{"id":33060,"date":"2016-01-28T00:00:00","date_gmt":"2016-01-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-e-la-ristrutturazione-dellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:09","slug":"litalia-e-la-ristrutturazione-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/litalia-e-la-ristrutturazione-dellue\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e la ristrutturazione dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Di fronte alle sfide impegnative che l\u2019Europa deve affrontare, mentre si avvicina nel marzo 2017 la scadenza dei sessant\u2019anni dalla firma dei trattati di Roma, l\u2019Italia punta a conquistare un ruolo centrale per rilanciare il progetto europeo e ribadire le ragioni di una crescente integrazione, riconoscendo che \u00e8 necessario riformare profondamente l\u2019Unione europea, Ue. L\u2019ambizione del governo italiano \u00e8 di contribuire da protagonista a un dibattito che faccia uscire l\u2019Ue dalle secche della crisi.<\/p>\n<p>Per le difficolt\u00e0 interne al quadro europeo, e per la necessit\u00e0 di proporre idee intorno alle quali si coaguli il consenso di pi\u00f9 partner, si apre una partita diplomatica non facile. La ricerca degli alleati giusti \u00e8 quindi un passaggio di rilievo.<\/p>\n<p><b>Perch\u00e9 non inseguire l\u2019improbabile intesa con Londra<\/b><br \/>\nNel funzionamento dell\u2019Ue si sono registrati alcuni cambiamenti strutturali. I pi\u00f9 evidenti sono l\u2019incepparsi del motore franco-tedesco, diventato ormai a trazione esclusivamente tedesca, e il ruolo sempre pi\u00f9 dominante nel sistema decisionale assunto dal Consiglio europeo. Il negoziato diretto tra i capi di governo esalta inevitabilmente il peso decisivo del paese pi\u00f9 forte, ancora la Germania.<\/p>\n<p>Giusto contestare una costruzione europea troppo sbilanciata su interessi e priorit\u00e0 stabilite a Berlino. Senza dimenticare per\u00f2 che la Germania resta un partner chiave per ogni ipotesi di riforma dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>La soluzione per contrastare il primato tedesco non sta nell\u2019inseguire un\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3274\" target=\"_blank\"><b><u>improbabile intesa con Londra<\/u><\/b><\/a>. La nota congiunta Gentiloni-Hammond del 15 dicembre scorso richiama un\u2019altra iniziativa, la dichiarazione anglo-italiana del 4 ottobre 1991 sulla difesa europea presentata durante il negoziato per il trattato di Maastricht. Oggi come allora, un\u2019iniziativa che rappresenta pi\u00f9 il tentativo di sfuggire al peso dell\u2019asse franco tedesco, che il tassello di una chiara strategia per portare avanti iniziative politiche comuni. Non si vede del resto come potrebbe essere possibile costruire una proposta che porti al superamento delle difficolt\u00e0 dell\u2019Ue con un paese che ha un piede fuori dalle principali politiche comuni, che ha giocato sistematicamente al ribasso delle risorse da assegnare al bilancio comune e ha una visione molto riduttiva dell\u2019integrazione europea rispetto a quella coltivata sulle rive del Tevere.<\/p>\n<p><b>A Roma i Ministri degli Esteri dei paesi fondatori dell&#8217;Europa <\/b><br \/>\nDall\u2019Italia viene del resto un\u2019altra iniziativa che di fatto ridimensiona il \u201cgiro di valzer\u201d con Londra. A inizio febbraio a Roma si incontreranno i ministri degli Esteri dei sei paesi fondatori dell&#8217;Europa unita. Un\u2019iniziativa voluta dal governo italiano, anch\u2019essa in realt\u00e0 non nuova, perch\u00e9 riprende un\u2019idea del 2003 dell\u2019allora Presidente della Repubblica Ciampi di giungere a un accordo tra i sei paesi fondatori per dare un impulso ai lavori della Convenzione. L\u2019iniziativa non ebbe molta fortuna.<\/p>\n<p>Prima ancora della formula in ogni iniziativa ci\u00f2 che conta sono i contenuti. Su questi ancora non si intravede una strategia chiara del governo italiano. Il ministro degli Esteri Gentiloni in una recente intervista rilasciata a La Repubblica ha dichiarato che \u201cII governo italiano lavora per rafforzare un europeismo possibile che deve rispondere ai cittadini\u201d. Un approccio pragmatico che potrebbe trovarsi in sintonia con gli obiettivi appena delineati dalla presidenza olandese del Consiglio entrata in funzione il 1 gennaio scorso. La presidenza olandese ha dichiarato di impegnarsi per un\u2019Ue che si concentri sulla creazione di crescita e lavoro attraverso l\u2019innovazione e che sappia connettersi con la societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p><b>Europa a cerchi concentrici<\/b><br \/>\nNella nota Gentiloni-Hammond l\u2019Italia dichiara di sottoscrivere un modello di funzionamento dell\u2019Ue imperniato sul principio di flessibilit\u00e0, in modo da consentire di avere diversi livelli di integrazione. Una soluzione che possa permettere ai paesi che vogliono approfondire l\u2019integrazione di andare avanti, e a quelli che non intendono procedere oltre di potersi chiamare fuori. Nella Relazione programmatica sulla partecipazione dell\u2019Italia all\u2019Ue presentata al parlamento lo scorso dicembre, il governo italiano si dichiara disponibile a valutare l\u2019ipotesi di un percorso che potrebbe sfociare in un\u2019Europa \u201ca cerchi concentrici\u201d, che avrebbe al centro un\u2019Eurozona rafforzata e aperta a un\u2019evoluzione verso l\u2019Unione politica, contornata da un cerchio di paesi interessati principalmente alle politiche riguardanti il mercato unico.<\/p>\n<p>L\u2019 \u201cEuropa differenziata\u201d, senza escludere l\u2019ipotesi di cambiare i trattati, sembra essere quindi l\u2019obiettivo cui tende il governo italiano. Uno scenario non privo di incognite, perch\u00e9 dalla differenziazione potrebbe venire anche una dinamica di disintegrazione.<\/p>\n<p>Ci si deve anche chiedere se esista davvero tra i Sei una visione comune sul futuro dell\u2019Europa. Il gruppo dei sei fondatori \u00e8 molto meno compatto di quanto sembri e sarebbe un errore non tenere conto del potere residuale dell\u2019asse franco-tedesco.<\/p>\n<p>Se una proposta comune sulla riforma dell\u2019Ue emergesse tra i sei andrebbe poi presentata agli altri partner. Con una Spagna senza governo entrata in una fase di instabilit\u00e0, una Grecia marginale e indebolita, la Gran Bretagna ripiegata sul Brexit, un gruppo di paesi nordici e di recente ingresso nell\u2019Ue pi\u00f9 \u201csovranisti\u201d che \u201cintegrazionisti\u201d, tessere la tela per le riforme non sar\u00e0 una facile impresa.<\/p>\n<p><b>Unione dei cittadini cercasi<\/b><br \/>\nSe da un lato va comunque riconosciuto all\u2019iniziativa italiana il merito di puntare a un chiarimento delle posizioni sul futuro dell\u2019architettura istituzionale dell\u2019Ue, dall\u2019altro non si deve trascurare di mettere in primo piano quello che chiedono gli europei, meno interessati a soluzioni istituzionali e pi\u00f9 propensi a ottenere dall\u2019Ue soluzioni efficaci alle grandi questioni di questi difficili tempi. L\u2019ultimo Eurobarometro mostra che per rafforzare il sentimento di una cittadinanza europea gli europei chiedono ad esempio prima di tutto un sistema sociale europeo armonizzato tra gli Stati membri per sanit\u00e0, educazione, pensioni. Fissare una soglia di protezione sociale, magari attraverso un Fondo europeo di assicurazione contro la disoccupazione &#8211; una proposta inserita dall\u2019Italia nel contributo presentato nel maggio 2015 per il rafforzamento dell\u2019Uem-risponde alla richiesta sempre pi\u00f9 pressante di un\u2019Unione dei cittadini.<br \/>\nQuesta proposta, che pu\u00f2 essere introdotta senza alcuna modifica dei trattati, \u00e8 stata \u00a0recentemente rilanciata dal ministro Padoan in un dibattito al Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Vincere la disaffezione verso il progetto europeo di tanta parte dell\u2019opinione pubblica europea \u00e8 la sfida pi\u00f9 impegnativa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte alle sfide impegnative che l\u2019Europa deve affrontare, mentre si avvicina nel marzo 2017 la scadenza dei sessant\u2019anni dalla firma dei trattati di Roma, l\u2019Italia punta a conquistare un ruolo centrale per rilanciare il progetto europeo e ribadire le ragioni di una crescente integrazione, riconoscendo che \u00e8 necessario riformare profondamente l\u2019Unione europea, Ue. 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