{"id":33350,"date":"2016-02-18T00:00:00","date_gmt":"2016-02-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-la-realpolitik-di-oggi-mina-gli-interessi-di-domani\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:01","slug":"se-la-realpolitik-di-oggi-mina-gli-interessi-di-domani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/se-la-realpolitik-di-oggi-mina-gli-interessi-di-domani\/","title":{"rendered":"Se la realpolitik di oggi mina gli interessi di domani"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un convitato di pietra, a cui ogni tanto si accenna quando si parla dell\u2019assassinio di Giulio Regeni. \u00c8 una parola all\u2019apparenza rassicurante, e allo stesso tempo saggia. Stabilit\u00e0. \u00c8 la stabilit\u00e0 dell\u2019Egitto alla quale dobbiamo guardare con estrema attenzione, nel nostro delicato ruolo politico nel Mediterraneo. <\/p>\n<p>\u00c8 la stabilit\u00e0 dell\u2019Egitto che ci protegger\u00e0 dall\u2019attacco dell\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d. \u00c8 la stabilit\u00e0 del pi\u00f9 importante Paese della costa settentrionale dell\u2019Africa che dobbiamo proteggere, per tutte le ragioni politiche, economiche, strategiche che toccano l\u2019Italia: la crisi libica, le migrazioni, il contenimento dell\u2019integralismo di marca islamista.<\/p>\n<p>La stabilit\u00e0 \u00e8 la nostra trincea e per mantenerla dobbiamo ingoiare bocconi amari. La Realpolitik \u00e8 razionale, seria. La ricerca di verit\u00e0 e giustizia sul caso Regeni \u00e8 carica di troppo idealismo. Che cosa intendiamo, per\u00f2, per stabilit\u00e0? Siamo sicuri, dal punto di vista concettuale e da quello storico, che la stabilit\u00e0 debba essere coniugata a un atteggiamento morbido verso le violazioni dei diritti umani e civili? Siamo sicuri che la stabilit\u00e0 si costruisca e si mantenga con il pugno duro, e con un sistema istituzionale e politico autoritario?<\/p>\n<p><b>La stabilit\u00e0 insostenibile dell\u2019Egitto<\/b><br \/>La recente storia egiziana ci mostra che non \u00e8 cos\u00ec. Gi\u00e0 in passato la stabilit\u00e0 del regime egiziano \u00e8 stata erroneamente ritenuta sostenibile, dimenticandosi che sostenibilit\u00e0 e stabilit\u00e0 sono due concetti distinti, dove il primo \u00e8 molto pi\u00f9 ampio, profondo e lungimirante del secondo. <\/p>\n<p>Durante l\u2019epoca di Hosni Mubarak &#8211; decenni segnati da autoritarismo, repressione ed esclusione politica &#8211; l\u2019Italia ha speso molte energie per sostenere la stabilit\u00e0 egiziana. Una stabilit\u00e0 molto cara anche in termini di diritti umani, il cui perseguimento ha spesso agito a danno della sostenibilit\u00e0 del regime, entrato infatti in crisi all\u2019inizio del 2011.<\/p>\n<p>Quanti si sono affannati nel ricercare quella stabilit\u00e0 che rende il terreno fertile al business non lo hanno fatto avendo pensieri di lungo periodo. Hanno preferito accontentarsi di conservare il business <i>as usual<\/i>, ignorando tutti i segnali che mostravano che il popolo egiziano non era interamente rappresentato dai politici o dagli imprenditori autorizzati e sponsorizzati dal regime a fare affari con noi. <\/p>\n<p>Oltre a questi c\u2019erano quei cittadini ridotti da anni in stato di sudditanza. Persone non solo escluse dalla vita politica, ma anche private dei loro diritti e dei pi\u00f9 semplici servizi che garantiscono una vita degna. Egiziani in un continuo stato di paura e terrore causato dall\u2019apparto di sicurezza che servendosi di repressione e cooptazione ha tenuto sotto controllo non solo i Fratelli Musulmani &#8211; clandestini fino al 2011 e nuovamente dalla fine del 2013 &#8211; ma anche gli attivisti di sinistra e ogni voce stonata rispetto al coro ufficiale.<\/p>\n<p>Gruppi, questi ultimi, che riuscivano comunque a far venire a galla un certo malcontento sfociato in tentativi di manifestazioni o proteste sindacali brutalmente represse sul nascere, come hanno sempre denunciato le pi\u00f9 attente Ong attive sul campo, e ignorate da un Occidente superficiale. <\/p>\n<p>Una parte di mondo cieca anche ai pi\u00f9 evidenti segnali di turbolenza messi a nudo, nel 2004, dalle manifestazioni di strada organizzate da Kifaya. Un movimento che ha avuto il merito di mettere in luce una montante insoddisfazione che metteva in pericolo la stabilit\u00e0 di facciata. Un\u2019insoddisfazione condivisa da milioni di giovani egiziani disoccupati, umiliati e privati di dignit\u00e0 e diritti che impossibilitati a trovare una qualsiasi realizzazione hanno trovato infine il coraggio di battere la barriera della paura per rivendicare i diritti che gli erano stati sottratti. <\/p>\n<p>La goccia che fece traboccare il vaso fu la morte di Khaled Said, un giovane attivista pestato a morte, nel giugno 2010, da due poliziotti all\u2019uscita di un internet caff\u00e8. La sua tragica fine spinse i giovani a ribellarsi al dittatore di turno, facendo crollare la facciata di stabilit\u00e0 dietro la quale si barricava il regime.<\/p>\n<p><b>L\u2019Europa nata sullo stato di diritto <\/b><br \/>Senza mettere in discussione il rapporto stretto tra stabilit\u00e0 e assenza di diritti, siamo sicuri che la Realpolitik protegga pi\u00f9 i nostri interessi di quanto non li protegga una posizione chiara verso i diritti?<\/p>\n<p>A sorreggere la nostra tesi \u00e8 una riflessione sulla storia europea. Sino al 1945, l\u2019Europa \u00e8 stata al centro di un &#8216;900 percorso da due guerre mondiali, la fine dell\u2019imperialismo classico, una crisi economica profondissima, due tra le peggiori ideologie razziste e almeno tre dittature, e la vergogna eterna della Shoah. <\/p>\n<p>L\u2019Europa della crisi dei diritti \u00e8 stata una peste che ha infiammato tutto il mondo. Dopo la seconda guerra mondiale, la parte occidentale dell\u2019Europa \u00e8 risorta attraverso una stagione rivoluzionaria poggiata sulle costituzioni e sulla protezione dei diritti fondamentali: una stagione che ha avuto proprio nell\u2019Italia e nella Germania i due esempi pi\u00f9 interessanti.<\/p>\n<p>\u00c8 una sintesi che avrebbe bisogno di una riflessione pi\u00f9 complessa, certo. Parla, per\u00f2, di una realt\u00e0 incontrovertibile: la stabilit\u00e0 dell\u2019Europa si \u00e8 legata del tutto e in maniera indissolubile al sostegno degli Stati di diritto e all\u2019affermazione dei diritti umani e civili. <\/p>\n<p>Lo dimostrano le due instabilit\u00e0 degli scorsi decenni: la caduta del sistema dei satelliti dell\u2019Unione Sovietica, causata dall\u2019assenza delle libert\u00e0, e la disgregazione della Jugoslavia, dissolta anche per il peso di una crisi della rappresentanza. A darci la prova del nove \u00e8 l\u2019attuale crisi dell\u2019Europa, che trova proprio nell\u2019indebolimento dei diritti il suo vulnus, nel modo in cui affronta le migrazioni.<\/p>\n<p><b>Rivoluzione della nostra politica mediterranea<\/b><br \/>Ci\u00f2 che applichiamo a all\u2019Europa, va applicato &#8211; come chiedono le Convenzioni internazionali nate non casualmente dopo la seconda guerra mondiale &#8211; al resto del pianeta. A meno che non si voglia credere veramente alla follia che gli arabi non siano costituzionalmente portati alla democrazia, o credere a chi &#8211; tra coloro che detengono il potere nelle capitali arabe &#8211; afferma che ci sia ancora bisogno di decenni per portare la democrazia in Medio Oriente e Nord Africa.<\/p>\n<p>La stabilit\u00e0 araba \u00e8, per citare l&#8217;intellettuale libanese Samir Qassir, inversamente proporzionale alla \u201cinfelicit\u00e0 araba\u201d. Solo la difesa dei diritti e una posizione ferma verso le autocrazie al potere e le controrivoluzioni in corso possono sostenere la stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di una rivoluzione necessaria nella nostra politica mediterranea che trova il suo terreno primo proprio in Egitto. \u00c8 la stessa storia recente egiziana, infatti, a dirci a gran voce che la stabilit\u00e0 al Cairo, da dove sono mesi che arrivano gli stessi segnali allarmanti che hanno anticipato lo scoppio della rivoluzione del 2011, non parla la lingua delle violazioni dei diritti.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un convitato di pietra, a cui ogni tanto si accenna quando si parla dell\u2019assassinio di Giulio Regeni. \u00c8 una parola all\u2019apparenza rassicurante, e allo stesso tempo saggia. 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