{"id":33320,"date":"2016-02-17T00:00:00","date_gmt":"2016-02-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/rifugiati-il-naufragio-del-sistema-delle-quote\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:02","slug":"rifugiati-il-naufragio-del-sistema-delle-quote","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/rifugiati-il-naufragio-del-sistema-delle-quote\/","title":{"rendered":"Rifugiati, il naufragio del sistema delle quote"},"content":{"rendered":"<p>Sul Consiglio europeo di questi giorni spirano venti di tempesta e non solo per la discussione sulla Brexit, la temuta uscita del Regno Unito dall\u2019Unione. A fibrillare, infatti, non c\u2019\u00e8 soltanto David Cameron. <\/p>\n<p>La scorsa conferenza di Monaco sulla sicurezza ha offerto un anticipo di quello che sar\u00e0 un altro tema centrale del summit di Bruxelles: il no francese al sistema delle quote fisse di accoglienza dei rifugiati.<\/p>\n<p><b>Fallimento del piano europeo sull\u2019immigrazione<\/b><br \/>\u201cBisogna dare un messaggio molto chiaro che dice: ora non accogliamo pi\u00f9 rifugiati. Altrimenti saremo costretti a ristabilire le frontiere interne\u201d. La sterzata del primo ministro Manuel Valls, dettata evidentemente anche da ragioni di politica interna, ha sancito, in un colpo solo, la fine del piano europeo sull\u2019immigrazione e l\u2019inizio di una nuova fase politica per il suo demiurgo, la cancelliera tedesca Angela Merkel, accusata in patria e all\u2019estero di aver sottovalutato le implicazioni della sua politica liberale sulle migrazioni.<\/p>\n<p>Mentre il piano europeo naufragava tra ricollocamenti mancati, hot spot mai aperti e identificazioni random, nelle prime sei settimane del 2016, in Europa, sono arrivati pi\u00f9 di 80 mila migranti e rifugiati. <\/p>\n<p>Secondo un recente rapporto della Commissione europea, il flusso, di gran lunga superiore a quello registrato nei primi quattro mesi del 2015, \u00e8 stato gestito eludendo quasi completamente le indicazioni fissate a settembre 2015 dalla <i>European Agenda on Migration<\/i>.<\/p>\n<p><b>Il gruppo di Visegr\u00e1d<\/b><br \/>Nei fatti, a dispetto degli accordi sottoscritti, dei 160 mila richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere trasferiti dalla Grecia e dall\u2019Italia agli altri stati membri dell\u2019Unione europea, Ue, \u201csolo 218 risultano trasferiti dalla Grecia e 279 dall\u2019Italia\u201d. <\/p>\n<p>Un epilogo che evidentemente tira in ballo i paesi che sin dall\u2019inizio hanno impedito che il sistema quote decollasse. Non solo la Francia, quindi, ma anche Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, quartetto est-europeo che forma il gruppo di Visegr\u00e1d, una coalizione storicamente ostile alle indicazioni della Commissione in materia di politica migratoria.<\/p>\n<p>In vista del Consiglio di domani il gruppo si \u00e8 riunito a Praga in versione allargata, con due <i>new entry <\/i>tutt\u2019altro che secondarie: il presidente della Repubblica macedone, Gjorge Ivanov e il primo ministro bulgaro Boyko Borissov. Due paesi esposti in prima linea ai flussi di richiedenti asilo che transitano lungo la rotta balcanica e che ora, su proposta ceca, potrebbero accettare di blindare del tutto le rispettive frontiere con la Grecia cos\u00ec da limitare i flussi che il governo ellenico continua a controllare poco e male.<\/p>\n<p><b>Bulgaria e Macedonia e il blocco dei confini<\/b><br \/>Se, per la Bulgaria, il muro rappresenterebbe soltanto un\u2019estensione di quello gi\u00e0 avviato nel 2015 lungo il confine con la Turchia, per la Macedonia il progetto comporterebbe, di fatto, l\u2019ufficializzazione definitiva a <i>gatekeeper<\/i> di Europa. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 che pare certo \u00e8 che la barriera metallica avviata lo scorso novembre lungo il corso del fiume Axios che separa la Macedonia dalla Grecia, si estender\u00e0 nel giro di qualche mese all\u2019intero confine.<\/p>\n<p>Il piano, inutile a dirsi, ha lasciato di stucco il gruppo sparuto di paesi che ancora puntano a rafforzare la rete degli <i>hot<\/i>-spot e il piano di cooperazione da tre miliardi di euro con la Turchia. Una linea possibilista capeggiata dall\u2019Italia, consapevole che il blocco dei confini bulgaro e macedone potrebbe aumentare la pressione lunga la rotta albanese e di l\u00ec sulla Puglia.<\/p>\n<p>Sullo sfondo, nel ginepraio di conversazioni tra cancellerie che litigano sull\u2019opportunit\u00e0 di blindare i confini d\u2019Europa, si staglia ci\u00f2 che si scommette sar\u00e0 il grande assente del Consiglio: una discussione franca sull\u2019unica via per evitare il collasso, ossia l\u2019apertura di canali d\u2019accesso protetto per garantire l\u2019ingresso in Europa ai titolari di protezione umanitaria in fuga dai paesi in guerra.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul Consiglio europeo di questi giorni spirano venti di tempesta e non solo per la discussione sulla Brexit, la temuta uscita del Regno Unito dall\u2019Unione. A fibrillare, infatti, non c\u2019\u00e8 soltanto David Cameron. 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