{"id":32960,"date":"2016-01-20T00:00:00","date_gmt":"2016-01-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/scontro-italo-tedesco-il-peso-delle-banche\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:13","slug":"scontro-italo-tedesco-il-peso-delle-banche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/scontro-italo-tedesco-il-peso-delle-banche\/","title":{"rendered":"Scontro italo-tedesco, il peso delle banche"},"content":{"rendered":"<p>La polemica, scoppiata fra il presidente del Consiglio italiano e altri esponenti europei, ha radici anche economiche. Al riguardo sono di particolare rilievo i problemi che, negli ultimi mesi, hanno pesato sul settore bancario italiano e si sono intrecciati con il processo europeo di Unione bancaria. Si ricordino quattro fatti. <\/p>\n<p><b>Aiuti di stato e banca \u2018cattiva\u2019<\/b><br \/>Primo: il passaggio dalla crisi finanziaria internazionale alle crisi europee ha trasformato le banche italiane da caso virtuoso a luogo di accumulazione di prestiti problematici, che hanno ormai superato i 350 miliardi di euro e frenano l\u2019erogazione di credito alle imprese. <\/p>\n<p>Dopo aver perduto l\u2019occasione di finanziare la costruzione di una \u2018banca cattiva\u2019 con fondi europei (giugno 2012), il governo ha proposto fuori tempo massimo la costituzione di uno o pi\u00f9 veicoli per l\u2019acquisto di crediti problematici a prezzi sostenuti da garanzie pubbliche. <\/p>\n<p>La posizione italiana \u00e8 cos\u00ec incappata nelle nuove norme europee, emanate nell\u2019estate del 2013, che vietano aiuti di stato per la soluzione di problemi bancari. Proprio in questi giorni si sta delineando un compromesso che rischia, per\u00f2, di essere inadeguato alla portata del problema. <\/p>\n<p><b>Obbligazioni \u2018subordinate\u2019<\/b><br \/>Secondo fatto: a met\u00e0 dello scorso novembre, il governo italiano ha rinunciato al salvataggio di tre ex casse di risparmio (Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti) e di una banca popolare (Popolare dell\u2019Etruria) mediante il ricorso al Fondo interbancario di tutela dei depositi che era stato utilizzato anche di recente per affrontare la crisi di un\u2019altra ex cassa di risparmio (Banca Tercas).<\/p>\n<p>Infatti, sebbene tale Fondo utilizzi risorse private stanziate ad hoc dalle restanti banche, la sua attivazione \u00e8 pubblica e contrasta \u2013 quindi &#8211; con le nuove regole europee sopra menzionate.<\/p>\n<p>La soluzione alternativa, che ha portato alla costituzione di una \u201cbanca cattiva\u201d e di quattro nuove banche con bilanci \u2018ripuliti\u2019, ha causato un sostanziale azzeramento nel valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate emesse dalle vecchie Banca Marche, Carife, CariChieti ed Etruria. Dato l\u2019abnorme collocamento di vari tipi di obbligazioni bancarie presso i risparmiatori italiani avvenuto nel recente passato, questa soluzione ha suscitato allarme.<\/p>\n<p><b>Il \u2018bail in\u2019<\/b><br \/>Terzo fatto: la soluzione adottata \u00e8 stata realizzata in tempi rapidissimi per sfruttare la finestra temporale fra il recepimento italiano delle nuove norme europee in materia di risoluzione delle crisi bancarie e l\u2019inizio del 2016. Con il nuovo anno \u00e8 diventato infatti operativo il secondo pilastro dell\u2019Unione bancaria che subordina la ristrutturazione di ogni banca in crisi alla prioritaria copertura delle relative perdite (fino allo 8% delle sue passivit\u00e0) mediante la decurtazione nel valore &#8211; in sequenza &#8211; delle sue azioni, delle sue varie tipologie di obbligazioni non garantite, dei suoi depositi per l\u2019ammontare eccedente i 100mila euro. <\/p>\n<p>Se applicato al caso delle quattro banche in esame, la nuova procedura di copertura delle perdite (nota come <i>bail in<\/i>) avrebbe potuto comportare il coinvolgimento anche dei detentori di obbligazioni non subordinate e &#8211; almeno in linea di principio &#8211; di una parte dei depositanti. Il che avrebbe accresciuto oneri e preoccupazioni per i risparmiatori.<\/p>\n<p><b>Garanzie sui depositi<\/b><br \/>Quarto fatto: il <i>bail in <\/i>e le altre componenti di risoluzione delle crisi bancarie, approvate dal Consiglio Ue fra giugno e dicembre 2013, dovrebbero trovare completamento in un terzo pilastro dell\u2019Unione bancaria: uno schema europeo di garanzia dei depositi. <\/p>\n<p>Alla fine dello scorso anno, la Commissione europea ha avanzato una proposta per la graduale costituzione del relativo Fondo, ma \u00e8 incorsa nel drastico veto della Germania che ha subordinato la creazione di tale Fondo al fatto che i settori bancari degli Stati membri pi\u00f9 fragili riducano la loro esposizione rispetto ai titoli del debito pubblico nazionale.<\/p>\n<p><b>Gli effetti sul settore bancario<\/b><br \/>Questi fatti hanno varie implicazioni. Innanzitutto il settore bancario italiano rischia di essere schiacciato da tre macigni: il peso dei crediti problematici e dei titoli pubblici nazionali; i passati eccessi nell\u2019emissione bancaria di obbligazioni che, oltre a non trovare buoni sostituti, ne aumentano la vulnerabilit\u00e0 rispetto al <i>bail in <\/i>e ne riducono il potenziale di finanziamento. <\/p>\n<p>Inoltre tale settore trarrebbe giovamento dalla cooperazione fra Stati membri e dal completamento dell\u2019Unione bancaria: la prima faciliterebbe la liquidazione dell\u2019eccesso di crediti problematici e di titoli pubblici; la seconda fornirebbe contrappesi rispetto al potenziale destabilizzante del <i>bail in<\/i>. <\/p>\n<p>Viceversa, la Germania va in direzione opposta: reagendo al pieno utilizzo italiano della flessibilit\u00e0 sui bilanci pubblici, essa ha scelto il settore bancario per sperimentare soluzioni decentrate che spostino l\u2019onere degli aggiustamenti sui singoli paesi.<\/p>\n<p><b>Gli effetti macroeconomici<\/b><br \/>Gli atteggiamenti di sfida tra Italia e Ue minano cos\u00ec la capacit\u00e0 del settore bancario italiano di sostenere la crescita del nostro sistema produttivo. Si sarebbe quindi tentati di concludere che la sfida \u00e8 appropriata solo se ci si aspetta che la flessibilit\u00e0 nella gestione del bilancio pubblico abbia un impatto cos\u00ec positivo sul tasso italiano di crescita da pi\u00f9 che compensare l\u2019impatto negativo derivante dai crescenti vincoli bancari. <\/p>\n<p>Il nesso fra maggiore flessibilit\u00e0 nella gestione del bilancio pubblico e aumento nei tassi di crescita risulta per\u00f2 indeterminato se non si specifica l\u2019uso di questa flessibilit\u00e0. Al riguardo, si dovrebbe entrare nel merito delle iniziative di politica economica inserite nella Legge di stabilit\u00e0 per il 2016. In alternativa, ci si pu\u00f2 chiedere se l\u2019Italia non abbia terreni di confronto pi\u00f9 costruttivi in ambito europeo.<\/p>\n<p><b>Un possibile confronto con la Germania<\/b><br \/>Le critiche italiane, riguardanti le nuove norme sugli aiuti di stato nelle risoluzioni bancarie e sul <i>bail in<\/i>, e quelle tedesche, relative all\u2019introduzione di uno schema europeo di garanzia dei depositi, hanno una radice comune: l\u2019inefficace gestione di fattori pregressi o, come \u00e8 pi\u00f9 preciso dire, della <i>legacy <\/i>e degli <i>stock<\/i>. <\/p>\n<p>Il governo italiano critica le nuove norme europee sulla risoluzione bancaria perch\u00e9 trascurano due elementi: i limitati aiuti statali erogati alle nostre banche durante le recenti crisi; la minore rischiosit\u00e0 che era incorporata nello stock di obbligazioni, emesse da queste stesse banche prima delle nuove norme europee, rispetto alla situazione attuale.<\/p>\n<p>Analogamente, il governo tedesco ritiene inaccettabile che la Commissione europea proponga un fondo unico di garanzia dei depositi senza preventive \u2018pulizie\u2019 di vecchie incrostazioni nei bilanci bancari dei paesi pi\u00f9 fragili.<\/p>\n<p>La sfida italiana alle istituzioni europee potrebbe, quindi, fondarsi sulla seguente domanda: perch\u00e9 dovremmo accettare una \u2018forzatura\u2019 della nostra <i>legacy<\/i>, qual \u00e8 quella derivante dall\u2019applicazione del <i>bail in<\/i> al preesistente <i>stock <\/i>di obbligazioni bancarie e dalla cancellazione dei pregressi aiuti di stato alle altre banche europee, quando la Germania non accetta la \u2018forzatura\u2019 della sua <i>legacy<\/i>, derivante dalla cancellazione della rischiosit\u00e0 specifica incorporata nello <i>stock <\/i>di titoli pubblici detenuti nei singoli settori bancari? <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La polemica, scoppiata fra il presidente del Consiglio italiano e altri esponenti europei, ha radici anche economiche. 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