{"id":33480,"date":"2016-02-26T00:00:00","date_gmt":"2016-02-25T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/croazia-europeisti-anti-sistema\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:56","slug":"croazia-europeisti-anti-sistema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/croazia-europeisti-anti-sistema\/","title":{"rendered":"Croazia: europeisti anti sistema?"},"content":{"rendered":"<p>Il recente dimissionamento del capo dei servizi segreti croati, Dragan Lozancic, mostra le prime crepe del neo-governo croato guidato da Tihomir Ore\u0161kovi?. L\u2019Hdz e Most, partner in una incerta coalizione confermata il 22 gennaio scorso, si trovano dunque a dover affrontare la loro prima crisi interna dopo poco meno di un mese di mandato.<\/p>\n<p>L&#8217;8 novembre 2015 la Croazia ha difatti affrontato le prime elezioni parlamentari dopo l\u2019adesione all\u2019Unione Europea nel 2013. Per le due coalizioni principali, guidate dai Social Democratici (Sdp) di centro-sinistra e dall\u2019Unione Democratica Croata (Hdz) di centro-destra, le elezioni si sono concluse con un deludente pari merito. Ottenendo rispettivamente 56 e 59 seggi, i due gruppi hanno dovuto rimettere le proprie sorti nelle mani del neonato partito Most (Nezavisnih Lista), in possesso di 19 seggi.<\/p>\n<p>Sulle orme di altri paesi europei, il risultato elettorale ha dunque evidenziato nuove dinamiche di voto e la comparsa di sentimenti politici anti-sistema; con una differenza: la quasi totale assenza dell\u2019ormai onnipresente e inneggiato \u2018euroscetticismo\u2019.<\/p>\n<p><b>Most, l\u2019ago della bilancia<\/b><br \/>\nIn vista delle elezioni del 2015, la campagna elettorale di entrambe le fazioni \u00e8 stata in gran parte dominata da una retorica antagonistica piuttosto che da sostanziali differenze programmatiche. Nonostante alcune differenze marginali, entrambi i partiti hanno adottato posizioni tipicamente filo-europee e pro-euro all&#8217;interno di un paradigma economico spiccatamente liberale.<\/p>\n<p>Most &#8211; partito fondato da Bo\u017eo Petrov nel 2012 il cui nome si traduce letteralmente in ponte &#8211; ha rifiutato l&#8217;etichetta di partito di centro-destra. Il suo leader ha invece sostenuto di volere \u201cche qualcuno definisse finalmente cosa sia la sinistra e cosa la destra in Croazia&#8221; , affermando che il suo partito avrebbe sostenuto solo un governo in grado di dimostrare impegno per la riforma del settore statale e il miglioramento del clima imprenditoriale.<\/p>\n<p>Dopo pi\u00f9 di quaranta giorni di negoziati, Most ha annunciato il suo sostegno all\u2019Hdz, garantendo cos\u00ec ai conservatori una sottile maggioranza di 78 seggi, e nominando Primo Ministro l\u2019uomo d&#8217;affari croato-canadese Tihomir Ore\u0161kovi?.<\/p>\n<p><b>Moneta unica, Schengen, allargamento<\/b><br \/>\nLe priorit\u00e0 di mandato identificate sono per lo pi\u00f9 di carattere euro-centrico, come l&#8217;ingresso nell\u2019area Schengen, l&#8217;adozione della moneta unica ed il sostegno verso un ulteriore allargamento dell\u2019Unione. Tuttavia, la sfida maggiore rimane l\u2019instabilit\u00e0 della coalizione di governo. La questione della coerenza del movimento Most potrebbe rappresentare un reale limite alla capacit\u00e0 d\u2019azione del governo, offrendo per\u00f2 ai conservatori un\u2019occasione di rinnovamento e l\u2019opportunit\u00e0 di trasformare un\u2019improbabile coalizione in un confacente svecchiamento del quadro politico croato.<\/p>\n<p>Nel contesto regionale, la vittoria dell&#8217;Hdz ha generato un certo timore circa il potenziale ritorno del nazionalismo nei Balcani, soprattutto alla luce dei successi ottenuti dal partito polacco Law and Justice e dal partito Fidesz in Ungheria. Ciononostante, il dato pi\u00f9 significativo di queste elezioni rimane l\u2019avanzata elettorale degli indipendenti.<\/p>\n<p><b>Politica post-partisan e euroscetticismo<\/b><br \/>\nDa Most, al Movimento Cinque Stelle in Italia, fino a Podemos e Ciudadanos in Spagna, il monopolio dei partiti politici tradizionali \u00e8 messo in discussione dall\u2019ascesa di nuovi attori politici o &#8220;movimenti&#8221; che contestano l&#8217;organizzazione della politica tradizionale di partito sotto molteplici aspetti, quali gli strumenti di finanziamento, l\u2019elitismo, la rigida interpretazione delle fazioni politiche, la mancanza (o perdita) di credibilit\u00e0 sotto il profilo morale.<\/p>\n<p>L&#8217;emergere di attori post-partisan di fatti sembra essere facilitato da un avvicinamento tra destra e sinistra. In un contesto nel quale le differenze programmatiche si appiattiscono, la crescente ambivalenza politica dei partiti tradizionali alimenta l\u2019ascesa di nuovi movimenti dallo sfondo politico eterogeneo, i quali, assimilati in quanto attori del cambiamento, conquistano una fascia sempre maggiore di \u201cvoti di protesta\u201d a fronte di alternative politiche divenute poco credibili.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere interessante notare come i media internazionali abbiano legato indissolubilmente la crescente forza dei movimenti di protesta anti-sistema alla crisi europea, quasi questi ne fossero la diretta conseguenza. Da questo punto di vista \u00e8 doveroso considerare la Croazia come un caso atipico.<\/p>\n<p>Trattandosi di un membro giovane ed entusiasta dell&#8217;Unione europea, non \u00e8 possibile servirsi dello spettro dell\u2019euroscetticismo &#8211; praticamente inesistente &#8211; per giustificare il fallimento della politica tradizionale. Un dibattito attorno al fenomeno post-partisan in quanto tale, infatti, potrebbe essere necessario per interpretare l\u2019attuale e crescente fluidit\u00e0 delle alleanze politiche che stanno trasformando il panorama politico europeo. Comprendere queste nuove dinamiche di aggregazione sarebbe un passo nella giusta direzione se si vuole ambire ad una soluzione politica al progetto europeo in crisi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il recente dimissionamento del capo dei servizi segreti croati, Dragan Lozancic, mostra le prime crepe del neo-governo croato guidato da Tihomir Ore\u0161kovi?. L\u2019Hdz e Most, partner in una incerta coalizione confermata il 22 gennaio scorso, si trovano dunque a dover affrontare la loro prima crisi interna dopo poco meno di un mese di mandato. 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