{"id":33650,"date":"2016-03-10T00:00:00","date_gmt":"2016-03-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sicurezza-e-diritti-fondamentali-un-connubio-impossibile\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:49","slug":"sicurezza-e-diritti-fondamentali-un-connubio-impossibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/03\/sicurezza-e-diritti-fondamentali-un-connubio-impossibile\/","title":{"rendered":"Sicurezza e diritti fondamentali: un connubio impossibile?"},"content":{"rendered":"<p>Victor Hugo, deputato nella Deuxi\u00e8me R\u00e9publique, scriveva nel suo diario: \u201cDi fronte alle barricate, ho difeso l\u2019ordine. Di fronte alla dittatura, ho difeso la libert\u00e0 \u2026 Ho definito e limitato lo stato d\u2019assedio\u2026 uno stato d\u2019assedio, questo, inutilmente prolungato, che pesava sulla citt\u00e0 di Parigi, sulle municipalit\u00e0, sul credito, sugli affari, sulla fiducia della gente. Sono tra coloro che ne hanno chiesto ed ottenuto la fine\u201d. (<i>Choses Vues<\/i>, Gallimard). <\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 1849, dunque, il grande scrittore francese si poneva la questione della ricerca di un punto di equilibrio tra sicurezza e libert\u00e0, un tema ancora irrisolto al giorno d\u2019oggi.<\/p>\n<p><b>Cultura della sicurezza<\/b><br \/>In questi tempi, si sente tanto parlare di \u201ccultura della sicurezza\u201d: fa parte dello spirito dell\u2019epoca. Ma \u00e8 imperativo, allora, che ne faccia parte il tema della protezione dei diritti fondamentali individuali, con particolare riguardo al rispetto delle convenzioni internazionali; proprio come, viceversa, \u00e8 in egual misura importante per il mondo del c.d. <i>droit-de-l\u2019hommisme <\/i>fare proprie le esigenze di sicurezza. Come nel principio dei vasi comunicanti, il risultato cui puntare \u00e8 quello di ottenere uguali livelli.<\/p>\n<p>Purtroppo non \u00e8 mai stato cos\u00ec. Usa dire che si pu\u00f2 avere \u201cuno stato sicuro senza libert\u00e0, ma non uno stato libero senza sicurezza\u201d. Il che darebbe ragione al filosofo inglese Jeremy Bentham, inventore del <i>Panopticon <\/i>(1791), che diceva: \u201cquando sicurezza e uguaglianza sono in conflitto, non bisogna esitare un momento: l\u2019uguaglianza va sacrificata\u201d.<\/p>\n<p>Oggi, alla luce anche del progresso tecnologico che consente una sorveglianza massiva e capillare su di noi, un equilibrio tra le due necessit\u00e0 si \u00e8 avvicinato o si \u00e8 ulteriormente allontanato?<\/p>\n<p><b>Misure d\u2019eccezione, tre paletti <\/b><br \/>Il caso Apple\/Fbi scoppiato all\u2019indomani della strage di San Bernardino dimostra che siamo ancora lontani dal trovare un equilibrio condiviso nel settore della sorveglianza, per esempio nel definire gli obblighi delle societ\u00e0 informatiche evitando automatismi nell\u2019accesso ai loro codici. Pertanto, rimane aperta la questione di come preservare i benefici della rivoluzione digitale senza una pericolosa e incontrollata riduzione della nostra privacy.<\/p>\n<p>Anche per questo dobbiamo porci il problema <i>prima <\/i>che governi impongano lo stato di emergenza, come \u00e8 successo in Francia dopo gli attentati del 13 novembre, stabilendo qualche paletto affinch\u00e9 le misure d\u2019eccezione siano proporzionali alla minaccia: per ottenere questo si propongono tre caveat.<\/p>\n<p><b>Il primo<\/b>. Misure d\u2019eccezione che procurano una sospensione dei diritti fondamentali (coprifuochi, chiusura delle frontiere, chiusura di pubblici uffici, limitazione nella circolazione, arresti e perquisizioni senza mandato, etc.) non possono essere imposte ad oltranza, ma devono avere, previa autorizzazione del Parlamento,un preciso limite di tempo. Semmai, con possibilit\u00e0, quando motivate, di essere prorogate, magari con misure attenuate a mano a mano che l\u2019emergenza si affievolisce. Per capirci: i 30 anni ininterrotti di stato di emergenza, dal 1981 in poi, proclamati dal\u2019ex presidente egiziano Hosni Mubarak non \u00e8, di tutta evidenza, un modello a cui guardare.<\/p>\n<p><b>Il secondo<\/b>. Misure d\u2019eccezione devono avere un chiaro e credibile obiettivo, intelligibile all\u2019opinione pubblica. Diffidare, insomma, di generalizzazione del tipo \u201csiamo in guerra col terrorismo\u201d o, peggio, \u201csiamo in guerra con l\u2019Islam\u201d. Ricordiamoci che siamo usciti dagli Anni di Piombo applicando le leggi ordinarie e non ricorrendo a quelle speciali, proprio come la Francia non proclam\u00f2 mai lo stato di assedio in Algeria per non legittimare i combattenti del Fnl.<\/p>\n<p><b>Il terzo<\/b>. Misure d\u2019eccezione non devono mai prendere di mira gruppi specifici, siano essi etnici, religiosi, di genere o altro. Non solo perch\u00e9 si scontrerebbero con dettami costituzionali, ma perch\u00e9 creerebbero solo ostilit\u00e0 e ulteriore marginalizzazione.<\/p>\n<p><b>Francia, se l\u2019eccezione rischia di diventare la regola<\/b><br \/>La storica contrapposizione tra Ragion di Stato e Stato di diritto qui non c\u2019entra. Anche nello Stato di diritto un\u2019azione normalmente considerata illegale pu\u00f2 diventare legale in base alla circostanze &#8211; \u201c<i>necessitas non habetlegem<\/i>\u201d dicevano gli antichi romani &#8211; tuttavia sorprende che, dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi, il governo francese, ritenendo che la legge sullo stato di emergenza del 1955 fosse superata e quindi giuridicamente fragile, abbia inteso inserire tale previsione in Costituzione.<\/p>\n<p>Ha detto il Premier Manuel Valls: \u201cLo stato di emergenza \u00e8 un principio di diritto che vogliamo costituzionalizzare per fare in modo che le misure di eccezione siano meglio inquadrate nel nostro ordinamento\u201d.<\/p>\n<p>Ma cos\u00ec facendo, la Francia &#8211; quella del Secolo dei Lumi &#8211; rende permanente la possibilit\u00e0 di ricorso ad una norma che affronta per definizione circostanze eccezionali: l\u2019eccezione, insomma, diventa la regola. Con in pi\u00f9 il rischio di passare dalla legittima difesa dei poliziotti a quello che viene chiamato \u201cstato di necessit\u00e0\u201d, ossia che l\u2019uso delle armi sia possibile quando ci si trova di fronte a persone che si <i>suppone <\/i>possano continuare a commettere atti criminali: un terreno, questo, davvero scivoloso.<\/p>\n<p>Come aveva gi\u00e0 correttamente rilevato Victor Hugo &#8211; ben centosessantasette anni fa &#8211; poteri esecutivi molto estesi, combinati con pochissimi controlli sulla loro applicazione, non possono che causare serie violazioni dei diritti fondamentali. Meglio che i suoi connazionali di oggi ci riflettano bene prima che una Marine Le Pen o suoi epigoni vadano al governo della R\u00e9publique con poteri emergenziali sconfinati serviti su di un piatto d\u2019argento.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Victor Hugo, deputato nella Deuxi\u00e8me R\u00e9publique, scriveva nel suo diario: \u201cDi fronte alle barricate, ho difeso l\u2019ordine. Di fronte alla dittatura, ho difeso la libert\u00e0 \u2026 Ho definito e limitato lo stato d\u2019assedio\u2026 uno stato d\u2019assedio, questo, inutilmente prolungato, che pesava sulla citt\u00e0 di Parigi, sulle municipalit\u00e0, sul credito, sugli affari, sulla fiducia della gente. 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