{"id":32980,"date":"2016-01-20T00:00:00","date_gmt":"2016-01-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-complesso-di-calimero-e-la-demonizzazione-della-germania\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:13","slug":"il-complesso-di-calimero-e-la-demonizzazione-della-germania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/il-complesso-di-calimero-e-la-demonizzazione-della-germania\/","title":{"rendered":"Il complesso di Calimero e la demonizzazione della Germania"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019attacco frontale di Matteo Renzi all\u2019Unione europea, Ue, solleva almeno tre interrogativi. Innanzitutto i temi e i toni.<\/p>\n<p>Tentare di politicizzare i contenziosi sugli aiuti di stato \u00e8 sempre controproducente, trattandosi di materie su cui il giudizio finale non spetta ai governi ma alla Corte di Giustizia. Su diversi altri temi l\u2019Italia ha le sue ragioni, ma si tratta di materie su cui la discussione \u00e8 aperta e dove abbiamo gi\u00e0 ottenuto in parte soddisfazione.<\/p>\n<p>I toni ricordano l\u2019eterno complesso di Calimero per cui ci riteniamo vittime di una deliberata discriminazione, salvo poi oscillare fra la dichiarazione che siamo i migliori del mondo, ma anche che siamo strutturalmente incapaci di soddisfare gli impegni liberamente sottoscritti.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019attacco un po\u2019 demagogico alla \u201ctecnocrazia europea\u201d arriva proprio nel momento in cui la Commissione, assieme al Parlamento, unico debole ostacolo alla deriva intergovernativa, tenta dopo anni di gestione opaca di riacquistare un ruolo politico.<\/p>\n<p>Infine il pi\u00f9 importante: aprire un conflitto aperto con la Germania. \u00c8 probabile che la reazione irrituale di Jean Claude Juncker sia stata motivata anche dallo sgomento di assistere a uno scollamento fra i due soli governi che in un\u2019Europa in serio pericolo di disfacimento mantengono una certa forza e quindi dovrebbero cedere meno di altri alla tentazione di rincorrere i populisti per acquistare consenso interno.<\/p>\n<p>Demonizzare la Germania, deve pensare il presidente della Commissione, rischia di condurre Angela Merkel all\u2019isolamento, ad arrendersi di fronte alle difficolt\u00e0, soccombere alle pressioni interne e gettare la spugna. \u00c8 dunque sul rapporto con la Germania che dobbiamo concentrare l\u2019attenzione.<\/p>\n<p><b>Italia senza una politica tedesca<\/b><br \/>L\u2019Italia non ha pi\u00f9 una \u201c<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3274\" target= \"blank\"><b><u>politica tedesca<\/u><\/b><\/a>\u201d da molti anni. Abbiamo sempre preferito focalizzarci sul rapporto con Francia e Gran Bretagna, pi\u00f9 di recente con la Spagna, anche se siamo stati raramente ricambiati. Certo, ci sono stati Ciampi, Monti e Napolitano; ma sono state iniziative personali, non seguite e forse nemmeno condivise dall\u2019insieme della classe dirigente.<\/p>\n<p>Se a un italiano o a un tedesco si chiede quale paese europeo sente pi\u00f9 vicino, nessuno indicherebbe rispettivamente la Germania e l\u2019Italia. Eppure abbiamo pi\u00f9 cose in comune di quanto si pensi. Due unit\u00e0 nazionali tardive, esperienze democratiche a dir poco travagliate, le ferite di un nazionalismo distruttivo.<\/p>\n<p>Nel dopoguerra, l\u2019Europa \u00e8 stata vista in primo luogo come un modo per ritrovare dignit\u00e0 nel consesso delle nazioni. Inoltre due costituzioni che limitano il potere dell\u2019esecutivo a profitto della centralit\u00e0 del Parlamento, una preferenza per un\u2019organizzazione statale (nel caso italiano ancora in divenire) di tipo federale. Negli affari internazionali una radicata riluttanza ad assumere responsabilit\u00e0 militari. Due economie ancora in gran parte basate sulla manifattura.<\/p>\n<p>L\u2019influenza di alcuni di questi fattori ha fatto s\u00ec che Italia e Germania siano sempre state i due grandi paesi pi\u00f9 propensi a sposare una prospettiva federale dell\u2019evoluzione della Ue.<\/p>\n<p>Il nostro rapporto con la Germania \u00e8 invece stato caratterizzato da un misto di ammirazione e antipatia da parte italiana e di diffidenza e irritante condiscendenza da parte tedesca. Nonostante i legami economici, l\u2019immigrazione e il turismo, i due paesi non si conoscono.<\/p>\n<p>Le responsabilit\u00e0 di questo stato di cose sono largamente condivise ed \u00e8 inutile fare la lista dei meriti e dei demeriti, ma le assurdit\u00e0 che si leggono sulla stampa tedesca a proposito dell\u2019Italia sono pari solo a quelle che si leggono sulla stampa italiana a proposito della Germania.<\/p>\n<p><b>Italia-Germania, convergenze e divergenze risolvibili<\/b><br \/>Eppure, contrariamente alla vulgata diffusa, mai come ora i due paesi hanno avuto interessi convergenti sulle cose essenziali e divergenze che non \u00e8 impossibile comporre. Sulla Libia e il Medio Oriente pensiamo fondamentalmente le stesse cose. Sul problema dei rifugiati, quello su cui probabilmente si gioca il futuro dell\u2019Unione, abbiamo interessi e visione simili. Persino sull\u2019economia le due visoni, per molti versi obiettivamente distanti, si sono molto avvicinate dall\u2019inizio della crisi.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, la Germania, egemone riluttante, ha bisogno di sponde e alleati per trasformare l\u2019egemonia in leadership. L\u2019indebolimento della Francia, la marginalizzazione della Gran Bretagna, l\u2019involuzione dell\u2019est, accresce il bisogno di Italia agli occhi di Berlino.<\/p>\n<p>Nel 2012 e per un breve periodo, Mario Monti alla testa di un paese che sembrava aver voltato pagina e intrapreso la strada delle riforme, \u00e8 riuscito a influire in modo incisivo sulla politica tedesca e quindi su quella dell\u2019Europa. Oggi le relazioni sono tornate a un minimo storico.<\/p>\n<p><b>Incontro Renzi-Merkel<\/b><br \/>Nella politica europea attuale contano molto i rapporti personali. Tuttavia nulla predisponeva Giscard e Schmidt, o Kohl e Mitterrand al rapporto stretto e fruttuoso che si stabil\u00ec fra loro. Sfugge a troppi che quei felici periodi del rapporto franco-tedesco non sarebbero stati possibili senza un\u2019estesa rete di contatti e una lunga pratica di dialogo a tutti i livelli.<\/p>\n<p>Nulla o poco di tutto ci\u00f2 esiste oggi fra Italia e Germania. Sembra a volte che il peso del dialogo costruttivo con la Germania sia fatto ricadere sulle spalle di Mario Draghi; ci\u00f2 \u00e8 irrituale e controproducente per noi e per l\u2019istituzione che presiede.<\/p>\n<p>Il 29 Matteo Renzi incontrer\u00e0 la Cancelliera ed \u00e8 prevedibile che entrambi avranno interesse a proclamare il ritorno del bel tempo. Possiamo tuttavia essere certi che alla prima intervista maldestra di un politico o di un banchiere il cielo torner\u00e0 ad essere tempestoso. Alcune divergenze sono oggettive e non facili da negoziare.<\/p>\n<p>Gli stereotipi, le rigidit\u00e0 tedesche e le incertezze italiane sono fenomeni radicati. Lo sforzo di dialogo dovr\u00e0 quindi essere lungo, paziente e diffuso, alla stregua di ci\u00f2 che avviene da decenni fra Francia e Germania. Da solo non baster\u00e0 a rimettere in moto l\u2019Europa, ma \u00e8 un dovere di entrambi i paesi.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attacco frontale di Matteo Renzi all\u2019Unione europea, Ue, solleva almeno tre interrogativi. Innanzitutto i temi e i toni. Tentare di politicizzare i contenziosi sugli aiuti di stato \u00e8 sempre controproducente, trattandosi di materie su cui il giudizio finale non spetta ai governi ma alla Corte di Giustizia. 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