{"id":33450,"date":"2016-02-25T00:00:00","date_gmt":"2016-02-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/leuropa-di-spinelli-contro-quella-della-thatcher\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:57","slug":"leuropa-di-spinelli-contro-quella-della-thatcher","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/leuropa-di-spinelli-contro-quella-della-thatcher\/","title":{"rendered":"L\u2019Europa di Spinelli contro quella della Thatcher"},"content":{"rendered":"<p>David Cameron ha ottenuto pi\u00f9 o meno quello che voleva; i Ventisette hanno concesso pi\u00f9 o meno quello che ritenevano possibile. Il risultato \u00e8 un compromesso che forse eviter\u00e0 la fuoriuscita della Gran Bretagna dall\u2019Unione europea, Ue, ma che lascia aperti molti interrogativi e fa intravvedere pericoli del cui impatto non tutti sembrano essersi resi conto.<\/p>\n<p><b>Addio a un\u2019Ue sempre pi\u00f9 stretta<\/b><br \/>La cancellazione dell\u2019impegno condiviso per una \u201cunione sempre pi\u00f9 stretta\u201d \u00e8 stata considerata a lungo alla stregua di una clausola di stile, o poco pi\u00f9, e lo stesso Cameron la aveva, almeno all\u2019inizio, presentata cos\u00ec. <\/p>\n<p>Man mano che ci si \u00e8 avvicinati alla stretta finale del negoziato ci si \u00e8 resi conto che essa \u00e8 destinata a modificare l\u2019impianto istituzionale europeo in maniera ben pi\u00f9 dirompente.<\/p>\n<p>Il mantra di un gruppo di paesi che condividono il medesimo obiettivo di dare vita ad una struttura sovranazionale comune &#8211; sia pure con tempi modalit\u00e0 differenziate &#8211; non ha pi\u00f9 fondamento. Era un mantra un po\u2019 frusto, qualcuno potr\u00e0 osservare, ma era anche l\u2019unico a costituire il tessuto politico unificante del progetto europeo.<\/p>\n<p>Ora il re \u00e8 nudo e nessuno pu\u00f2 fingere di ignorarlo: per l\u2019Ue si prospetta un futuro non gi\u00e0 basato su geometrie variabili, velocit\u00e0 differenziate e quant\u2019altro, bens\u00ec su due Europe distinte: una di Altiero Spinelli, intorno all\u2019euro, una di Margaret Thatcher, basata sul mercato. <\/p>\n<p>Due Europe separate e interconnesse &#8211; in una reinterpretazione del concetto di Europa \u201cdelle convergenze parallele\u201d &#8211; nel quadro di una Ue pi\u00f9 ampia &#8211; quella di Coudenhove Kalergi &#8211; basata su principi fondamentali di libert\u00e0, economia di mercato e diritti della persona, in cui si potr\u00e0 far posto alla Turchia e si dovr\u00e0 cercare di far ragionare gli Orban di oggi e di domani.<\/p>\n<p>A volerla cogliere, l\u2019accordo sul Brexit potrebbe fornire l\u2019occasione per un ripensamento a fondo della natura e delle finalit\u00e0 dell\u2019Ue (\u00e8 quanto sostengono anche gli euroscettici inglesi, sia pure in una prospettiva diversa). Come potr\u00e0 articolarsi l\u2019Europa politicamente integrata della moneta? Quale sar\u00e0 la sua governance? Quale la tempistica e le modalit\u00e0 di un processo unificante che dovr\u00e0 partire da una unione economica e di bilancio, ma non fermarsi alla creazione di un unico ministro delle finanze? Chi ne saranno i membri?<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia e la revisione dell\u2019identit\u00e0 europea<\/b><br \/>Immaginare che tutti i Diciannove saranno disposti a compiere il salto di qualit\u00e0 verso l\u2019unione sovranazionale che la sopravvivenza a lungo termine dell\u2019euro richiede non \u00e8 assolutamente scontato. Cos\u00ec come non \u00e8 scontato se, e come potr\u00e0\/vorr\u00e0 parteciparvi un\u2019Italia che sembra oscillare fra bordate euroscettiche e dichiarazioni d\u2019impegno di sapore federalista (si veda l\u2019ultimo <i>position paper <\/i>di palazzo Chigi). <\/p>\n<p>Come verranno definite le relazioni fra l\u2019Europa politica e l\u2019Europa del mercato? Come si potr\u00e0 evitare che la scomposizione del processo europeo avviata con il compromesso sul Brexit &#8211; in tema di immigrazione, welfare, rapporti finanziari &#8211; non diventi strutturale, alterandone definitivamente la natura? Come, di conseguenza, far s\u00ec che l\u2019eccezionalissimo britannico resti tale, mentre si profilano all\u2019orizzonte richieste del medesimo segno (Danimarca e Irlanda si agitano gi\u00e0)?<\/p>\n<p>L\u2019Italia ha storicamente svolto un forte ruolo propositivo nella costruzione politica dell\u2019Europa: la debolezza francese e i condizionamenti della Merkel potrebbero consentirle di assumere la guida dell\u2019indispensabile revisione dell\u2019identit\u00e0 europea. Ci vorrebbe un forte colpo d\u2019ala, che almeno per ora non si vede, mentre il governo Renzi resta ancorato a schemi come quello di sei fondatori che, aldil\u00e0 del dato simbolico, \u00e8 superato tanto dalla contingenza come dalla storia.<\/p>\n<p><b>Brexit, campagna elettorale<\/b><br \/>La campagna per il referendum \u00e8 partita in maniera diversa da come Cameron si aspettava. Sul piano razionale, vi sono pochi dubbi che per Londra uscire dall\u2019Ue avrebbe effetti fortemente negativi; la pi\u00f9 che probabile secessione della Scozia potrebbe decretare addirittura la fine del Regno Unito. La grande industria e la borghesia cosmopolita delle grandi citt\u00e0 ha preso decisamente posizione per il s\u00ec, ma non \u00e8 detto che basti.<\/p>\n<p>Sull\u2019esito del voto le valutazioni razionali rischieranno di cedere il passo a pulsioni che di razionale hanno poco e che sono profondamente radicate nelle zone rurali e nella vecchia cintura industriale: si tratta di un elettorato che diffida della City e che vede nell\u2019Europa un pericoloso cavallo di troia della globalizzazione, dalla quale difendersi rivendicando l\u2019insularismo della propria <i>britishness<\/i>. Gioca contro di ci\u00f2 il tradizionale pragmatismo degli inglesi, che li porta in genere a preferire il \u201cdiavolo che si conosce\u201d al rischio di nuove avventure.<\/p>\n<p><b>Vittoria del S\u00ec, ma \u2026<\/b><br \/>Mi sentirei quindi di dire che &#8211; salvo stravolgimenti dell\u2019ultimo momento, come una nuova crisi dei migranti o l\u2019esplosione del caso Grecia &#8211; il s\u00ec prevarr\u00e0 con un margine ristretto, simile a quello del referendum per la Scozia. Se cos\u00ec dovesse essere, il problema inglese non sarebbe risolto, ma continuerebbe a trascinarsi indefinitamente, con una Londra sempre pi\u00f9 riottosa e alla ricerca di ulteriori scappatoie che allontanino il pericolo di finire contaminata dall\u2019aborrito progetto di integrazione politica sovranazionale.<\/p>\n<p>\u00c8 quello su cui punta <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3342\" target= \"blank\"><b><u>Boris Johnson<\/u><\/b><\/a>, il quale si \u00e8 schierato per il no ma ha poi spiegato, in un lungo articolo sul <i>Daily Telegraph<\/i>, di non volere l\u2019uscita della Gran Bretagna dall\u2019Ue, ma di volersi servire del no per negoziare ulteriori concessioni con Bruxelles. <\/p>\n<p>Sul piano interno il suo calcolo ha senso: se David Cameron dovesse vincere il referendum alla grande, le possibilit\u00e0 di Boris Johnson di soffiargli il posto alle prossime elezioni si ridurrebbero a zero mentre, nel caso di vittoria del no, le cose muterebbero a suo favore.<\/p>\n<p>Sul piano comunitario per\u00f2 Johnson, e i molti che a Londra la pensano come lui, sottovalutano gravemente l\u2019insofferenza degli altri partner per questa costante, querula insistenza britannica nell\u2019accettare negando, nel negoziare ripromettendosi di cambiare idea. La pazienza degli Eurocrati potrebbe stavolta essere davvero finita.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>David Cameron ha ottenuto pi\u00f9 o meno quello che voleva; i Ventisette hanno concesso pi\u00f9 o meno quello che ritenevano possibile. Il risultato \u00e8 un compromesso che forse eviter\u00e0 la fuoriuscita della Gran Bretagna dall\u2019Unione europea, Ue, ma che lascia aperti molti interrogativi e fa intravvedere pericoli del cui impatto non tutti sembrano essersi resi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[171,90,96,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33450"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=33450"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33450\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62381,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33450\/revisions\/62381"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=33450"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=33450"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=33450"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}