-meglio-non-scegliere\/","title":{"rendered":"Sciiti contro sunniti, forse meglio non scegliere"},"content":{"rendered":"<p>Sciiti e sunniti, due campi contrapposti ormai da quasi millequattrocento anni. Due rivali troppo spesso trascinati in una lotta fratricida in cui il mondo sciita, fortemente minoritario, ha finito pressoch\u00e9 costantemente col soccombere. <\/p>\n<p>Si \u00e8 trattato di una lotta che ha interessato nei secoli l&#8217;intero mondo arabo, finendo col coinvolgere anche Turchia ed Iran senza per\u00f2 arrivare mai ad estendersi, se non marginalmente, all&#8217;intero ecumene islamico.<\/p>\n<p>Parimenti marginale allo scontro \u00e8 altres\u00ec sempre rimasto l&#8217;Occidente, restio -anche nel periodo della sua massima espansione coloniale in Medio Oriente e Nord Africa &#8211; a lasciarsi coinvolgere in diatribe che rivestissero insieme carattere secolare e religioso.<\/p>\n<p>Al massimo, allorch\u00e9 posto nell&#8217;alternativa di dover scegliere, l&#8217;Occidente si \u00e8 limitato ad allinearsi con chi appariva meno pericoloso o fastidioso in quel momento. Salvo cambiare opinione e partito, con una alternanza opportunistica.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per limitarci agli ultimi cinquanta anni, abbiamo dapprima condannato l&#8217;Iran sciita di Khomeini e degli ayatollah in quanto minaccia per l&#8217;ordine costituito e potenziale sostenitore del terrorismo. Nel contempo, con consequenzialit\u00e0, appoggiavamo il campo sunnita impegnato nel teatro del conflitto afghano contro i russi, nonch\u00e9 l\u2019Iraq di Saddam Hussein nella sua guerra contro l\u2019Iran.<\/p>\n<p><b>L\u2019accordo sul nucleare e l\u2019equilibrio instabile <\/b><br \/>Gli attentati di Al-Qaida e la decisione americana di liberarsi di Saddam ci hanno per\u00f2 schierati contro una parte almeno del mondo sunnita. Abbiamo cos\u00ec cambiato fronte, riaprendo con Teheran dialoghi e collaborazioni da tempo interrotti.<\/p>\n<p>Lo sviluppo del programma nucleare iraniano ha per\u00f2 rapidamente riportato il pendolo ad oscillare in direzione opposta, e mentre i sunniti profittavano di questa contingenza, agli sciiti veniva attribuita ogni possibile sorta di cattivi propositi.<\/p>\n<p>Un equilibrio instabile che la successiva firma dell&#8217;accordo nucleare fra l&#8217;Occidente e Teheran, nonch\u00e9 l&#8217;atroce progressiva affermazione dell&#8217;autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d hanno rapidamente rimesso in discussione.<\/p>\n<p>Questa volta per\u00f2 la situazione \u00e8 persino pi\u00f9 complessa di quanto non fosse nei casi precedenti. Viviamo un periodo di radicali cambiamenti che investe la Penisola Arabica, il Golfo Persico e l&#8217;intero Nord Africa ivi compreso il Sahel. Esso pone brutalmente in discussione il tracciato di frontiere divenute obsolete, preludendo alla nascita di nuovi stati, nonch\u00e9 alla sparizione o al ridimensionamento di altri.<\/p>\n<p>\u00c8 messo in forse lo stesso concetto di stato, richiamando i fedeli, attraverso l&#8217;idea del Califfato, alla iniziale unitariet\u00e0 del mondo islamico sunnita. Innesta infine sul tradizionale quadro dello scontro tra due rivali, di per s\u00e9 gi\u00e0 molto difficile da gestire, una lotta senza esclusione di colpi tra contendenti troppo numerosi, ciascuno dei quali appare ferocemente intenzionato ad imporre il proprio predominio in ambito sunnita.<\/p>\n<p><b>La difficolt\u00e0 della scelta<\/b><br \/>La prima scelta da compiere \u00e8 quella tra due dei principi fondamentali di ogni strategia. Dobbiamo decidere se allinearci all&#8217;idea, tipica del mondo occidentale, che sia indispensabile adottare quanto prima possibile le proprie decisioni, o seguire invece quella prevalente in ambito orientale secondo cui nulla \u00e8 pi\u00f9 importante del saper attendere con pazienza che maturino le condizioni migliori per il successo della linea di azione che si vuole adottare.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 deriva dal fatto che, nel nostro caso, probabilmente la strategia ottimale richiederebbe l&#8217;applicazione contemporanea di entrambi questi principi, sia pure in ambiti ed in situazioni differenziate.<\/p>\n<p>In Europa infatti l&#8217;azione dell&#8217;estremismo sunnita va contrastata subito con adeguata durezza e con ogni mezzo disponibile. \u00c8 importante che le forze di sicurezza recuperino una iniziativa che, come dimostrano i recenti fatti di Colonia, \u00e8 stata sino ad ora lasciata all&#8217;avversario.<\/p>\n<p>Per colpire il male alle sue origini dovremmo infine schierarci con decisione contro lo \u201cstato islamico\u201d ovunque sia chiaro ed incontrovertibile, come lo \u00e8 in Iraq ed in Libia, che il nostro intervento risulterebbe diretto contro una galassia terroristica e non contro il mondo sunnita.<\/p>\n<p>Completamente diversi i casi della Siria, dello Yemen e di ogni altro eventuale teatro futuro ove la linea di separazione fra le parti appaia con chiarezza dettata dal diverso orientamento confessionale. In simili circostanze sembrerebbe infatti meglio rinviare ogni iniziativa a quando si delineeranno tempi maggiormente propizi.<\/p>\n<p><b>Conflitto sciita-sunnita sempre pi\u00f9 pericoloso<\/b><br \/>Opportuno , in tale quadro , applicare la medesima regola anche ad Arabia Saudita ed Iran che la catena di avvenimenti degli ultimi dieci giorni sembra aver irrigidito su posizioni di dura intransigenza reciproca. Altrimenti il rischio che il conflitto sciita-sunnita da potenziale e per proxi si faccia attuale ed aperto diventerebbe sempre pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>Fra Riad e Teheran l&#8217;escalation ha infatti gi\u00e0 raggiunto livelli pericolosi. Ai sauditi, che hanno battuto il tamburo chiamando a raccolta tutti i potenziali alleati della movenza Wahabita dell&#8217;Islam, l&#8217;Iran ha infatti contrapposto la decisione di proibire il pellegrinaggio minore ai luoghi santi a tutti i suoi cittadini, un atto di cui l&#8217;Occidente non ha probabilmente afferrato la piena importanza.<\/p>\n<p>Vietare l&#8217;adempimento di uno dei maggiori obblighi religiosi islamici motivando la decisione col fatto che l&#8217;Arabia Saudita non sarebbe in grado di garantire la sicurezza dei pellegrini equivale infatti a segnalare a tutti i credenti l&#8217;insufficienza del capo della casa regnante degli Al Saud che, non dimentichiamolo, porta il titolo di &#8220;custode delle sacre moschee della Mecca e di Medina&#8221;. Un custode inadeguato e quindi da rimuovere al pi\u00f9 presto. Se necessario anche con la forza, come la dottrina stessa impone di fare con tutti i governanti che si pongano contro la religione o la ostacolino.<\/p>\n<p>Meglio dunque, in questo ambito e con queste prospettive, evitare di schierarsi, almeno per il momento. Se non altro anche per preservare quella equidistanza che potrebbe eventualmente consentire, in un futuro auspicabile e possibile ma tutt&#8217;altro che certo, di esercitare un ruolo di mediazione gradito da entrambe le parti.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sciiti e sunniti, due campi contrapposti ormai da quasi millequattrocento anni. Due rivali troppo spesso trascinati in una lotta fratricida in cui il mondo sciita, fortemente minoritario, ha finito pressoch\u00e9 costantemente col soccombere. 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