{"id":33250,"date":"2016-02-11T00:00:00","date_gmt":"2016-02-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/in-libia-invertire-le-priorita\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:04","slug":"in-libia-invertire-le-priorita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/in-libia-invertire-le-priorita\/","title":{"rendered":"In Libia, invertire le priorit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Considerato il pratico fallimento, o, al meglio, la dubbia efficacia del nobile tentativo dell\u2019Onu per la costituzione di un improbabile governo unitario, sono in molti coloro che cominciano a pensare che in Libia sia tempo di invertire le priorit\u00e0. <\/p>\n<p>In altre parole: primo, debellare l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d. Secondo, pensare a un nuovo governo. Il generale Khalifa Belqasim Haftar, l\u2019uomo pi\u00f9 forte, ma anche il pi\u00f9 discusso del governo di Tobruk, pur sbagliando nei modi ha dimostrato di pensarla cos\u00ec sin dall\u2019inizio della vicenda.<\/p>\n<p><b>Alla ricerca del tempo perduto<\/b><br \/> Si dir\u00e0 che il tentativo dell\u2019Onu era doveroso, ed \u00e8 vero. Ma, intanto, il tempo passa e in Libia lo \u201cstato islamico\u201d cresce e si ramifica. Noi, forti del riconoscimento internazionale del governo di Tobruk, abbiamo puntato molto su Haftar, che gi\u00e0 si autodefinisce l\u2019Al-Sisi libico e si immagina in doppiopetto grigio. <\/p>\n<p>Ma non c\u2019erano alternative: abbiamo cercato, in prima istanza, di tutelare i nostri interessi. Brutta parola, quest\u2019ultima, ma non \u00e8 un peccato e purtroppo non ha sinonimi. \u00c8 vero, forse i due citati personaggi non sono la quintessenza della democrazia, ma, nell\u2019attuale situazione, \u00e8 evidente che sarebbe inutile e ridicolo fare gli schizzinosi. <\/p>\n<p>Il premier Renzi, infatti, non lo fa. \u00c8 un pragmatico, e sembra aver gi\u00e0 fatto la sua scelta nel 2014. Per il contrasto dell\u2019Isis, confida soprattutto sulla capacit\u00e0 di leadership del generale Haftar, e del suo mentore egiziano.<\/p>\n<p>Sa che dobbiamo crescere, creare lavoro, e che per questo in Libia dobbiamo indurre un minimo di sicurezza e stabilit\u00e0. Il premier sa anche bene che stabilit\u00e0 e democrazia in certe parti del mondo possono essere conflittuali, e ci\u00f2 che ne consegue a volte pu\u00f2 non essere del tutto appetibile ai nostri delicati palati. E ancora meno a quelli della Ue, che quando manca l\u2019<i>acquis <\/i>ripudia tutto e tutti. Tranne, ovviamente, gli affari. Al momento, in Nord Africa l\u2019Egitto e l\u2019Algeria sono i pi\u00f9 importanti mercati italiani, e una Libia stabilizzata potrebbe seguire a ruota.<\/p>\n<p><b>Un investimento a rischio, ma necessario<\/b><br \/>Prendere o lasciare. E, soprattutto, evitare di inseguire utopie. Alcuni nostri alleati europei le predicano, ma non le inseguono. Al momento, quindi, questo nostro investimento in fiducia \u00e8 doveroso, sebbene l\u2019autoreferenziale Haftar, ma anche Al-Sisi, a casa loro appaiano indigesti a molti. <\/p>\n<p>Quindi, come si fa per ogni investimento ad alto rischio, sar\u00e0 bene rimanere sul chi vive, perch\u00e9 un domani gli interessi potrebbero anche divergere. Ad esempio, sulle autonomie in Cirenaica e, forse, anche sulla forma del futuro stato libico. Ma \u00e8 un rischio che, qualora il risultato del volonteroso tentativo dell\u2019Onu dovesse dimostrarsi inefficace, non presenta alternative.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, \u00e8 noto che nel confinante Paese dei Faraoni la caccia senza quartiere ai Fratelli Musulmani sta facendo regredire i pi\u00f9 giovani verso una sorta di clandestinit\u00e0 jihadista che potrebbe rendere loro molto appetibile l\u2019abbraccio con l\u2019Isis libico, e viceversa. \u00c8 chiaro che ci\u00f2 renderebbe ingestibile la situazione in Libia, trascinando nella destabilizzazione anche i confinanti Egitto, Tunisia e, forse, Algeria.<\/p>\n<p><b>\u00c8 indispensabile un deciso cambio di priorit\u00e0<\/b><br \/>Ci\u00f2 significa che \u00e8 tempo di riflettere se si stia sbagliando qualcosa, e sull\u2019evenienza che alcune priorit\u00e0 vadano decisamente riviste. Questo, il generale Haftar e il suo mentore egiziano lo hanno intuito da tempo.<\/p>\n<p>Invece l\u2019Occidente, nel suo insieme, continua a trastullarsi con il tentativo dell\u2019Onu di stabilire in Libia un improbabile governo unitario, o a proporsi per unilaterali, quanto pericolose, fughe in avanti.<\/p>\n<p>Se poi questo asfittico governo dovesse davvero richiedere &#8211; come improvvidamente ci si attende &#8211; un intervento occidentale sul terreno, allora finirebbe con il delegittimarsi del tutto e per sempre in casa propria. <\/p>\n<p>Definita come prima priorit\u00e0 la lotta all\u2019Isis, dobbiamo anche noi cercare di favorire &#8211; magari con una raffinata diplomazia porta a porta &#8211; la creazione di una forza di terra che comprenda, con il sostegno egiziano anche in termini di uomini sul terreno, una saldatura tra le forze fedeli a Tobruk, quelle di Misurata e tutte quelle tribali non disponibili a sottomettersi all\u2019Isis. Come le milizie di Zliten e, a Ovest e Sud-Ovest, le forze tunisine ed algerine. Forse, questa tela si sta gi\u00e0 tessendo.<\/p>\n<p>Ma bisogna fare presto, perch\u00e9 mentre l\u2019Occidente discute patrocinando soluzioni al momento impraticabili, l\u2019Isis in Libia cresce, rischiando di portare il contagio sia a Est che a Ovest. Il suo isolamento e distruzione \u00e8 la priorit\u00e0 che pu\u00f2 salvare il Nord Africa, ed \u00e8 in questo che i nostri alleati africani devono dimostrarsi credibili e trovare un ruolo trainante. Ci\u00f2 servirebbe anche a catalizzare una sorta di sinergia delle milizie tribali. <\/p>\n<p>Solo dopo si potr\u00e0 ripensare ad una forma di governo accettabile per tutti. Cercare di farlo oggi, appare una dannosa perdita di tempo. Come la Libia, anche noi non ce lo possiamo permettere.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Considerato il pratico fallimento, o, al meglio, la dubbia efficacia del nobile tentativo dell\u2019Onu per la costituzione di un improbabile governo unitario, sono in molti coloro che cominciano a pensare che in Libia sia tempo di invertire le priorit\u00e0. In altre parole: primo, debellare l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d. Secondo, pensare a un nuovo governo. 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