{"id":33570,"date":"2016-03-03T00:00:00","date_gmt":"2016-03-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/hillary-e-donald-fuga-verso-la-casa-bianca\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:53","slug":"hillary-e-donald-fuga-verso-la-casa-bianca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/03\/hillary-e-donald-fuga-verso-la-casa-bianca\/","title":{"rendered":"Hillary e Donald, fuga verso la Casa Bianca"},"content":{"rendered":"<p>Dopo il Super Marted\u00ec, Donald Trump e Hillary Clinton appaiono (quasi) certi della nomination. Pi\u00f9 che i suoi avversari, Donald teme il coniglio che potrebbe saltare fuori dal cilindro dei notabili del partito, che proprio non lo vogliono come candidato, perch\u00e9 non li rappresenta e perch\u00e9 &#8211; dicono &#8211; farebbe loro perdere le elezioni. <\/p>\n<p>E Hillary deve schivare lo scheletro che potrebbe caderle addosso aprendo uno dei suoi armadi ben forniti, senza sottostimare l\u2019effetto della \u2018emailgate\u2019, cio\u00e8 la vicenda dell\u2019uso dell\u2019account di posta privato quand\u2019era segretario di Stato &#8211; c\u2019\u00e8 un\u2019inchiesta dell\u2019Fbi.<\/p>\n<p>Nei voti a raffica del 1\u00b0 marzo, l\u2019ex first lady e lo showman hanno vinto ciascuno in sette Stati. Lei s\u2019\u00e8 imposta in Alabama, Arkansas (lo Stato dove inizi\u00f2 la saga politica familiare), Georgia, Massachusetts (il primo successo nel New England \u2018liberal\u2019, dove il suo antagonista Bernie Sanders \u00e8 pi\u00f9 forte), Tennessee, Texas, Virginia, oltre che nel territorio delle isole Samoa. Lui ha vinto Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Tennessee, Vermont e Virginia.<\/p>\n<p>Ai loro rivali, restano le briciole. Fra i democratici, il senatore Sanders conquista il suo Vermont e pure Oklahoma, Minnesota e Colorado: tutti Stati dove la popolazione \u00e8 prevalentemente bianca. Fra i repubblicani, il senatore Ted Cruz vince nel suo Texas &#8211; il terzo Stato dell\u2019Unione &#8211; e nell\u2019Oklahoma l\u00ec vicino, oltre che in Alaska &#8211; segno che Sarah Palin, che appoggia Trump, conta ormai poco -, mentre il senatore Marco Rubio vince finalmente in uno Stato, il Minnesota. Gli altri due aspiranti conservatori, Ben Carson, guru nero, e John Kasich, governatore dell\u2019Ohio, non lasciano quasi traccia (e Carson medita se lasciare).<\/p>\n<p><b>I bari al tavolo del poker<\/b><br \/>Nonostante un verdetto cos\u00ec netto, i due maggiori partiti statunitensi giocano la partita delle primarie, come dei bari al tavolo del poker, con un asso nella manica. O, almeno, loro sperano che sia un asso, ch\u00e9 magari \u00e8 solo una scartina &#8211; di abbagli in queste elezioni ne hanno gi\u00e0 presi un sacco. Il poker, poi, si fa col morto, che, dopo il Super Marted\u00ec, rischia, per\u00f2, di restare tale: l\u2019affermazione della Clinton riduce gli spazi per l\u2019ex sindaco di New York Michael Bloomberg, che deve decidere se candidarsi come indipendente.<\/p>\n<p>I repubblicani, in realt\u00e0, l\u2019asso ce l\u2019hanno sul tavolo: Donald Trump, il magnate dell\u2019immobiliare e showman che finora guadagna voti anche quando litiga col papa, insulta gli immigrati e tratta male le donne. Ma l\u2019establishment del partito non ne vuole sapere.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che l\u2019anti-Trump giusto non c\u2019\u00e8. Per mesi, tutti hanno dormito su due cuscini: c\u2019era Jeb Bush, figlio e fratello rispettivamente del 41\u00b0 e 43\u00b0, per la serie \u2018buon sangue non mente\u2019. Ma Jeb \u00e8 stato un flop: non s\u2019\u00e8 mai svegliato dal suo letargo, neppure durante i dibattiti televisivi, quando dormiva in piedi, mentre Trump lo massacrava di botte verbali, \u201cSei molle\u201d. Bush III s\u2019\u00e8 fatto da parte, dando strada al suo \u2018figlioccio\u2019 politico, il senatore Rubio, che, per\u00f2, vince poco e, quanto a grinta, non ne mostra molta di pi\u00f9 del suo mentore, anche se \u00e8 pi\u00f9 sveglio.<\/p>\n<p>L\u2019altra ipotetica alternativa \u00e8 il senatore Cruz. Ma \u00e8 come cadere dalla padella nella brace: \u00e8 populista come Trump, \u00e8 evangelico e, per di pi\u00f9, non \u00e8 neppure simpatico: la moglie, quando scopr\u00ec che lo doveva seguire da Washington, dove aveva un lavoro alla Casa Bianca, ad Austin, ne fece una malattia. \u201cNon piaci a nessuno, neppure ai tuoi colleghi\u201d, lo zittisce Donald nei dibattiti.<\/p>\n<p>E allora? L\u2019asso nella manica da calare per sventare la candidatura di Trump sarebbe Mitt Romney, un ex quasi tutto, ex organizzatore dei Giochi invernali di Salt Lake City nel 2002, ex governatore del Massachusetts ed ex candidato alla Casa Bianca nel 2012 (battuto dal presidente in carica Barack Obama). L\u2019imprenditore Romney, un mormone, non \u00e8 vecchio &#8211; ha 68 anni, meno di Trump e pure di Hillary &#8211; e non \u00e8 neppure usurato: un anno fa, a candidarsi ci pensava, ma poi face un patto con Bush e si tenne in disparte.<\/p>\n<p>Adesso, per il bene del partito potrebbe ripensarci. E tanto per cominciare mette in giro una voce velenosa: \u201cC\u2019\u00e8 una bomba nella dichiarazione dei redditi di Trump, o non paga le tasse o non \u00e8 ricco come dice\u201d. Debole, per una volta, la replica: \u201cVe la mostro appena posso. Non ora, per\u00f2: sotto accertamento, ce l\u2019hanno con me\u201d. C\u2019\u00e8 sempre un fisco con cui prendersela, anche a Washington.<\/p>\n<p>Quanto ai democratici, loro, l\u2019asso nella manica lo tengono solo per precauzione: dovesse mai Hillary incappare in un incidente di percorso, la carta di riserva \u00e8 Joe Biden, il vice di Obama, tentato di scendere in campo, ma poi rimasto in panchina, nella bella casa all\u2019Osservatorio Navale sulla collina di Washington: un uomo rassicurante, sorridente, disteso.<\/p>\n<p><b>I programmi dei \u2018papabili\u2019 e le virate delle campagne<\/b><br \/>Con la Clinton e Trump cos\u00ec avanti, \u00e8 giunto il momento di esplorare i programmi di coloro che possono davvero diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti. I discorsi della vittoria sono stati pronunciati a Miami, perch\u00e9 entrambe le campagne sono gi\u00e0 proiettate sulla prossima tappa, il 15 marzo, con i voti in Florida e in Ohio, due stati cruciali in chiave Election Day, dove vige la regola che il primo prende tutto.<\/p>\n<p>Hillary, che ha un po\u2019 deviato dal suo alveo per lambire a sinistra lo spazio di Sanders il \u2018socialista\u2019, si riposiziona al centro nel segno della continuit\u00e0 con Barack Obama, che \u00e8 ci\u00f2 che la maggioranza degli elettori democratici le domanda.<\/p>\n<p>Il suo sito, Hillary for America, contiene le risposte a molte pi\u00f9 delle domande che vorreste farle: ci sono 112 (e oltre) ragioni per votarla, ci sono i risultati maggiori da lei conseguiti nella sua attivit\u00e0 (\u201ced \u00e8 solo l\u2019inizio\u201d), ci sono soprattutto in bella evidenza il piano economico per la classe media (alzare i redditi dei lavoratori) e il piano per la giustizia razziale, che va incontro ai desideri d\u2019equit\u00e0 dei neri e dei \u2018latinos\u2019, le due \u2018costituencies\u2019 che sono suoi serbatoi di voti e di consenso.<\/p>\n<p>Trump lascia intravvedere una svolta moderata: \u201cSono un unificatore, porto voti\u201d, dice, perch\u00e9 ha bisogno di persuadere elettori di centro e indipendenti. Ma il suo slogan aggressivo \u2018Make America Great Again\u2019 \u00e8 il suo programma: sul suo sito, le priorit\u00e0 sono meno strutturate e le posizioni meno dettagliate. Al primo posto ci sono le relazioni commerciali Usa-Cina; poi misure per i veterani, il taglio delle tasse, la riforma dell\u2019immigrazione (a furia di muri), la conferma del diritto al possesso delle armi, la limitazione del diritto d\u2019ingresso dei musulmani negli Usa.<\/p>\n<p>Diversissime, nei toni e nelle parole, le politiche estere: muscolare e \u2018putiniana\u2019 quella di Trump, diplomatica e \u2018obamiana\u2019 quella di Hillary. Che, per\u00f2, non \u00e8 tipo da porgere l\u2019altra guancia. E, in questo, assomiglia a Donald.<\/p>\n<p><b>Il punto: vittorie e delegati, la Clinton oltre 40%, Trump a un quarto<\/b><br \/>Dopo il Super-Marted\u00ec, Hillary Clinton ha oltre il 40% dei delegati necessari ad assicurarsi matematicamente la nomination democratica; Donald Trump, invece \u2018appena\u2019 il 25% di quelli che ci vogliono per la nomination repubblicana. La differenza sta nel sistema dei super-delegati che favorisce l\u2019ex first lady &#8211; i super-delegati sono figure di spicco del partito democratico che possono scegliere chi appoggiare in qualsiasi momento.<\/p>\n<p>Queste, comunque, le posizioni &#8211; fonte, il sito uspresidentialelectionnews.com:<\/p>\n<p><b>Democratici<\/b>: delegati alla convention 4.763, delegati gi\u00e0 assegnati 963 e super-delegati gi\u00e0 pronunciatisi 479 \u2013 oltre il 30% -, delegati da assegnare 3.321, maggioranza necessaria 2.382.<br \/>Hillary Clinton s\u2019\u00e8 finora assicurata 577 delegati popolari e 457 super-delegati ed \u00e8 quindi a 1.034, oltre i due quinti del cammino; Bernie Sanders s\u2019\u00e8 conquistato 386 delegati popolari, ma ha solo 22 super-delegati ed \u00e8 a 408.<br \/>Hillary ha vinto in 10 Stati: Iowa, Nevada, South Carolina e, nel Super Marted\u00ec, in ordine alfabetico Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Tennessee, Texas, Virginia, oltre che nel territorio delle Isole Samoa. Sanders ha vinto in 5 Stati: in New Hampshire e, nel Super Marted\u00ec, Colorado, Minnesota, Oklahoma, Vermont.<\/p>\n<p><b>Repubblicani<\/b>: delegati alla convention 2.464, delegati gi\u00e0 assegnati 681 \u2013 oltre un quarto -, delegati da assegnare 1.783, maggioranza necessaria 1.237. Donald Trump ne ha 316, Ted Cruz 226, Marco Rubio 106, John Kasich 25, Ben Carson 8.<br \/>Trump ha vinto in 10 Stati: New Hampshire, South Carolina, Nevada e, nel Super Marted\u00ec, Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Tennessee, Virginia, Vermont. Cruz ha vinto in 4 Stati: Iowa e Alaska, Oklahoma, Texas. Rubio ha vinto in Minnesota. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il Super Marted\u00ec, Donald Trump e Hillary Clinton appaiono (quasi) certi della nomination. 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