{"id":33500,"date":"2016-02-27T00:00:00","date_gmt":"2016-02-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/morto-scalia-non-se-ne-fara-un-altro\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:55","slug":"morto-scalia-non-se-ne-fara-un-altro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/02\/morto-scalia-non-se-ne-fara-un-altro\/","title":{"rendered":"Morto Scalia non se ne far\u00e0 un altro"},"content":{"rendered":"<p>Sono lontani i tempi del 98 a 0. Tempi in cui l\u2019intero Senato &#8211; repubblicani e democratici insieme senza colpo ferire &#8211; procedette alla conferma di Antonin Scalia per il seggio vacante alla Corte Suprema.<\/p>\n<p>Era il luglio 1986 e il regno di Ronald Reagan era al massimo del suo splendore. Persino l\u2019allora senatore del Delaware Joe Biden, futuro vicepresidente, diede il suo favore a Scalia, primo italo americano a varcare la soglia della Corte.<\/p>\n<p>Un tale plebiscito fu da qualche maligno imputato alla peculiare provenienza del nominato mentre da altri, e pi\u00f9 realisticamente, all\u2019estenuante dibattito che quello stesso giorno aveva prodotto una frattura in Senato dovuta alla promozione interna del gi\u00e0 giudice William Rehnquist quale <i>Chief Justice <\/i>della Corte. Quel vasto consenso produsse, tuttavia, quello che si sarebbe rivelato come il seggio pi\u00f9 divisivo in seno all\u2019organo giurisdizionale.<\/p>\n<p><b>Il <i>textualism <\/i>dell\u2019ultra conservatore<\/b><br \/>Divisivo, ma al contempo brillante, nel divenire presto la stella polare del fronte conservatore a lungo maggioritario in Corte, Scalia ha serrato i ranghi di una stretta interpretazione testuale della Costituzione a stelle e strisce che tenesse il testo fondante della democrazia Usa al riparo dal <i>judicial activisme<\/i> la determinazione politica del legislatore dalle incursioni dei togati.<\/p>\n<p>Proprio Nino Scalia &#8211; morto improvvisamente in un ranch texano a met\u00e0 febbraio &#8211; ha contribuito in maniera decisiva a orientare il dibattito sui canoni ermeneutici, sposando la tesi della deferenza verso il processo politico odierno e, soprattutto, nei riguardi della formulazione testuale della Costituzione: un approccio storico che rifugge ogni creativit\u00e0 giurisprudenziale e, in misura massima, sposa il rifiuto dell\u2019aggiornamento delle letture della Carta fondamentale secondo i mutati contesti socio-politici e sensibilit\u00e0 collettive.<\/p>\n<p>\u201cOggi a decidere in nome di 320 milioni di americani dalla East alla West Coast \u00e8 la maggioranza dei nove giuristi della Corte Suprema, facendo massima applicazione del potere che essa richiama per s\u00e9: il potere di creare nuove libert\u00e0 che la Costituzione e i suoi emendamenti neppure menzionano\u201d. <\/p>\n<p>\u00c8 questo didascalico estratto dalla <i>dissenting opinion <\/i>nella sentenza del 2015 sui matrimoni omosessuali solo un assaggio del rigido argomentare di Scalia, prolifico estensore di opinioni dissenzienti, il mezzo a disposizione dei <i>Justices <\/i>per far pubblicamente valere un diverso inquadramento giuridico della questione o un orientamento minoritario, cos\u00ec tuttavia destinato a ispirare futuri mutamenti nella giurisprudenza della Corte.<\/p>\n<p><b>L\u2019<i>advice and consent<\/i> del Senato repubblicano<\/b><br \/>Con la scomparsa di Scalia, la fazione tradizionalista si trova quantomeno spaesata, se non orfana, e in sostanziale pareggio con l\u2019un tempo sguarnita pattuglia liberal (4-4); senza contare che il presidente John Roberts, nominato da Bush junior e stella nascente dei conservatori, si \u00e8 pi\u00f9 volte trovato a spostare la bilancia verso sinistra, come accaduto l\u2019estate scorsa con il via libera alla riforma sanitaria varata dal presidente Barack Obama.<\/p>\n<p>Per ristorare il <i>plenum <\/i>la palla passa ora al presidente che per Costituzione nomina i giudici supremi secondo l\u2019aggravata procedura dell\u2019<i>advice and consent<\/i>: un passaggio di compromesso per tutelare un maturo<i> balance of power <\/i>a livello federale.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019audizione del prescelto dalla Casa Bianca, infatti, i senatori devono votarne la nomina alla Corte: una contingenza politica, spesso figlia anche di mutamenti di mid-term, che si traduce in un impatto di potenziale lunga durata sulla politica del diritto statunitense, essendo i giudici eletti a vita (ma possono volontariamente lasciare il seggio).<\/p>\n<p>Da quando i democratici ne hanno perso il controllo, l\u2019opposizione del Senato repubblicano ai provvedimenti dell\u2019amministrazione Obama che richiedono un lasciapassare della Camera Alta del Congresso \u00e8 divenuta sistematica.<\/p>\n<p>Non da ultimo, a stretto giro dalla morte di Scalia, \u00e8 giunta la ferma intenzione di non avallare in alcun modo il nome che Obama ha gi\u00e0 annunziato far\u00e0, bloccando la procedura di sostituzione per poco meno di un anno.<\/p>\n<p>Di fronte a una Corte \u201cappesa\u201d, nell&#8217;esercizio dell&#8217;<i>appellate jurisdiction<\/i>, la parit\u00e0 nei voti non si risolverebbe &#8211; come invece accade in Italia, ad esempio &#8211; attribuendo maggior peso al voto del presidente dell\u2019organo, ma di fatto mantenendo lo stato dell\u2019arte, \u201cconfermando\u201d la decisione delle corti federali di grado inferiore.<\/p>\n<p><b>GOP e democratici allo scontro frontale?<\/b><br \/>L\u2019anatra zoppa ch\u2019\u00e8 il presidente nell\u2019ultimo anno di mandato non pu\u00f2 e non deve influenzare ulteriormente la composizione della Corte. \u00c8 questa la tesi dei repubblicani, che puntano allo scontro frontale: la parola spetterebbe al prossimo presidente.<\/p>\n<p>The <i>winner takes it all<\/i>, insomma: il seggio vacante entra cos\u00ec a gamba tesa nella campagna elettorale. Pu\u00f2 esserci anche dell\u2019altro: perch\u00e9 la prassi costituzionale imporrebbe al presidente un esercizio prudente del potere di nomina per far s\u00ec che il consesso rappresenti il pi\u00f9 possibile la societ\u00e0 americana.<\/p>\n<p>Il presidente, che ha sinora nominato come giudici due giuriste dal pedigree obamiano &#8211; Sonia Sotomayor (prima ispanica) e Elena Kagan &#8211; ha ben presente questa cornice. E i commentatori dubitano intenda forzare la mano con un\u2019altra personalit\u00e0 marcatamente <i>liberal<\/i>, avendo gi\u00e0 in passato, d\u2019altronde, riposto fiducia in repubblicani eterodossi (su tutti, l\u2019ex segretario alla Difesa Chuck Hagel).<\/p>\n<p>Il nome, insomma, arriver\u00e0, e sar\u00e0 verosimilmente un guanto di sfida lanciato alla maggioranza conservatrice: un moderato ragionevole che ha gi\u00e0 ottenuto in altre occasione il via libera del partito o persino un nome interno allo stesso GOP.<\/p>\n<p>Brian Sandoval, atipico governatore repubblicano del Nevada, era in cima alla lista, ma si \u00e8 gi\u00e0 chiamato fuori dalla corsa; resta ottimo invece il piazzamento di Sri Srinivasan che &#8211; per l\u2019antica predilezione della Corte per i primati &#8211; diverrebbe il primo <i>Justice<\/i> indo-americano e induista.<\/p>\n<p>Ted Cruz lo ha definito un amico di lunga data, ma non baster\u00e0 questo per assegnare il seggio che fu di Scalia a un altro campione dell\u2019ultraconservatorismo, come invece chiede a gran voce Donald Trump.Morto Scalia non se ne far\u00e0 un altro.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono lontani i tempi del 98 a 0. 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