{"id":33490,"date":"2016-02-27T00:00:00","date_gmt":"2016-02-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lazzardo-di-cameron-e-la-riforma-dellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:55","slug":"lazzardo-di-cameron-e-la-riforma-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/lazzardo-di-cameron-e-la-riforma-dellue\/","title":{"rendered":"L&#8217;azzardo di Cameron e la riforma dell&#8217;Ue"},"content":{"rendered":"<p>Non sar\u00e0 facile per David Cameron convincere l\u2019elettorato che, se la Brexit fosse bocciata al referendum del 23 giugno, il Regno Unito farebbe parte, grazie all\u2019accordo raggiunto all\u2019ultimo Consiglio europeo, di un\u2019Unione europea, Ue, \u201criformata\u201d, come ha ripetutamente sostenuto in questi giorni. Nella Decisione approvata a Bruxelles si fa infatti molta fatica a trovare traccia di effettive misure di \u201criforma\u201d dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi aveva dato credito all\u2019afflato riformatore di Cameron, sperando che il negoziato per evitare la Brexit potesse almeno dare impulso ad alcuni utili cambiamenti al modus operandi dell\u2019Ue. Ma gi\u00e0 le concrete richieste avanzate da Cameron il 10 novembre scorso, tutte incentrate su preoccupazioni e interessi tipicamente britannici, avevano spento ogni illusione. <\/p>\n<p><b>La foglia di fico della riforma<\/b><br \/>Larga parte di quelle richieste sono state recepite nella Decisione assunta dal Consiglio Europeo il 19 febbraio. \u00c8 positivo che si sia trovato un compromesso, evitando rotture traumatiche e potenzialmente destabilizzanti, ma da qui a dire che si \u00e8 cos\u00ec aperta una qualche apprezzabile prospettiva di \u201criforma\u201d dell\u2019Ue ce ne corre. <\/p>\n<p>Al Vertice \u00e8 anzi emerso plasticamente lo iato tra le questioni, di portata tutto sommato limitata, su cui si \u00e8 laboriosamente negoziato con Londra, e i paralleli tentativi di trovare una soluzione a problematiche di urgenza estrema &#8211; a partire dalla crisi migratoria- che stanno rimettendo in causa la stessa ragion d\u2019essere dell\u2019Ue. Di qui anche l\u2019atmosfera un po\u2019 surreale dell\u2019incontro.<\/p>\n<p>La Decisione del Consiglio Europeo include, a dire il vero, una sezione, quella sulla competitivit\u00e0, dedicata a un aspetto cruciale della riforma dell\u2019Ue, ma si tratta della parte pi\u00f9 debole del documento, essendo del tutto priva di efficacia cogente. <\/p>\n<p>I 28 si sono infatti limitati a reiterare in una \u201cDichiarazione\u201d l\u2019impegno alla semplificazione burocratica e legislativa &#8211; peraltro parte integrante del programma della Commissione Europea &#8211; senza offrire nuove indicazioni o strumenti per il superamento degli ostacoli politici e tecnici che ne hanno finora frenato l\u2019attuazione.<\/p>\n<p><b>Integrazione differenziata<\/b><br \/>In realt\u00e0, quando Cameron parla di \u201cUnione riformata\u201d, sembra aver in mente soprattutto la sezione del documento sulla \u201csovranit\u00e0\u201d che sancisce, fra l\u2019altro, lo status speciale del Regno Unito all\u2019interno dell\u2019Ue, con i suoi vari \u201copt-outs\u201d, esentando Londra dall\u2019impegno a realizzare un\u2019\u201dunione sempre pi\u00f9 stretta\u201d, e riconosce la possibilit\u00e0 che i paesi membri seguano differenti percorsi d\u2019integrazione. <\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo punto non \u00e8 una grande innovazione: gi\u00e0 nelle conclusioni dell\u2019incontro del 26-27 giugno 2014 il Consiglio Europeo aveva esplicitamente ammesso la possibilit\u00e0 di un\u2019integrazione differenziata, sminuendo la portata della clausola dell\u2019\u201dunione sempre pi\u00f9 stretta\u201d. Cameron pu\u00f2 per\u00f2 legittimamente sostenere che questa volta il principio della differenziazione \u00e8 stata formulato in modo pi\u00f9 netto. <\/p>\n<p>Un contributo alla chiarezza, se si vuole, ma resta da capire se e come una progressiva differenziazione \u2013 ammesso che questo sia il destino dell\u2019Ue \u2013 sia compatibile con il mantenimento di un quadro istituzionale coerente.  Anche perch\u00e9 il documento approvato al vertice sottolinea al contempo  la necessit\u00e0 che, in ossequio ai trattati, si sviluppi ulteriormente il processo di integrazione dell\u2019eurozona. Le nuove forme di governance da adottare per un\u2019Unione a integrazione differenziata restano un nodo ancora tutto da sciogliere. Tuttavia, si pu\u00f2 sostenere che l\u2019accordo del 19 febbraio contribuisce a dare maggiore risalto alla questione. <\/p>\n<p><b>Mossa difensiva<\/b><br \/>Quanto allo status speciale per il Regno Unito, si tratta di una mossa difensiva che ha ben poco a vedere con la \u201criforma\u201d dell\u2019Ue. L\u2019obiettivo dichiarato di Londra \u00e8 di proteggersi dalla prospettiva di un\u2019ulteriore integrazione politica, mettendo al sicuro i suoi residui poteri sovrani. Molti dubitano per\u00f2 che l\u2019esenzione dalla clausola dell\u2019Unione pi\u00f9 stretta serva davvero allo scopo. Sarebbe peraltro incorporata nei trattati solo in occasione della loro \u201cprossima revisione\u201d, cio\u00e8 in un futuro imprecisato. <\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 significativa e concreta \u00e8 la parte della Decisione che mira a salvaguardare gli interessi e i diritti dei Paesi che non fanno parte dell\u2019eurozona, evitando discriminazioni, ma anche escludendo ogni potere di blocco da parte dei non-euro su ulteriori progressi nell\u2019ambito dell\u2019Unione economica e monetaria. Su questo aspetto si \u00e8, in effetti, raggiunto un apprezzabile punto di equilibrio fra opposte esigenze.<\/p>\n<p>L\u2019accordo non prevede in ogni caso alcun rimpatrio di poteri da Bruxelles &#8211; men che meno il ripristino della supremazia delle leggi nazionali su quelle comunitarie &#8211; con grande scorno degli euroscettici, almeno di quelli che si erano fatti delle illusioni, e che ora accusano Cameron, non del tutto infondatamente, di aver tradito le promesse elettorali.  D\u2019altronde, non \u00e8 mai stata formulata, neanche da parte dei tories, un\u2019indicazione precisa sui poteri che Londra dovrebbe riprendersi. Siamo insomma lontani da quel \u201ccambiamento fondamentale\u201d nelle relazioni tra Regno Unito e Ue che Cameron aveva baldanzosamente prospettato.<\/p>\n<p><b>Incognite<\/b><br \/>L\u2019accordo \u00e8 stato presentato dai 28 come legalmente vincolante e perfettamente compatibile con i trattati, ma restano alcune incognite sulla sua attuazione che verranno inevitabilmente rinfacciate a Cameron durante la campagna referendaria. Due soprattutto. <\/p>\n<p>Per entrare in vigore, alcune disposizioni, in particolare quelle che limitano l\u2019accesso dei lavoratori migranti Ue alle prestazioni sociali richiedono modifiche di non poco conto alla legislazione secondaria (anche se difficilmente Cameron riuscir\u00e0 a dimostrare che possono produrre un effettivo alleggerimento della pressione migratoria). <\/p>\n<p>Per la loro entrata in vigore \u00e8 quindi necessario l\u2019assenso del Parlamento europeo che non si pu\u00f2 dare per scontato. Inoltre, \u00e8 probabile che scatterebbero alcuni ricorsi alla Corte di giustizia europea che, come paventato, fra gli altri, dal ministro della Giustizia Michael Gove, uno dei membri del gabinetto Cameron favorevole alla Brexit, potrebbe trovare alcune delle nuove norme in contrasto con i trattati (in particolare con il principio di non discriminazione e con quello della libera circolazione delle persone). Gi\u00e0 adesso, d\u2019altronde, la disputa politica s\u2019intreccia con quella legale. <\/p>\n<p><b>Cameron inedito<\/b><br \/>L\u2019argomento dell\u2019Unione \u201criformata\u201d grazie all\u2019accordo appare dunque quanto meno stiracchiato. Ed \u00e8 perci\u00f2 prevedibile che alla fine non sar\u00e0 su quello che Cameron far\u00e0 leva per conquistare gli indecisi. Ben altra presa potr\u00e0 avere l\u2019evocazione del \u201csalto nel buio\u201d in caso di Brexit a cui infatti il premier britannico sta ricorrendo con crescente intensit\u00e0. <\/p>\n<p>Cameron si sta in realt\u00e0 gi\u00e0 impegnando in una campagna positiva volta a sottolineare i vantaggi della permanenza nell\u2019Ue. Di pi\u00f9: si \u00e8 lanciato in un\u2019inedita denuncia dell\u2019\u201dillusione della sovranit\u00e0\u201d in caso di Brexit, il che equivale a una sorprendente riabilitazione della sovranit\u00e0 condivisa. Resta da vedere come verr\u00e0 accolto dall\u2019elettorato questo drastico cambiamento di retorica politica dopo anni in cui i leader conservatori, e non solo, hanno condotto una sistematica denigrazione dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sar\u00e0 facile per David Cameron convincere l\u2019elettorato che, se la Brexit fosse bocciata al referendum del 23 giugno, il Regno Unito farebbe parte, grazie all\u2019accordo raggiunto all\u2019ultimo Consiglio europeo, di un\u2019Unione europea, Ue, \u201criformata\u201d, come ha ripetutamente sostenuto in questi giorni. 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