{"id":33600,"date":"2016-03-07T00:00:00","date_gmt":"2016-03-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/pechino-e-la-difesa-dellinteresse-nazionale-nei-mari-lontani\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:51","slug":"pechino-e-la-difesa-dellinteresse-nazionale-nei-mari-lontani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/03\/pechino-e-la-difesa-dellinteresse-nazionale-nei-mari-lontani\/","title":{"rendered":"Pechino e la difesa dell\u2019interesse nazionale nei mari lontani"},"content":{"rendered":"<p>In un sistema internazionale contraddistinto da minacce ibride e multidirezionali, la Cina sta rielaborando il proprio concetto di sicurezza, esplorandone la natura polisemica.<\/p>\n<p>Nuove ambizioni di rango e crescente integrazione economica globale si fondono: la \u201cgrande potenza responsabile\u201d, primo contributore di caschi blu per le missioni di peacekeeping, \u00e8 cos\u00ec chiamata a ricalibrare la sua visione olistica, come esplicitato a partire dal libro bianco del 2013 su <i>L\u2019impiego diversificato delle Forze Armate della Cina<\/i>.<\/p>\n<p><b>Il <i>regional security complex<\/i> di Aden e la diplomazia militare cinese<\/b><br \/>Quest\u2019evoluzione dottrinale trova manifestazione politica in un teatro marittimo impervio: il <i>regional security complex <\/i>di Aden, fra Yemen e Somalia. \u00c8 in questo quadrante che Pechino sta sperimentando l\u2019espansione del concetto di sicurezza, non pi\u00f9 sola \u201cdifesa dei mari vicini\u201d, ma anche \u201cprotezione dei mari lontani\u201d, dove la sicurezza marittima diviene sicurezza energetico-economica, fino a comprendere la difesa dei lavoratori cinesi espatriati.<\/p>\n<p>Pertanto, nella subregione di Aden, le \u201coperazioni militari diverse dalla guerra\u201d &#8211; nel caso di specie peacekeeping, anti-pirateria, evacuazioni di civili &#8211; non sono semplici esercizi volti all\u2019acquisizione di un\u2019essenziale esperienza nella proiezione di forza militare all\u2019estero, ma effettivi strumenti di difesa dell\u2019interesse nazionale. Il microcosmo sociale di Aden \u00e8 vischioso e caratterizzato dal collasso delle sovranit\u00e0 statuali.<\/p>\n<p>Il <i>regional security complex <\/i>di Aden mette infatti in relazione la regione sudarabica e il Corno d\u2019Africa: le dinamiche di sicurezza presenti in quest\u2019area sono interrelate a tal punto da non potere essere analizzate separatamente.<\/p>\n<p>La crescente rivalit\u00e0 tra sauditi e iraniani in Yemen potenzia il legame geopolitico esistente fra Golfo di Aden e Golfo Persico\/Arabico. L\u2019interdipendenza fra i network tribali dello Yemen e quelli clanici della Somalia accentua l\u2019entropia di quest\u2019area, spingendo gli studiosi ad adottare un nuovo modello di analisi delle dinamiche locali, basato sulla transnazionalit\u00e0 dei flussi, in primo luogo umani.<\/p>\n<p><b>La Cina al tavolo delle potenze del Golfo<\/b><br \/>La Cina \u00e8 fortemente interessata alla stabilit\u00e0 del <i>regional security complex<\/i> di Aden per almeno tre ragioni: i forti rapporti energetico-economici con il Golfo, la libert\u00e0 di navigazione nello stretto del Babel-Mandeb (e relativo contrasto alla pirateria), la proiezione economica in Africa orientale, anche mediante forme di diplomazia militare.<\/p>\n<p>I fenomeni della globalizzazione e il relativo disimpegno statunitense in Medio Oriente hanno consentito a Pechino di rafforzare rapporti diplomatico-commerciali con le monarchie del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), anzitutto a tutela delle necessit\u00e0 energetiche interne: secondo la <i>Energy Information Administration<\/i>, nel 2014 il 26% del greggio importato dalla Cina proveniva da Arabia Saudita e Oman.<\/p>\n<p>L\u2019Arabia Saudita, frustrata dal riavvicinamento fra Washington e Teheran su dossier nucleare e lotta al cosiddetto Califfato, guarda sempre pi\u00f9 a est per diversificare la propria rete di partnership internazionali.<\/p>\n<p>Riyadh, firmataria di un accordo di cooperazione sul nucleare civile con Pechino (2012), punta a incrementare le forniture militari e a rafforzare i legami con la Cina nel campo della sicurezza, pur rimanendo cosciente dell\u2019indispensabilit\u00e0 dell\u2019ombrello di difesa statunitense.<\/p>\n<p>Anche con l\u2019Iran Pechino coltiva una relazione stretta: l\u2019obiettivo della diplomazia cinese \u00e8 massimizzare i benefici dell\u2019interazione parallela con le sponde rivali del Golfo, come testimoniato dalla compresenza di Arabia Saudita e Iran nella Banca asiatica d\u2019investimento per le infrastrutture (Aiib).<\/p>\n<p><b>Interessi energetici e missioni anti-pirateria congiunte<\/b><br \/>Dati i forti interessi energetici nella regione, la stabilit\u00e0 dell\u2019area di Aden \u00e8 essenziale: unit\u00e0 della Marina cinese sono qui dispiegate dal 2008 in missione anti-pirateria e la presenza di numerose operazioni internazionali (tra cui la <i>Combined Task Force 151<\/i>, <i>Ocean Shield <\/i>della Nato e <i>Atalanta-Eunavfor <\/i>dell\u2019Unione europea) ha in effetti contribuito alla sensibile riduzione delle incursioni tra Aden e le acque somale.<\/p>\n<p>La condivisione degli obiettivi fra Usa, Nato, Ue e Cina ha qui permesso un gioco a somma positiva, evidenziato dal buon funzionamento del meccanismo Shade (<i>Shared Awareness  and Deconfliction<\/i>). Nel novembre 2015, Cina e Nato hanno svolto nel Golfo di Aden le prime esercitazioni congiunte anti-pirateria.<\/p>\n<p>L\u2019impegno cinese a contrasto della pirateria offre anche nuove opportunit\u00e0 di proiezione economica in Africa orientale. Al di l\u00e0 degli investimenti in concessioni di terreni e risorse naturali, Pechino sta promuovendo iniziative economiche con significativi risvolti in campo marittimo, tese a potenziare le infrastrutture ferroviarie e portuali della costa africana, in chiave commerciale (si veda, ad esempio, la costruzione del porto di Lamu in Kenya).<\/p>\n<p><b>Cinesi equilibristi fra sauditi e iraniani<\/b><br \/>In questo contesto la Cina compete con Turchia, monarchie del Golfo, Iran e India. Il conflitto yemenita destabilizza tuttavia l\u2019intero quadrante: nato come scontro interno fra centro e periferia, si \u00e8 trasformato in epicentro della rivalit\u00e0 regionale fra Arabia Saudita e Iran.<\/p>\n<p>In questa cornice, la Cina ha da subito cercato di mantenere una posizione di equidistanza fra i patron sauditi e iraniani: Pechino ha votato la risoluzione n. 2216 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, che chiede il ritiro delle milizie sciite, sostenute da Teheran, dalle aree occupate, pur invitando Riyadh e Abu Dhabi a fermare i bombardamenti della coalizione sunnita.<\/p>\n<p>Spingendosi ai limiti del \u201ccoinvolgimento creativo\u201d, la Cina ha avviato contatti diplomatici con Ansarullah (il movimento degli huthi, gli insorti sciiti zaiditi del nord) e, al contempo, ha dissuaso il Pakistan dall\u2019intervenire militarmente, come invece richiesto dai sauditi.<\/p>\n<p> Anche sul caso del religioso sciita Nimr Al-Nimr, giustiziato dall\u2019Arabia Saudita nel gennaio 2016, i cinesi hanno optato per un equilibrismo diplomatico: il vice ministro degli esteri Zhang Ming si \u00e8 recato in entrambe le capitali rivali del Golfo, auspicando una de-escalation della tensione.<\/p>\n<p>La scelta di Gibuti come sede della prima base militare permanente della Rpc all\u2019estero rimarca la centralit\u00e0 del quadrante di Aden. Le due operazioni di evacuazione di lavoratori cinesi dallo Yemen effettuate dalla Marina militare di Pechino (122 cittadini imbarcati da Aden il 29 marzo, 449 da Hodeida il 30 dello stesso mese) hanno enfatizzato la necessit\u00e0, a fronte di crescenti interessi economici, di un \u201cappoggio logistico\u201d nell\u2019area.<\/p>\n<p><b>La questione yemenita agli occhi di Pechino<\/b><br \/>Stabilizzare la citt\u00e0 yemenita di Aden, porto commerciale proteso su Corno d\u2019Africa e Oceano Indiano, rientra dunque nell\u2019orizzonte strategico cinese. Lo Yemen esporta circa 1,5 milioni di barili di petrolio ogni mese dal terminal di Masila (Hadramout), con principale destinazione la Cina: nel primo bimestre del 2015, l\u2019import cinese di greggio yemenita \u00e8 addirittura aumentato del 315% rispetto allo stesso periodo del 2014.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, le vie d\u2019acqua che circondano lo Yemen si trovano nel mezzo della cosiddetta Via della seta marittima del XXI secolo, iniziativa centrale per la politica estera cinese delineata dal presidente XiJinping nel 2013, in parte per controbilanciare il <i>pivot to Asia <\/i>statunitense. Ecco perch\u00e9 la protezione di determinati mari lontani equivale, oggi, per la Cina, alla difesa dello stesso interesse nazionale.<\/p>\n<p><font size=\"1\">Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/orizzontecina-vi-n-6-novembre-dicembre-2015\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali<\/i><\/font>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un sistema internazionale contraddistinto da minacce ibride e multidirezionali, la Cina sta rielaborando il proprio concetto di sicurezza, esplorandone la natura polisemica. 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