{"id":33200,"date":"2016-02-05T00:00:00","date_gmt":"2016-02-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/bilanci-e-cooperazione-nella-difesa-eppur-si-muove\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:06","slug":"bilanci-e-cooperazione-nella-difesa-eppur-si-muove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/bilanci-e-cooperazione-nella-difesa-eppur-si-muove\/","title":{"rendered":"Bilanci e cooperazione nella difesa: eppur si muove?"},"content":{"rendered":"<p>Il biennio 2015-2016 pu\u00f2 rappresentare un punto di svolta quanto a spese per la difesa dei Paesi europei, segnando una reazione politica e militare all\u2019arco di crisi che dall\u2019Ucraina alla Libia, passando per la Siria, circondano l\u2019Unione europea, Ue.<\/p>\n<p>La cooperazione europea in questo campo segna invece il passo, affidandosi a una serie di formati bilaterali e regionali piuttosto che a un disegno organico ed efficiente.<\/p>\n<p><b>Bilanci della difesa: fine del declino?<\/b><br \/>\nNei 31 Paesi europei considerati dallo <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sites\/default\/files\/pma_report.pdf\" target=\"blank\"><b><u>studio IAI<\/u><\/b><\/a> si stima in media un aumento delle spese per la difesa nel 2016 pari all\u20198,3 per cento rispetto al 2015.<\/p>\n<p>Si tratta di un deciso cambio di rotta rispetto a un declino che durava da venti anni e che si \u00e8 acuito a seguito della crisi economica del 2008. I bilanci della difesa dovrebbero seguire dei trend positivi in tutte le regioni europee, con livelli maggiori in Europa centro-orientale (+19.9 per cento) e sud-orientale (+ 9.2 per cento).<\/p>\n<p>Meno evidenti, ma comunque significativi, i cambiamenti previsti per i Paesi dell\u2019Europa occidentale (+2.7 per cento) &#8211; dove si concentrano le spese di difesa pi\u00f9 alte in termini assoluti &#8211; e quelli scandinavi (+1.6 per cento). Tuttavia, non \u00e8 detto che l\u2019aumento dei bilanci della difesa si protragga nei prossimi anni n\u00e9 che gli Stati spenderanno le loro risorse in modo pi\u00f9 efficiente o rafforzando la cooperazione intra-europea.<\/p>\n<p>Il panorama della cooperazione nel campo della difesa in Europa risulta particolarmente frammentato e diversificato. I Paesi analizzati hanno reagito in modo diverso alle crisi succedutesi dal 2014, a partire da quella in Ucraina fino agli attacchi terroristici di Parigi.<\/p>\n<p>La risposta pi\u00f9 forte \u00e8 arrivata dagli Stati dell\u2019Europa centro-orientale, sud-orientale e della Scandinavia. Diversa la situazione in Europa occidentale, dove la cooperazione nella difesa ha continuato a poggiarsi sui formati di cooperazione bilaterale o mini-laterale esistenti. Tra le novit\u00e0 pi\u00f9 significative, da segnalare l\u2019accordo per lo sviluppo del drone europeo Euromale tra Francia, Germania e Italia.<\/p>\n<p><b>Una cooperazione di default e non per design<\/b><br \/>\nSei trend hanno contraddistinto il panorama della cooperazione in difesa in Europa. Tra questi, spicca la tendenza da parte dei Paesi europei a privilegiare forme di cooperazione bilaterale o mini-laterale.<\/p>\n<p>L\u2019attitudine cooperativa \u00e8 molto pi\u00f9 forte tra Paesi confinanti, mentre un ruolo crescente \u00e8 giocato dalla Germania oltre a quello, tradizionale, dagli Stati Uniti. Degno di nota \u00e8 poi il tentativo da parte di molti governi di ridurre la propria dipendenza dalle forniture militari russe sia attraverso programmi di modernizzazione dei propri assetti sia tramite una progressiva diversificazione dei fornitori di sistemi d\u2019arma ed equipaggiamenti.<\/p>\n<p>La cooperazione \u00e8 risultata meno marcata in Europa occidentale, dove si continua a fare affidamento su schemi di cooperazione preesistenti. In generale, vi \u00e8 un basso livello di coordinamento tra la cooperazione intra-statale e il livello Ue, nonostante gli impegni formali presi in sede di Consiglio Europeo e le iniziative intraprese dalle istituzioni Ue, inclusa l\u2019Agenzia Europea per la Difesa, la Commissione Europea e l\u2019Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza.<\/p>\n<p>Emerge quindi un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3283\" target=\"blank\"><b><u>quadro molto frammentato a livello europeo<\/u><\/b><\/a>, una sorta di cooperazione per default piuttosto che una strategia guidata da un disegno complessivo.<\/p>\n<p>Quali sono stati i principali fattori che hanno trainato la cooperazione in difesa in Europa? Lo studio ne ha individuati diversi. In primo luogo, la politica aggressiva della Russia nel \u201cvicinato comune\u201d ha spinto molti Stati ad aumentare le forme di cooperazione in difesa, in particolare con i Paesi confinanti, per rafforzare sia le proprie capacit\u00e0 militari sia i rapporti con gli alleati occidentali.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il caso particolarmente dell\u2019Europa centro-orientale e della Scandinavia. In secondo luogo, le minacce non-convenzionali, in particolare il terrorismo di matrice islamica e pi\u00f9 in generale l\u2019instabilit\u00e0 nel vicinato meridionale con conseguente crisi migratoria, hanno giocato un ruolo significativo nell\u2019influenzare le scelte di alcuni governi, a partire da quello francese.<\/p>\n<p>In terzo luogo, il rinnovato focus sulla difesa collettiva da parte <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3232\" target=\"blank\"><b><u>Nato<\/u><\/b><\/a> \u00e8 stato un fattore non trascurabile a favore sia di una maggiore spesa per la difesa sia di un rafforzamento della cooperazione intra-alleata, ad esempio tramite le iniziative della <i>Very High Readiness Joint Task Force <\/i>e della <i>framework nation<\/i>.<\/p>\n<p><b>Quale ruolo per l\u2019Italia?<\/b><br \/>\nIn questo contesto, l\u2019Italia mantiene una posizione piuttosto stabile, che potrebbe per\u00f2 rivelarsi insufficiente in un contesto europeo che si \u00e8 rimesso in movimento. Le <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3128\" target=\"blank\"><b><u> spese per la difesa<\/u><\/b><\/a> non seguono lo stesso trend della grande maggioranza degli altri Stati europei, rimanendo cristallizzate a fronte del generale aumento in corso in Europa.<\/p>\n<p>L\u2019Italia continua ad essere una pedina importante nello scacchiere della cooperazione europea in materia di difesa ma, a parte la suddetta meritoria iniziativa sull\u2019Euromale, resta al momento ai margini delle cooperazioni che si stanno sviluppando in Europa.<\/p>\n<p>L\u2019Italia dovrebbe investire maggiormente non solo nella relazione con Parigi, Londra e Berlino, ma anche con i Paesi dell\u2019Europa centro-orientale (in primis la Polonia), e con quelli della regione balcanico-danubiana che rappresenterebbe una naturale area di proiezione per la cooperazione militare ed industriale nel campo della difesa.<\/p>\n<p>In questo quadro, uno stimolo potrebbe essere offerto dal Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa, che se attuato pienamente ed in tempi certi renderebbe il sistema-difesa italiano pi\u00f9 in grado di cooperare in Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il biennio 2015-2016 pu\u00f2 rappresentare un punto di svolta quanto a spese per la difesa dei Paesi europei, segnando una reazione politica e militare all\u2019arco di crisi che dall\u2019Ucraina alla Libia, passando per la Siria, circondano l\u2019Unione europea, Ue. 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