{"id":33070,"date":"2016-01-28T00:00:00","date_gmt":"2016-01-27T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/governo-libico-parto-difficile\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:09","slug":"governo-libico-parto-difficile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/governo-libico-parto-difficile\/","title":{"rendered":"Governo libico, parto difficile"},"content":{"rendered":"<p>Fiducia negata. Il 25 gennaio la Camera dei Rappresentanti di Tobruk non approva il governo di unit\u00e0 nazionale libico. Ennesimo smacco per i mediatori delle Nazioni Unite che pone nuovi interrogativi alle cancellerie europee messe di fronte alla frammentazione dello scenario politico libico e alla nuova offensiva lanciata dall\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d.<\/p>\n<p><b>Il voto di Tobruk<\/b><br \/>Il Parlamento di Tobruk, l\u2019unico legittimamente riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale, ha respinto il nuovo governo del Primo Ministro designato Fayez al-Sarraj che, composto da 32 membri in rappresentanza delle diverse regioni della Libia, era stato nominato il 19 gennaio. Gi\u00e0 la sua gestazione aveva causato non poche polemiche nel Paese. L\u2019elevato numero di ministri, il basso profilo di alcuni di essi e soprattutto l\u2019annuncio della sua formazione dato da Tunisi e non dal territorio nazionale erano fattori indicativi che lanciavano chiari segnali sulla sua futura sorte. <\/p>\n<p>L\u2019impressione in tutto il Paese \u00e8 infatti che il governo non sia un\u2019emanazione libica, quanto il frutto di un\u2019imposizione da parte esterna. <\/p>\n<p><b>L\u2019accordo di Skhirat e il fattore Haftar<\/b><br \/>Con l\u2019uscita di scena del mediatore Onu <a href=\u2019https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3173\u2019 target=_blank><b><u>Bernardino Le\u00f3n<\/u><\/b><\/a> e l\u2019ingresso di Martin Kobler, il 15 dicembre si \u00e8 arrivati al tanto sospirato accordo di riconciliazione nazionale, firmato a Skhirat. Tuttavia gi\u00e0 allora l\u2019accordo era stato investito da forti critiche. <\/p>\n<p>Alcune clausole sono divenute ostacoli insormontabili, in particolare quelle relative al comando delle forze armate, con Tobruk che rifiuta ogni eventualit\u00e0 di un allontanamento del generale Khalifa Haftar come richiesto da Tripoli. Figura controversa, Haftar \u00e8 a capo del Libyan National Army, Lna: a dispetto del nome, l\u2019Lna non \u00e8 altro che una delle principali milizie presenti nell\u2019est del Paese, da mesi impegnato nell\u2019assedio di Bengasi contro gli islamisti. Non \u00e8 un caso che il giorno stesso in cui la Camera dei Rappresentanti ha negato la fiducia al nuovo governo, il Parlamento di Tobruk abbia anche abrogato l\u2019art. 8 dell\u2019accordo di Skhirat che stabiliva il trasferimento al Primo Ministro di ogni potere relativo al comando supremo delle forze armate, alla nomina degli esponenti militari e delle forze di sicurezza e la facolt\u00e0 di decretare lo stato di emergenza. <\/p>\n<p>Ancora una volta quindi il <a href=\u2019https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3185\u2019 target=_blank><b><u> fattore Haftar<\/u><\/b><\/a> \u00e8 risultato decisivo, nonostante la figura del generale sia stata investita da pesanti accuse. Dopo aver defezionato dall\u2019Lna, il suo ex portavoce Mohammed al-Hijazi ha accusato il generale di corruzione, trovando il sostegno del Presidente della Camera di Tobruk Agila Saleh che ha istituito una commissione d\u2019inchiesta sulla vicenda. In realt\u00e0, se mai vi \u00e8 stata frattura tra Haftar e Saleh, essa si \u00e8 subito ricomposta come dimostra l\u2019incontro tra i due ad al-Maraj il 24 gennaio e soprattutto l\u2019esito del voto del 25 gennaio.Haftar gode poi del sostegno  degli Emirati, della Giordania e dell\u2019Egitto. Dopo aver violentemente represso la Fratellanza Musulmana, il Cairo si \u00e8 mostrato fortemente avverso a un\u2019eventuale diffusione dell\u2019islamismo politico nella regione. In questo Haftar \u00e8 risultato utile, sia come pedina da muovere nel complesso scenario libico, sia come baluardo all\u2019avanzata degli islamisti lungo i confini orientali. <\/p>\n<p><b>L\u2019offensiva jihadista e il nodo di Tripoli<\/b><br \/>Tuttavia ci\u00f2 non basta a fermare l\u2019avanzata del Califfato. Il camion bomba esploso a Zliten il 7 gennaio ha fatto registrare il bilancio peggiore in termini di vittime (circa 70, soprattutto cadetti di una scuola di polizia) da circa un anno. Ma \u00e8 stata soprattutto l\u2019offensiva scatenata contro il cosiddetto \u201ccrescente petrolifero\u201d (la zona dove sono situati i principali terminal libici) ad aver creato allarme. L\u2019attacco a inizio gennaio contro es-Sider \u00e8 proseguito nei giorni scorsi a Ras Lanuf, respinto solo con molte difficolt\u00e0 dalle Guardie Petrolifere, milizia federalista guidata da Ibrahim al-Jathran. Nonostante tali eventi incidano poco sui prezzi del greggio su un mercato internazionale sostanzialmente saturo, la capacit\u00e0 di proiezione della filiale libica di Al-Baghdadi \u00e8 visibilmente aumentata. <\/p>\n<p><b>Serra, l\u2019incontro con le milizie libiche e l\u2019intervento occidentale<\/b><br \/>Dopo il voto del 25 gennaio, Serraj ha altri 10 giorni di tempo per presentare un nuovo esecutivo, possibilmente meno numeroso. Oltre alla costante preoccupazione di garantire un\u2019equa rappresentanza alle varie province libiche, tra i nodi principali da sciogliere vi \u00e8 anche l\u2019atteggiamento del Congresso Generale Nazionale. <\/p>\n<p>Il suo Presidente, Nouri Abu Sahmain, \u00e8 visibilmente ostile a ogni ipotesi che veda il nuovo governo insediarsi a Tripoli, cos\u00ec come diverse fazioni della <a href=\u2019 https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2794\u2019 target=_blank><b><u>coalizione islamista Fajr (Alba)<\/u><\/b><\/a> che hanno minacciato di resistere con le armi. Nella stessa coalizione sono comunque iniziate a emergere divisioni, con alcuni gruppi che sembrano volersi attestare su posizioni pi\u00f9 moderate. Su questo fronte sta lavorando il Generale Paolo Serra che, in qualit\u00e0 di consigliere militare di Kobler, ha incontrato diversi capi-milizia (tra i quali quelli di Zintan e Misurata) per assicurare condizioni di sicurezza accettabili nella capitale nell\u2019eventualit\u00e0 di un trasferimento del governo. <\/p>\n<p>La costituzione di un governo di unit\u00e0 nazionale \u00e8 stato finora la condicio sine qua non per un intervento militare occidentale in Libia. Nonostante la cautela delle varie capitali \u00e8 prevedibile una forte azione di contrasto per fermare i gruppi jihadisti che proliferano nell\u2019area. <\/p>\n<p>Al momento tuttavia, l\u2019attivit\u00e0 maggiore sembra registrarsi nel settore dell\u2019intelligence, con il monitoraggio aereo e la presenza, segnalata a pi\u00f9 riprese da diverse fonti di stampa, di forze speciali di diversi Paesi al fine di stringere legami con i numerosi attori presenti sul terreno. I pericoli sono dietro l\u2019angolo. In un panorama politico e sociale cos\u00ec frammentato come quello libico, l\u2019individuazione di partner affidabili risulter\u00e0 un fattore cruciale per il buon esito di ogni eventuale operazione di contrasto al terrorismo jihadista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fiducia negata. Il 25 gennaio la Camera dei Rappresentanti di Tobruk non approva il governo di unit\u00e0 nazionale libico. Ennesimo smacco per i mediatori delle Nazioni Unite che pone nuovi interrogativi alle cancellerie europee messe di fronte alla frammentazione dello scenario politico libico e alla nuova offensiva lanciata dall\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d. 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