{"id":33180,"date":"2016-02-05T00:00:00","date_gmt":"2016-02-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lfmi-del-xxi-secolo-molte-sfide-poche-risorse\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:06","slug":"lfmi-del-xxi-secolo-molte-sfide-poche-risorse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/lfmi-del-xxi-secolo-molte-sfide-poche-risorse\/","title":{"rendered":"L\u2019Fmi del XXI secolo: molte sfide, poche risorse"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019aggiornamento delle stime contenute nel World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, Fmi, \u00e8 stato recentemente presentato a Londra. Il quadro che ne risulta descrive una situazione in chiaroscuro.<\/p>\n<p><b>L\u2019economia globale tra crescita e squilibri<\/b><br \/>Il tasso di crescita medio dell\u2019economia mondiale per il prossimo biennio si attesta sul 3,5%. Tuttavia, i motivi di preoccupazione non sono pochi. In Brasile \u00e8 in corso un pesante aggiustamento fiscale con effetti sul Pil pi\u00f9 negativi del previsto.<\/p>\n<p>L\u2019economia cinese, pur crescendo a tassi ancora elevati, \u00e8 nel bel mezzo di una transizione verso un modello di crescita pi\u00f9 equilibrato.<\/p>\n<p>In Europa la disoccupazione \u00e8 ancora molto elevata mentre il tasso di inflazione \u00e8 vicino allo zero in molte delle economie pi\u00f9 sviluppate. La produttivit\u00e0 della forza lavoro cresce a un ritmo fortemente inferiore al recente passato. Il debito pubblico e privato, dopo il rapido aumento nel periodo successivo alla crisi del 2008, resta elevato. La distribuzione del reddito si \u00e8 andata concentrando verso l\u20191% pi\u00f9 ricco della popolazione con conseguenze negative sulla domanda aggregata.<\/p>\n<p>La situazione economica mondiale rimane dunque caratterizzata da notevoli squilibri ed esposta a rischi molto significativi. \u00c8 prevedibile che il Fondo Monetario Internazionale venga chiamato a intervenire nuovamente a sostegno dei paesi colpiti da shock negativi o in crisi, ma sar\u00e0 pronto a farlo?<\/p>\n<p>La questione principale riguarda le risorse a disposizione. Il Fondo \u00e8 un\u2019istituzione che dovrebbe, in linea di principio, finanziare i suoi prestiti con le proprie risorse, ossia le quote pagate dai membri. Ciascun paese contribuisce alla dotazione dell\u2019Fmi versando, in valuta di riserva o Diritti Speciali di Prelievo, una quota proporzionale alla dimensione della sua economia nazionale.<\/p>\n<p>Tuttavia, a causa della scarsezza di tale risorse, l\u2019Fmi, che non prende a prestito dai mercati anche se legalmente potrebbe farlo, si \u00e8 trovato pi\u00f9 volte costretto a prendere fondi in prestito dai paesi membri. Il problema \u00e8 che le quote non hanno tenuto il passo con la crescita dell\u2019economica mondiale e dei flussi finanziari.<\/p>\n<p><b>Riforma delle quote <\/b><br \/>Nel dicembre 2015 il Congresso americano ha ratificato una riforma, precedentemente approvata dai governi dei paesi membri del Fondo nel 2010, che prevede il raddoppio delle quote totali versate dai paesi e la redistribuzione delle stesse alla luce dei nuovi equilibri macroeconomici mondiali.<\/p>\n<p>Le risorse proprie del Fondo passano cos\u00ec da 238.5 miliardi a 477 miliardi di Diritti Speciali di Prelievo, unit\u00e0 di conto del Fondo che corrisponde circa a 1,38 dollari statunitensi.<\/p>\n<p>Questo aumento, a fronte della sostenuta crescita che ha caratterizzato l\u2019economia mondiale negli ultimi 40 anni, non \u00e8 comunque sufficiente a riequilibrare il rapporto tra quote e Pil mondiale che permane del 40% pi\u00f9 basso rispetto agli anni \u201970, mentre il rapporto tra quote e flussi di capitale \u00e8 addirittura del 50% pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p>Quanto descritto implica limitazioni non secondarie: nel 1976-1977 il Fondo Monetario ha fatto prestiti a paesi come l\u2019Italia e il Regno Unito, cosa che oggi sarebbe molto difficile considerato il fabbisogno di finanziamento lordo di questi paesi (il fabbisogno lordo del Tesoro italiano \u00e8 attualmente di circa 40 miliardi di dollari al mese).<\/p>\n<p>Le conseguenze pratiche di questa scarsit\u00e0 di risorse sono diverse. Primo, continua a lasciare il Fondo alla dipendenza di prestiti dei paesi membri nel caso di necessit\u00e0. Secondo, comporta una maggiore prudenza da parte del Fondo nell\u2019erogazione di prestiti al di sopra di un certo ammontare.<\/p>\n<p>Il Fondo ha definito da tempo una politica di <i>Exceptional Access<\/i> per la quale i prestiti di dimensione superiore a 2-3 volte la quota versata dal paese richiedente ricevono condizioni particolari come, ad esempio, tassi di interesse pi\u00f9 elevati (per scoraggiarne l\u2019uso prolungato) e criteri di valutazione della sostenibilit\u00e0 del debito pi\u00f9 stringenti.<\/p>\n<p>Dato il criterio basato su un multiplo delle quote, la riduzione della dimensione delle stesse rispetto all\u2019economia globale comporta l\u2019aumento dei casi considerati eccezionali. A mio giudizio, la scarsa dimensione delle risorse ha anche portato il Fondo a essere pi\u00f9 favorevole di un tempo alla ristrutturazione del debito.<\/p>\n<p>Una recente prova di questa tendenza \u00e8 stata la recente abolizione della cosiddetta \u201cclausola sistemica\u201d. Fino a poco tempo fa, il Fondo poteva prestare a paesi considerati sistemici ammontari di importo \u201ceccezionale\u201d (nel senso sopra indicato) anche se il loro debito pubblico non fosse considerato sostenibile con alta probabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa clausola, che era stata introdotta per consentire il prestito alla Grecia nel 2010, \u00e8 stata ora abolita e paesi il cui debito \u00e8 considerato sostenibile ma non con alta probabilit\u00e0 potranno tipicamente prendere a prestito dal Fondo solo dopo aver proceduto almeno a un \u201creprofiling\u201d del debito (una ristrutturazione in termini di scadenza e tassi di interesse).<\/p>\n<p>La scarsit\u00e0 di risorse comporter\u00e0 inoltre la crescente necessit\u00e0 di cooperare con accordi di finanziamento regionale quali lo European Stability Mechanism nell\u2019Eurozona o l\u2019Accordo di Chian Mai in Asia.<\/p>\n<p><b>La governance, emergenti sempre pi\u00f9 rappresentati<\/b><br \/> La riforma recentemente approvata modifica anche la rappresentanza dei paesi all\u2019interno del Fondo. La quota dei voti dei paesi emergenti e in via di sviluppo sale dal 39,5% al 42,3%. Quella dei paesi avanzati scende dal 60,5% al 57,7%. I quattro Brics (Brasile, Russia, India, Cina) saranno tra i primi dieci Paesi per quota.<\/p>\n<p>L\u2019influenza della Cina nello specifico \u00e8 aumentata e la decisione di far entrare la moneta di Pechino nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo ne \u00e8 una testimonianza concreta.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti, mantenendo una quota superiore al 15%, hanno ancora il diritto di veto su molte decisioni del Fondo e un\u2019influenza particolare. Basti pensare che il Congresso ha richiesto l\u2019invio da parte dell\u2019amministrazione americana dei documenti sulle riunioni del consiglio del Fondo relativi a prestiti di importo eccezionale almeno una settimana prima delle riunioni, il che comporta che tali documenti dovrebbero essere presentati al parlamento americano come documenti strettamente confidenziali prima che siano dati a qualunque altro ente non governativo.<\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 ancora divisa. L\u2019Italia, che sostiene la necessit\u00e0 di avere un unico direttore esecutivo a livello di area dell\u2019euro, pur scendendo, con la riforma delle quote, dal 3,31% al 3,16% dei voti, mantiene il settimo posto come quota.<\/p>\n<p>In un\u2019economia mondiale la cui dimensione e i cui squilibri continuano a crescere, l\u2019impoverimento degli strumenti a disposizione del Fondo potrebbe rappresentare un problema aggiuntivo, soprattutto alla luce della maggiore interdipendenza delle economie nazionali che avrebbero bisogno di istituzioni internazionali in grado di coordinarle nel raggiungimento di un maggiore benessere su scala globale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019aggiornamento delle stime contenute nel World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, Fmi, \u00e8 stato recentemente presentato a Londra. Il quadro che ne risulta descrive una situazione in chiaroscuro. 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