{"id":33700,"date":"2016-03-14T00:00:00","date_gmt":"2016-03-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-politica-della-non-guerra-in-libia\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:48","slug":"la-politica-della-non-guerra-in-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/03\/la-politica-della-non-guerra-in-libia\/","title":{"rendered":"La politica della non-guerra in Libia"},"content":{"rendered":"<p>Per anni ci siamo lamentati che la Libia fosse in preda al caos senza che la comunit\u00e0 internazionale sentisse alcun dovere di intervenire. Abbiamo stigmatizzato il modo in cui Gheddafi era stato rovesciato, senza avere per\u00f2 alcuna idea sul come gestire il vuoto di potere creatosi. Non siamo arrivati a dire &#8220;si stava meglio quando c&#8217;era lui!&#8221; ma ce lo avevamo sulla punta della lingua.<\/p>\n<p>Per anni abbiamo recepito con allarme la tendenza di Nato ed Unione Europea ad occuparsi solamente di quanto avveniva nell&#8217;Est continentale, dimenticando quella sponda sud del Mediterraneo cos\u00ec scomodamente e pericolosamente vicina a casa nostra. <\/p>\n<p>Abbiamo pontificato asserendo che l&#8217;unica via possibile per arrestare il flusso di migranti che si abbatte incontrollabile sulle nostre coste consisteva nel rimettere ordine in quel caos libico che favoriva e proteggeva la criminale proliferazione degli scafisti.<\/p>\n<p><b>Eppur si muove<\/b><br \/>Ora qualcosa si sta muovendo. Dopo tutto il tempo perso con la mediazione affidata ad un diplomatico spagnolo che, a conclusione del suo mandato, aveva fatto il possibile per screditare se stesso, l&#8217;organizzazione di appartenenza ed il risultato che sembrava aver raggiunto, le Nazioni Unite sembrano aver trovato la strada e la persona giuste per avviare il processo che dovrebbe, con una difficile traiettoria, riportare ad unit\u00e0 ci\u00f2 che ancora appare come un puzzle di potere estremamente complesso. <\/p>\n<p>\u00c8 comprensibile come la definizione di un Governo unico, se non gradito, perlomeno accettabile per le maggiori parti in causa, stenti ancora ad imporsi nonostante i numerosi passi avanti gi\u00e0 compiuti. <\/p>\n<p>Rimane l&#8217;ostacolo non indifferente costituito non tanto dai Governi ed i Parlamenti che da Tobruk e Tripoli si contrappongono l&#8217;uno all&#8217;altro, con duplice dubbia legittimit\u00e0, ma piuttosto dalle medie potenze regionali che sostengono i due campi contrapposti in quella che, se non una guerra, \u00e8 perlomeno una feroce competizione per la leadership in campo sunnita, condotta &#8221; per \u201cproxies&#8221; e senza esclusione di colpi.<\/p>\n<p>I veri ostacoli all&#8217;accordo che dovrebbe aprire la strada, in progressiva successione, prima ad una richiesta di aiuto all&#8217;Occidente formulata da un Governo legittimo ed universalmente riconosciuto, ed in seguito ad un intervento di <i>nation rebuilding<\/i> che l&#8217;Italia appare da tempo destinata a guidare, non sono quindi tanto n\u00e9 i Parlamenti n\u00e9 le personalit\u00e0 militari e politiche contrapposte in Libia, bens\u00ec l&#8217;Egitto, la Turchia, l&#8217;Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, e l&#8217;elenco potrebbe continuare.<\/p>\n<p><b>I tre messaggi degli occidentali<\/b><br \/>In questa ottica gli avvenimenti delle ultime settimane, che hanno registrato un particolare, inedito attivismo tanto degli Stati Uniti, che con l&#8217;attacco a Sirte hanno sottolineato il loro ritorno sulla scena nord africana, quanto di parecchie nazioni europee &#8211; la Francia, l&#8217;Inghilterra, la stessa Italia &#8211; che hanno a pi\u00f9 riprese sottolineato ufficialmente come reparti delle loro forze speciali siano da tempo in territorio libico, appaiono come un ben preciso messaggio politico indirizzato ad interlocutori di differente livello. <\/p>\n<p>Il primo gruppo \u00e8 ovviamente costituito dalle potenze regionali sunnite, cui l&#8217;Occidente sta comunicando (e per far ci\u00f2 utilizza le proprie forze militari, ma il messaggio rimane squisitamente politico) come il lungo periodo in cui Stati Uniti ed Europa non si interessavano del Nord Africa sia definitivamente terminato. Con tutte le conseguenze che ci\u00f2 comporta.<\/p>\n<p>Il secondo comprende le forze che si contendono sul terreno la sovranit\u00e0 della Libia, in primo luogo i Parlamenti di Tripoli e Tobruk, ma certo non soltanto quelli. A questo gruppo viene spiegato come esista per il momento una disponibilit\u00e0 occidentale ad aiutarlo nella lotta per la sopravvivenza contro l&#8217;Isis. <\/p>\n<p>Come in tutte le cose vi \u00e8 per\u00f2 un prezzo da pagare per poter fruire della mano tesa, e tale prezzo consiste nel rapido conseguimento di una unit\u00e0 nazionale che almeno nei primi tempi potrebbe anche essere soltanto di facciata. L&#8217;importante \u00e8 che vengono rispettate le forme richieste per la legittimit\u00e0 di un intervento internazionale.<\/p>\n<p> Per questo gruppo, alla offerta si associa anche una minaccia, che la stampa internazionale ha gi\u00e0 abbondantemente ripresa conferendole rilievo, che \u00e8 quella di un futuro consenso occidentale ad una eventuale spartizione della Libia nelle tre componenti distinte di Cirenaica, Tripolitania e Fezzan. Si tratta di una ipotesi cui le passate storie coloniali europee conferiscono una particolare credibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il terzo gruppo riunisce tutta quella parte della popolazione libica che non dipende da una indefinita prosecuzione della instabilit\u00e0 nazionale per la propria materiale sopravvivenza ma che \u00e8 invece disperatamente stanca di una situazione in cui la vita ed i beni di ciascuno sono messi a rischio ogni giorno. <\/p>\n<p>Il caos libico ha ormai raggiunto il quinto anno: sta quindi superando quella soglia temporale oltre la quale si ha di norma, nei paesi in conflitto, un crollo della volont\u00e0 di combattere che viene progressivamente sostituita da un insopprimibile crescente desiderio di pace.<\/p>\n<p> Anche a questo terzo gruppo, che si potrebbe definire come &#8220;la societ\u00e0 civile libica&#8221;, si indirizza un particolare e preciso messaggio occidentale: &#8221; La pace \u00e8 qui con noi e possiamo portarvela, sempre che anche voi lo vogliate&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;idea di base \u00e8 dunque quella che questi tre messaggi, diversi fra loro ma sostanzialmente convergenti ed indirizzati a tre gruppi diversi, possano, ciascuno a suo modo e nel proprio ambito, contribuire a ricreare nel paese quel clima di unitariet\u00e0 che \u00e8 premessa indispensabile per procedere oltre.<\/p>\n<p><b>Il quarto messaggio e la guerra<\/b><br \/>Un quarto messaggio, di tenore ben diverso, \u00e8 infine quello che le mosse effettuate dagli occidentali sulla scacchiera libica nel corso delle ultime settimane dedicano all&#8217;Isis, comunicandogli quanto fosse illusorio per il Califfato pensare di poter trasferire la propria sede dalla Siria\/Iraq alla Libia sperando in un allentamento della tensione. <\/p>\n<p>I raid americani, gli accordi sui droni di Sigonella, la presenza di vari contingenti di forze speciali, chiariscono come anche a Derna od a Sirte a quel tipo di estremismo islamico non sar\u00e0 concesso alcun quartiere. <\/p>\n<p>\u00c8 dunque guerra questa, come hanno precipitosamente sostenuto alcuni fra i partiti politici italiani, innescando una polemica che sembra pi\u00f9 ispirata ai normali contrasti fra gli schieramenti contrapposti del nostro Parlamento che basata su un lucido e lungimirante esame dei fatti. <\/p>\n<p>Il recente e tempestivo intervento del Primo Ministro Renzi sembra ora aver chiarito come in sostanza non si tratti affatto n\u00e9 di mascherare la prematura adesione del nostro paese ad un conflitto, n\u00e9 di intraprendere una strada che ad esso inevitabilmente condurrebbe. Stiamo semplicemente facendo politica, sviluppando &#8211; per una volta tanto in concordia di intenti con i nostri alleati &#8211; una politica estera comune che ci consenta di prenderci cura coralmente di quanto sta avvenendo sull&#8217;altra sponda del Mediterraneo.<\/p>\n<p> Spiace soltanto che, anche in presenza di temi tanto gravi e capaci di mettere in gioco le vite di cittadini italiani, come dimostrano i luttuosi avvenimenti dell\u2019ultima settimana, la nostra politica non riesca a volare pi\u00f9 alta innescando finalmente  quel guizzo che consenta al nostro Paese di mostrare ad amici e nemici un volto bipartisan nel fronteggiare la grave necessit\u00e0 incombente!<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per anni ci siamo lamentati che la Libia fosse in preda al caos senza che la comunit\u00e0 internazionale sentisse alcun dovere di intervenire. 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