{"id":33360,"date":"2016-02-19T00:00:00","date_gmt":"2016-02-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-tregua-di-doha-sul-prezzo-del-barile\/"},"modified":"2017-11-03T15:18:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:18:00","slug":"la-tregua-di-doha-sul-prezzo-del-barile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/la-tregua-di-doha-sul-prezzo-del-barile\/","title":{"rendered":"La tregua di Doha sul prezzo del barile"},"content":{"rendered":"<p>Dove c\u2019\u00e8 petrolio c\u2019\u00e8 immancabilmente geopolitica. \u00c8 sempre stato cos\u00ec per qualsiasi materia prima: si \u00e8 combattuto per il ferro nel momento in cui gli uomini hanno scoperto che le lance di quel metallo erano pi\u00f9 resistenti. Si \u00e8 combattuto per il cotone, il carbone, i merluzzi dell\u2019Atlantico settentrionale.<\/p>\n<p>Ariel Sharon che nel settore aveva una certa esperienza, sosteneva che le guerre mediorientali non si combattevano per il petrolio, ma per l\u2019acqua. Tuttavia nulla come gli idrocarburi garantiscono da un centinaio di anni la ricchezza e le opportunit\u00e0, l\u2019instabilit\u00e0 e gli squilibri del Medio Oriente.<\/p>\n<p> <b>Produzione petrolifera congelata<\/b><br \/> Anche la decisione presa a Doha &#8211; nell\u2019attesa fremente dei mercati mondiali &#8211; di congelare la produzione petrolifera, ha una valenza geopolitica quasi pi\u00f9 importante dei suoi effetti economici.<\/p>\n<p>L\u2019hanno presa sauditi e russi, insieme a Qatar e Venezuela. Gli iraniani avevano rifiutato di adeguarsi. Poi, fatti due calcoli, hanno deciso di farlo anche se nella pratica si metteranno in riga fra qualche mese.<\/p>\n<p>  In realt\u00e0 sauditi e russi hanno deciso di congelare la produzione ai livelli di gennaio: cio\u00e8 sufficientemente alti per l\u2019Arabia Saudita e molto alti per la Russia, praticamente i pi\u00f9 alti nella storia dell\u2019industria petrolifera post-sovietica. Non \u00e8 dunque un grande sacrificio.<\/p>\n<p> Il Qatar \u00e8 una super potenza nella produzione di gas liquefatto, riguardo al petrolio \u00e8 un nano: ha partecipato perch\u00e9, appunto, contava geopoliticamente esserci. Il Venezuela alle soglie del disastro economico, chiedeva un congelamento quale esso fosse.<\/p>\n<p> <b>I sauditi tornano a mediare <\/b><br \/> I mercati hanno ringraziato, il prezzo del barile si \u00e8 mosso un po\u2019 verso l\u2019alto. Non \u00e8 stata per\u00f2 una rivoluzione, nessun ritorno a quel valore \u201cnon troppo alto n\u00e9 troppo basso\u201d, che i sauditi avevano sempre cercato e imposto. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019Arabia Saudita prima di re Salman, e soprattutto del suo prediletto figlio Mohammed, vice principe ereditario, \u00e8 sempre stato un protagonista calmieratore e pragmatico della scena petrolifera. Da qualche tempo non lo era pi\u00f9, alla ricerca di un ruolo da leader nella regione, dopo le evidenti riluttanze americane.<\/p>\n<p> Per tornare a un valore equilibrato del barile occorre tempo, ma l\u2019accordo di Doha ha in qualche modo ripristinato l\u2019antico ruolo moderatore saudita.<\/p>\n<p> Nel marzo del 2012 il barile di greggio valeva 125 dollari, nel gennaio 2016 era sceso sotto i 30. Nessun paese produttore pu\u00f2 contenere a lungo una recessione di queste dimensioni. Un po\u2019 di pi\u00f9 l\u2019Arabia Saudita che ne \u00e8 stata la vera e consapevole causa.<\/p>\n<p>Il petrolio assicura il 90% della ricchezza del regno e l\u201987 delle sue esportazioni. Ma il costo medio di estrazione del barile \u00e8 di circa 5 dollari, il surplus fiscale saudita di 400 miliardi di dollari e i suoi assets nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti, valgono circa 700 miliardi.<\/p>\n<p> <b>Tempo di austerity per la petromonarchia<\/b><br \/> Quella saudita non \u00e8 una condizione ai limiti del fallimento come nel caso russo e ancora di pi\u00f9 venezuelano.  Il deficit di quasi mille miliardi ammesso nell\u2019ultimo Bilancio, a dicembre, non \u00e8 tuttavia un peso che si possa portare facilmente, ma sta aiutando il regno ad imporre a una societ\u00e0 profondamente conservatrice, riforme economiche e tagli di spesa che altrimenti non sarebbe stato facile far passare.<\/p>\n<p> Fra una guerra nello Yemen e una presenza militare in ogni altro conflitto e crisi regionale, il principe Mohammed \u00e8 anche il responsabile della principale agenda economica: privatizzare e diversificare dalla assoluta rilevanza petrolifera nell\u2019economia saudita.<\/p>\n<p>Ma se alla fine, dopo aver fatto precipitare il valore del barile per fermare la rinascita petrolifera americana e contenere il ritorno iraniano, il regno ha deciso di congelare la produzione, la causa non \u00e8 tanto il deficit di bilancio quanto la geopolitica.<\/p>\n<p>Russi e sauditi impegnati in fronti separati nelle guerre in Siria, in Libia, Iraq e ovunque, nel cosiddetto accordo di Doha giocano invece nella stessa squadra con gli stessi interessi. \u00c8 anche per questo che gli iraniani &#8211; comunque ancora privi delle tecnologie necessarie per aumentare rapidamente la loro produzione &#8211; alla fine hanno accettato di congelarla e di esserci nell\u2019accordo. <\/p>\n<p>\u00c8 tuttavia difficile che questo sia il segnale di un cambiamento di alleanze e agende politiche: \u00e8 solo una prova forse non necessaria di quanto intricato sia lo scenario mediorientale.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dove c\u2019\u00e8 petrolio c\u2019\u00e8 immancabilmente geopolitica. \u00c8 sempre stato cos\u00ec per qualsiasi materia prima: si \u00e8 combattuto per il ferro nel momento in cui gli uomini hanno scoperto che le lance di quel metallo erano pi\u00f9 resistenti. 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