{"id":33580,"date":"2016-03-04T00:00:00","date_gmt":"2016-03-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libia-un-piede-dentro-e-due-fuori\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:52","slug":"libia-un-piede-dentro-e-due-fuori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/03\/libia-un-piede-dentro-e-due-fuori\/","title":{"rendered":"Libia, un piede dentro e due fuori"},"content":{"rendered":"<p>Il 3 marzo il Ministero degli Esteri italiano ha pubblicato una nota relativa alle immagini diffuse in rete relative a una sparatoria a Sabratha, in Libia. <\/p>\n<p>Secondo la Farnesina, tra le vittime degli scontri potrebbero esserci due italiani, Fausto Piano e Salvatore Failla. Entrambi erano stati rapiti lo scorso luglio assieme a altri due colleghi della ditta Bonatti, societ\u00e0 di costruzioni che operava come contractor dell\u2019Eni a Mellitah. Numerose fonti hanno rivelato un coinvolgimento dell\u2019autoproclamatosi \u201cStato Islamico\u201d nello scontro a fuoco, convincendo ancora di pi\u00f9 l\u2019opinione pubblica della necessit\u00e0 di un intervento in Libia.<\/p>\n<p><b>Forze speciali straniere in Libia<\/b><br \/>Gi\u00e0 da alcune settimane le notizie relative alla presenza di forze speciali straniere in Libia avevano portato molti commentatori a prefigurare la prossimit\u00e0 di un nuovo avventura militare nel Paese. Il 24 febbraio ad esempio il quotidiano francese <i>Le Monde<\/i> aveva rivelato le presenza di forze speciali francesi nella Libia orientale, incaricate di svolgere operazioni su indicazioni della Direction g\u00e9n\u00e9rale de la s\u00e9curit\u00e9 exteri\u00e9ure (DGSE). <\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di Parigi sarebbe quello di colpire lo Stato Islamico attraverso operazioni sotto copertura, eliminando i principali leader dell\u2019organizzazione. Secondo il quotidiano francese l\u2019operazione, organizzata di concerto con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, avrebbe gi\u00e0 condotto all\u2019eliminazione di Abu Nabil al-Anbari, il principale leader dello Stato Islamico in Libia ucciso durante un bombardamento americano a Derna lo scorso novembre.<\/p>\n<p>Lo scoop, all\u2019origine di un\u2019inchiesta per compromissione del segreto di Stato, non sembra aggiungere nulla di nuovo nello scenario libico. Gi\u00e0 lo scorso dicembre forze speciali americane erano atterrate presso la base aerea di al-Watiya per poi essere costrette a evacuare a seguito delle minacce di una milizia, ignara o forse contraria alla loro presenza. <\/p>\n<p>La notizia tuttavia segue di pochi giorni un nuovo attacco aereo ordinato dagli Stati Uniti contro lo Stato Islamico proprio presso Sabratha. L\u2019obiettivo principale del raid del 19 febbraio, in cui sono morte almeno 50 persone, era Noureddine Chouchane, figura di rilievo dell\u2019organizzazione in Libia e ritenuto il mandante degli attentati dello scorso anno contro il museo del Bardo a Tunisi e contro il resort turistico di Sousse.<\/p>\n<p><b>Il giallo su Belmokhtar<\/b><br \/>Nonostante l\u2019evidente attivit\u00e0 sul terreno di diversi attori interessati, le recenti vicende dimostrano l\u2019esistenza di numerosi fattori che rappresentano un freno a un nuovo intervento su larga scala in Libia. Oltre alla perdurante assenza di un governo di unit\u00e0 nazionale, occorre menzionare le numerose difficolt\u00e0 ambientali riscontrate e l\u2019ostilit\u00e0 dei principali partner regionali.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il primo punto, a seguito del raid su Sabratha fonti del Pentagono hanno affermato che la morte di Chouchane ha eliminato un fattore cruciale per l\u2019espansione dello Stato Islamico in Libia, annientando le sue capacit\u00e0 di reclutamento e di espansione territoriale e riducendo l\u2019eventualit\u00e0 di attacchi contro obiettivi occidentali nella regione. <\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 stringato \u00e8 stato il commento della Casa Bianca che ha ribadito la determinazione statunitense nel combattere l\u2019organizzazione di Abu Bakr al-Baghdadi anche in Nord Africa, probabilmente per confutare le voci di una riluttanza di Washington a intervenire nel teatro libico. Tuttavia il portavoce Josh Earnest non ha confermato il decesso di Chouchane. <\/p>\n<p>La cautela dell\u2019amministrazione del Presidente uscente Barack Obama sembra dovuta ai pi\u00f9 recenti sviluppi relativi alla sorte di un altro leader jihadista attivo nella regione, Mokhtar Belmokhtar. Lo scorso giugno il leader dell\u2019organizzazione al-Mourabitoun era stato individuato nei pressi di Ajdabiya, Libia, dall\u2019intelligence Usa. Un successivo attacco aereo aveva condotto il governo Usa ad annunciare la morte di Belmokhtar. <\/p>\n<p>Tuttavia, a distanza di otto mesi Washington non \u00e8 ancora riuscita a ottenere conferme sulla sorte del terrorista algerino, confermando le grosse difficolt\u00e0 riscontrate dall\u2019intelligence americana nel recuperare informazioni in teatri altamente instabili e dove gli asset a disposizione sono sempre pi\u00f9 a rischio. <\/p>\n<p><b>Tunisia e Algeria temono raid stranieri in Libia<\/b><br \/>Agli evidenti limiti dell\u2019intelligence nella regione bisogna aggiungere anche i danni collaterali dei raid organizzati dalle potenze occidentali. A titolo di esempio si pu\u00f2 indicare la morte dei due diplomatici serbi Sladjana Stankovich e Jovica Stepic, rapiti lo scorso novembre dallo Stato islamico, accusati di traffico di armi e morti durante il bombardamento del campo di Sabratha. Oppure l\u2019offensiva scatenata dal Califfato proprio contro Sabratha pochi giorni dopo il raid Usa, il cui prosieguo avrebbe condotto ai tragici avvenimenti del 3 marzo con la presunta morte di Piano e Failla.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 dello scenario libico non aiuta le scelte degli occidentali, che sembrano caratterizzate pi\u00f9 che da un presunto coordinamento, da strisciante competizione. Inoltre gli stessi partner regionali sembrano fortemente ostili a ogni eventuale intervento militare in Libia. La Tunisia ad esempio, dopo aver completato la costruzione di una muro di separazione di 200 km al confine con la Libia, ha annunciato che ogni decisione riguardante un intervento occidentale deve tenere in considerazione gli interessi tunisini. <\/p>\n<p>Dello stesso avviso sembra essere l\u2019Algeria, fortemente preoccupata per gli ultimi sviluppi. Dopo aver innalzato il livello di allerta lungo il suo confine orientale il governo di Algeri ha ribadito il suo sostegno a una soluzione pacifica per la crisi libica che rispetti il diritto internazionale. Il timore di entrambi i Paesi \u00e8 che ulteriori raid o un intervento militare su larga scala costringano i gruppi terroristi a spostare altrove le loro basi operative, minacciando pi\u00f9 da vicino il loro territorio. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 3 marzo il Ministero degli Esteri italiano ha pubblicato una nota relativa alle immagini diffuse in rete relative a una sparatoria a Sabratha, in Libia. Secondo la Farnesina, tra le vittime degli scontri potrebbero esserci due italiani, Fausto Piano e Salvatore Failla. 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