{"id":33100,"date":"2016-01-31T00:00:00","date_gmt":"2016-01-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ue-marocco-e-lautodeterminazione-dei-sahrawi\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:08","slug":"ue-marocco-e-lautodeterminazione-dei-sahrawi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/01\/ue-marocco-e-lautodeterminazione-dei-sahrawi\/","title":{"rendered":"Ue-Marocco e l&#8217;autodeterminazione dei sahrawi"},"content":{"rendered":"<p>Nella crisi regionale che contraddistingue l\u2019area Mena, la politica commerciale dell\u2019Unione europea, Ue, oscilla tra buone relazioni e sostegno agli esempi riusciti di \u201cPrimavere arabe\u201d &#8211; Tunisia e Marocco &#8211; pragmatismo con Paesi crescentemente autoritari -Turchia ed Egitto, e difficolt\u00e0 a relazionarsi con i Paesi, come la Libia, dove all\u2019ordine del giorno si pone con urgenza la necessit\u00e0 di trovare una soluzione politica. <\/p>\n<p>Tuttavia, se le \u201cPrimavere arabe riuscite\u201d sembrano casi pi\u00f9 facili per rilanciare buone relazioni euro-mediterranee di vicinato, anche in questi casi la posizione Ue incorre nel rischio di essere considerata partigiana e faziosa, ovvero diversamente indifferente, punitiva o conciliante a seconda dei suoi interessi strategici e commerciali verso Paesi dell\u2019area che presentano situazioni comparabili.<\/p>\n<p>Nel momento in cui assume toni di critica pi\u00f9 accesi verso la fallimentare politica di occupazione israeliana della West Bank &#8211; attraverso l\u2019imposizione dell\u2019etichettatura dei prodotti dei Territori occupati commercializzati nella Ue e la recente decisione del Consiglio per gli Affari Esteri dell\u2019Ue, che ieri ha approvato una risoluzione che chiede che gli accordi tra lo Stato di Israele e l\u2019Ue siano inapplicabili nei Territori Occupati -, non si pronuncia su dossier analoghi di dispute territoriali tuttora aperti in altri Stati.<\/p>\n<p><b>Pragmatismo europeo<\/b><br \/>\u00c8 il caso della Turchia che continua da 42 anni l\u2019occupazione di Cipro Nord, e del Marocco, che contende da altrettanti 43 anni il territorio del Sahara Occidentale, contestando il diritto all\u2019autodeterminazione del popolo <i>sahrawi<\/i>. In entrambi i casi la Commissione europea legittima lo <i>status quo <\/i>per ragioni di interesse strategico, militare e commerciale dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Non stupisce, dunque, che in entrambi i casi la Ue adotti un atteggiamento a dir poco conciliante. Alla Turchia, la nota del Consiglio europeo n.389\/2006 alloc\u00f2, infatti, \u201cun supporto finanziario\u201d &#8211; pari all\u2019incirca a 259 milioni di euro gestiti dal Direttorato Generale Ue per l\u2019Allargamento alla comunit\u00e0 turco-cipriota &#8211; \u201cche incoraggi lo sviluppo economico della comunit\u00e0 turco-cipriota\u201d, che non \u00e8 mai stata revocato. <\/p>\n<p>Mentre al Marocco, nei recenti accordi siglati nel settore della pesca, riconosce ufficialmente il possesso di importanti risorse naturali, come le \u201crisorse idriche [del Sahara Occidentale] (che) si possono considerare all\u2019interno della giurisdizione del Regno del Marocco\u201d. <\/p>\n<p><b>Ue e Marocco: liberalizzazione dei prodotti agricoli e della pesca<\/b><br \/>Il Marocco \u00e8 al momento al centro dell\u2019attenzione perch\u00e9 oggetto di disputa tra differenti poteri europei che sembrano farsi portatori di visioni sensibilmente diverse sulla conduzione delle relazioni esterne dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Il 10 dicembre scorso, la Corte europea di giustizia ha infatti annullato l\u2019accordo di reciproca liberalizzazione dei prodotti agricoli e della pesca tra Ue e Marocco, ordinando la modifica dei protocolli 1, 2 e 3 loro annessi e contestando la sua validit\u00e0 sul territorio conteso del Sahara occidentale. <\/p>\n<p>L\u2019accordo commerciale sollevava, a parere della Corte, una serie di problemi, dal momento che la stessa Ue non riconosce la sovranit\u00e0 integrale del Marocco sul territorio, sul quale sono in corso dei negoziati internazionali a livello Onu. <\/p>\n<p>I rappresentanti del Sahara occidentale &#8211; il Fronte Polisario &#8211; avevano inoltre condannato l\u2019accordo come un \u201ctentativo di legittimare l\u2019espoliazione delle risorse naturali dell\u2019area da parte della potenza occupante\u201d.<\/p>\n<p>Tuttavia la Commissione Ue ha fatto subito appello contro la decisione della Corte e non sembra affatto disposta ad inserire un\u2019esplicita clausola di esclusione del Sahara occidentale, che comunque verrebbe difficilmente accolta dal governo del Marocco, il cui Ministro delle comunicazioni, Mustapha Khalfi, ha bollato la sentenza come \u201cpolitica\u201d e tale da compromettere il complesso delle relazioni bilaterali con la Ue. <\/p>\n<p>La sentenza della Corte europea di giustizia \u00e8 infatti arrivata in completa controtendenza rispetto alla posizione tenuta dalla Commissione lungo tutte le negoziazioni: il Commissario Ue agli Affari marittimi e alla pesca, Enrico Brivio, aveva infatti affermato che l\u2019accordo tra Ue e Marocco fosse perfettamente legale dal punto di vista del diritto internazionale e che dovesse applicarsi anche al Sahara occidentale, in quanto territorio non autogovernato, ma posto sotto l\u2019amministrazione marocchina. <\/p>\n<p>Il Protocollo n. 2, citato dalla Corte, definisce inoltre l\u2019autorit\u00e0 marocchina come dotata non di\u201cpiena sovranit\u00e0\u201d, ma di \u201cgiurisdizione\u201d sulle acque a largo del Sahara occidentale: un eufemismo utile a camuffare il pragmatismo tradizionalmente adottato dalla Commissione Ue nei negoziati commerciali con i Paesi mediterranei. <\/p>\n<p><b>Colonizzazione del Sahara occidentale<\/b><br \/>A parere della Commissione, inoltre, l\u2019Accordo avvantaggerebbe anche gli abitanti del Sahara occidentale che, dunque, esprimerebbero una certa miopia nel rifiutarlo.Tuttavia la Commissione sembra ignorare il fatto che la maggior parte delle propriet\u00e0 agricole nella regione di Dakhla <a href= \"http:\/\/wsrw.org\/a214x2312\" target= \"blank\"><b><u>siano propriet\u00e0 esclusiva della monarchia<\/u><\/b><\/a> o di grandi multinazionali franco-marocchinee che quasi nessun <i>sahrawi <\/i>risulti proprietario di piantagioni.<\/p>\n<p>Inoltre, \u00e8 noto che il governo marocchino promuove attivamente una politica di colonizzazione del Sahara occidentale offrendo <a href= \"http:\/\/wsrw.org\/a214x2321\" target= \"blank\"><b><u>programmi ed incentivi<\/u><\/b><\/a> ai lavoratori stagionali marocchini per trasferirvisi e risiedervi stabilmente. <\/p>\n<p>Infine, l\u2019Unione africana stessa denuncia l\u2019occupazione del Sahara occidentale da parte del Marocco, ragione per la quale il paese non \u00e8 stato accolto tra i suoi membri.<\/p>\n<p>Sembra che l\u2019Ue conduca con una certa schizofrenia i suoi accordi commerciali, cercando di premere sul conseguimento dei suoi obiettivi economici sui dossier controversi sui quali l\u2019attenzione internazionale non \u00e8 alta, appellandosi invece al diritto internazionale ed all\u2019autodeterminazione dei popoli laddove gli interessi politici e strategici europei sono invece determinanti. <\/p>\n<p>Per risultare pi\u00f9 credibili, Parlamento, Commissione e Consiglio Ue dovrebbero pertanto concordare una strategia coerente nei confronti dei Mena. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella crisi regionale che contraddistingue l\u2019area Mena, la politica commerciale dell\u2019Unione europea, Ue, oscilla tra buone relazioni e sostegno agli esempi riusciti di \u201cPrimavere arabe\u201d &#8211; 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