{"id":33460,"date":"2016-02-26T00:00:00","date_gmt":"2016-02-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-difesa-non-e-piu-il-figlio-illegittimo-dellunione\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:55","slug":"la-difesa-non-e-piu-il-figlio-illegittimo-dellunione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/la-difesa-non-e-piu-il-figlio-illegittimo-dellunione\/","title":{"rendered":"La Difesa non \u00e8 pi\u00f9 il figlio illegittimo dell\u2019Unione"},"content":{"rendered":"<p>Di fronte alla nuova minaccia del terrorismo islamico e ai rischi derivanti dall\u2019instabilit\u00e0 dei Paesi vicini ai suoi confini meridionali e orientali, l\u2019Europa manifesta le sue debolezze e le sue contraddizioni. Fra queste, da una parte alcuni Stati membri chiudono le frontiere e \u201crinazionalizzano\u201d la politica estera e di difesa, dall\u2019altra tutti auspicano il rafforzamento delle capacit\u00e0 europee di difesa.<\/p>\n<p>Ci si dimentica cos\u00ec che se \u201cla guerra non \u00e8 che la continuazione della politica con altri mezzi\u201d, non ci pu\u00f2 essere maggiore integrazione militare senza una maggiore integrazione politica.<\/p>\n<p><b>L\u2019Europa delle contraddizioni e degli espedienti<\/b><br \/>In realt\u00e0 l\u2019Europa \u00e8 uno strano animale che evolve per approssimazioni successive, spingendo l\u2019integrazione l\u00e0 dove risulta pi\u00f9 necessaria e, quindi, politicamente pi\u00f9 sostenibile. Di fronte ad un incendio che divampa vicino a casa, \u00e8, quindi, comprensibile che molti pensino sia necessario mettere da parte le divergenze e organizzarsi insieme per spegnerlo, rafforzando le capacit\u00e0 militari europee.<\/p>\n<p>Qui ci si scontra con un\u2019altra contraddizione: essendo nata dopo la Seconda Guerra Mondiale col preciso scopo di impedire nuovi conflitti, nel Dna dell\u2019Unione Europea \u00e8 stato inserito un \u201canticorpo\u201d nei confronti di ogni attivit\u00e0 militare: in parte non prevedendo iniziative in questo campo (ruolo della Commissione Europea e, parzialmente, del Consiglio e del Parlamento europeo), in parte con specifici divieti ad occuparsi di temi militari (Agenzia Spaziale Europea, Banca Europea degli Investimenti).<\/p>\n<p>Questa situazione fa s\u00ec che non sia previsto esplicitamente un Consiglio Europeo dei soli Ministri della Difesa, non esista una Commissione Difesa nel Parlamento Europeo, non vi sia un filone per i progetti di ricerca militari nei Programmi Quadro, non possano essere finanziati programmi spaziali militari o programmi di investimento in equipaggiamenti o infrastrutture militari.<\/p>\n<p>Per fortuna l\u2019allargamento della \u201cdifesa\u201d alla pi\u00f9 ampia \u201csicurezza e difesa\u201d, lo sviluppo della nuova dimensione duale nell\u2019innovazione e nella realizzazione di equipaggiamenti ad alta tecnologia, la necessit\u00e0 di una comune capacit\u00e0 di proiezione internazionale hanno consentito di far rientrare dalla finestra quello che era stato buttato fuori dalla porta: l\u2019Unione Europea ha, quindi, potuto, soprattutto in questo decennio, occuparsi di alcune problematiche della difesa.<\/p>\n<p>In particolare questo \u00e8 avvenuto, sul piano intergovernativo, attraverso l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Agenzia Europea di Difesa e, su quello comunitario, attraverso la Csdp-Politica Comune di Sicurezza e Difesa che, ad esempio, ha consentito alla Commissione di lanciare la <i>Preparatory Action on Csdp related research<\/i> con cui, per la prima volta, si finanzieranno sperimentalmente alcuni progetti di ricerca nel campo della difesa. <\/p>\n<p>Analogamente, in ambito Eif-Fondo di Investimento Europeo \u00e8 prevista una limitazione dell\u2019esclusione generale del settore difesa per quelle attivit\u00e0 che sono parte o sono complementari alle politiche dell\u2019Ue (fra cui vi \u00e8 la Csdp).<\/p>\n<p>Sembra, per\u00f2, giunto il momento di cominciare ad eliminare anche formalmente le barriere che limitano e condizionano nuove possibili iniziative di integrazione nel campo della sicurezza e difesa. E necessario \u201csdoganare\u201d il settore della difesa nel contesto dell\u2019Ue e di tutti i suoi organismi, riconoscendone la pari dignit\u00e0 ai fini dell\u2019accesso a tutte le iniziative europee e una pari considerazione negli interventi delle Istituzioni europee.<\/p>\n<p><b>Rimuovere le barriere<\/b><br \/>Una prima barriera, anche ideologica, \u00e8 stata rimossa con l\u2019entrata in vigore, nel settembre 2014, del nuovo sistema di contabilit\u00e0 europeo Esa 2010 che considera le attivit\u00e0 relative alle acquisizioni e R&#038;T militari come investimento e non pi\u00f9 come consumi intermedi.<\/p>\n<p>Questo significa riconoscere che le spese per acquisizione di equipaggiamenti e R&#038;T militare rappresentano veri e propri investimenti con conseguente creazione di ricchezza per il Paese, a prescindere dal loro ruolo indispensabile per garantire la difesa e sicurezza del Paese e dal fatto che, incrementando il Pil, si riduce, seppure quasi impercettibilmente, la percentuale del deficit.<\/p>\n<p>Fra le altre barriere, vi \u00e8 l\u2019esclusione del settore difesa dall\u2019area di intervento dell\u2019Eib-Banca Europea per gli Investimenti. Un\u2019impostazione che risulta, per altro, in contraddizione con il suo ruolo nel supportare l\u2019integrazione europea, le politiche europee (fra cui c\u2019\u00e8 la Csdp), la crescita e l\u2019occupazione.<\/p>\n<p>Le conseguenze sono che il settore della difesa \u00e8 escluso anche dall\u2019Efsi-Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici e che vi sono maggiori difficolt\u00e0 nella ricerca di finanziamenti a causa del tendenziale allineamento del settore bancario alla politica della Banca Europea (soprattutto in alcuni paesi, fra cui l\u2019Italia).<\/p>\n<p>Un\u2019altra barriera \u00e8 legata alla possibilit\u00e0 che la Commissione Europea e le Agenzie europee possano acquisire determinate capacit\u00e0 operative nel settore della protezione dalla minaccia ibrida (Nbcr e cyber), della sorveglianza dei confini esterni e del territorio, delle comunicazioni satellitari. Questo allargherebbe e qualificherebbe in senso europeo la domanda degli equipaggiamenti necessari.<\/p>\n<p>Un diffuso ostacolo riguarda la divisione fra settore civile e militare nel campo delle strategie della Commissione Europea: nel campo aeronautico (Move), nelle telecomunicazioni (Connect), nella politica spaziale (Grow), nella cosiddetta <i>circular economy<\/i> (Env).<\/p>\n<p>Ma l\u2019obiettivo prioritario non pu\u00f2 che essere quello di aprire il prossimo Programma Quadro per la ricerca e l\u2019innovazione, da cui potrebbero venire importanti risorse aggiuntive a supporto di maggiori e migliori capacit\u00e0 europee nel campo della sicurezza e difesa. Se si pensa che l\u2019attuale Programma Horizon 2020 dovrebbe attivare circa 80 miliardi di euro nei sette anni programmati, \u00e8 evidente che, in futuro, anche una limitata percentuale di risorse potrebbe consentire all\u2019Europa un salto tecnologico senza precedenti nel settore dell\u2019aerospazio, sicurezza e difesa, recuperando l\u2019attuale preoccupante ritardo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte alla nuova minaccia del terrorismo islamico e ai rischi derivanti dall\u2019instabilit\u00e0 dei Paesi vicini ai suoi confini meridionali e orientali, l\u2019Europa manifesta le sue debolezze e le sue contraddizioni. 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