{"id":33750,"date":"2016-03-18T00:00:00","date_gmt":"2016-03-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/trump-e-lincubo-della-convention-aperta\/"},"modified":"2017-11-03T15:17:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:17:47","slug":"trump-e-lincubo-della-convention-aperta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/03\/trump-e-lincubo-della-convention-aperta\/","title":{"rendered":"Trump e l&#8217;incubo della convention aperta"},"content":{"rendered":"<p>Hillary Clinton non s\u2019accontenta di fare poker e cala la scala reale: conquista cinque Stati su cinque, nel secondo Super Marted\u00ec di questo marzo denso di primarie e assemblee per Usa 2016.<\/p>\n<p>Invece, Donald Trump ha un tris servito e pu\u00f2 ancora fare poker, quando finir\u00e0 la conta e riconta tra lui e Ted Cruz nel Missouri. Ma i repubblicani escono male dai voti anche in Florida, North Carolina, Ohio, Illinois: il lotto degli aspiranti alla nomination, che a un certo punto erano17, si riduce a tre, ma le tensioni si acuiscono. E per prima cosa salta, per mancanza di \u2018quorum\u2019, il dibattito sulla Fox previsto luned\u00ec 21 dallo Utah.<\/p>\n<p>Sono ore di apprensione fra i conservatori \u2018per bene\u2019, tradizionali e moderati, che si rendono conto d\u2019essersi persi per strada uno ad uno i loro campioni (magari mal scelti, bisogna ammettere): i \u2018figli della Florida\u2019 sono usciti di scena l\u2019uno dopo l\u2019altro in meno d\u2019un mese, prima l\u2019ex governatore, figlio e fratello di presidente, Jeb Bush, ritiratosi a febbraio senza essere mai riuscito a far decollare la sua campagna, e ora il senatore Marco Rubio, il pi\u00f9 giovane del lotto, costretto a lasciare dopo essere stato sconfitto in casa.<\/p>\n<p>E sono ore d\u2019agitazione per Trump, il battistrada showman, che vince a raffica &#8211; senza peraltro mai convincere tutto il suo campo -, ma che \u00e8 esposto al rischio d\u2019arrivare fino alla convention di luglio senza la maggioranza assoluta dei delegati: i suoi avversari insieme ne hanno pi\u00f9 di lui. Invece, Hillary, fra i democratici, viaggia spedita verso la soglia di delegati che le garantisce la nomination, mentre Bernie Sanders, indossato il cappotto, dice di crederci ancora, ma va avanti senza speranze.<\/p>\n<p>La \u2018convention aperta\u2019 \u00e8 evento rarissimo ed \u00e8 un po\u2019 uno spauracchio per tutti: significa sciorinare davanti all\u2019elettorato divisioni e incertezze e spendere energie, oltre che soldi, in confronti fratricidi, invece di concentrare gli attacchi sull\u2019antagonista democratico.<\/p>\n<p>L\u2019establishment repubblicano pare non fidarsi a pieno, come anti Trump, neppure del governatore dell\u2019Ohio John Kasich, che marted\u00ec ha vinto nel suo Stato, ma che non aveva finora avuto altri acuti nella sua campagna. E il senatore Cruz, iper-conservatore ed evangelico, non \u00e8 meglio di Trump, dal punto di vista del partito: populista come lui, pi\u00f9 fondamentalista di lui, ma meno popolare e poco simpatico.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, si rovista nei cassetti del 2012: l\u00ec, ci sono Mitt Romney, il candidato battuto dal presidente Obama, che s\u2019espone in campagna contro Trump, ma non scende in campo, e il suo vice, oggi speaker della Camera, Paul Ryan, che, chiamato in causa da John Boehner, si tira indietro, \u201cnon mi candido\u201d. Gli \u2018assi nella manica\u2019, o i \u2018cavalli di razza\u2019, sono merce rara; e probabilmente intendono non esporsi fino alla convention, salvo poi accettare un\u2019eventuale acclamazione come \u2018salvatori del partito\u2019.<\/p>\n<p>Trump avverte aria di fronda e fa la voce grossa, prospettando disordini nelle strade se non otterr\u00e0 la nomination &#8211; il che rafforza le preoccupazioni dei moderati nei suoi confronti &#8211; e chiamandosi fuori dal prossimo dibattito, il 21 marzo, perch\u00e9 &#8211; dice &#8211; \u201cne abbiamo gi\u00e0 fatti troppi\u201d (il che, magari, \u00e8 vero).<\/p>\n<p>Kasich replica subito che, se non c\u2019\u00e8 Trump, non ci sar\u00e0 neppure lui: che senso avrebbe stare a scannarsi con il senatore Cruz, mentre lo showman si tiene in disparte? E cos\u00ec la Fox cancella l\u2019evento, che sarebbe diventato un \u2018one man show\u2019.<\/p>\n<p>Per Trump, la convention aperta pu\u00f2 diventare un\u2019ossessione; e, se ci cade dentro, una trappola. Cos\u00ec, cerca di forzare i tempi e di indurre il partito a seguirlo mostrando una forza che, nei numeri dei delegati, non ha: gli incidenti e i disordini a Chicago, a Kansas City, a Dayton e altrove, che hanno preceduto il secondo Super Marted\u00ec, possono essere spie di una deriva della campagna che pu\u00f2 solo nuocergli, incrementando le diffidenze e le ostilit\u00e0 nell\u2019elettorato indipendente e centrista.<\/p>\n<p>E il calendario non aiuta: il mese davanti ha voti radi, specie per i repubblicani, e in Stati non determinanti, cos\u00ec che \u00e8 probabile che i rapporti di forza resteranno sostanzialmente inalterati, fino alle primarie di New York, il 19 aprile.<\/p>\n<p>Uscendo di scena, Rubio dice: &#8220;L&#8217;America \u00e8 nel mezzo d\u2019uno tsunami politico, la gente \u00e8 arrabbiata e frustrata&#8221;. Il senatore d\u2019origine cubana aveva raccolto da Jeb Bush la fiaccola di alfiere dell\u2019establishment del partito e dei moderati, ma non l\u2019ha portata a lungo: &#8220;Siamo dalla parte giusta, ma quest&#8217;anno non saremo dalla parte vincente&#8221;, ammette. Nel suo Stato, Trump lo ha \u2018stracciato\u2019: 46% contro 27%.<\/p>\n<p>Ora la fiaccola dei moderati ce l\u2019ha Kasich, che, alla prima vittoria, con quasi il 47% dei voti nell\u2019Ohio, osserva: &#8220;Ci sono oltre mille delegati ancora da assegnare, posso arrivare alla convention con pi\u00f9 delegati di chiunque altro&#8221;. Florida e Ohio, due Stati spesso decisivi per la Casa Bianca nell\u2019Election Day &#8211; quest\u2019anno, l\u20198 novembre -, attribuiscono i delegati con la formula \u2018chi vince prende tutto\u2019.<\/p>\n<p>Kasich, nel discorso della vittoria, con accanto la moglie e le due figlie gemelle, fa i complimenti al &#8220;talentuoso&#8221; Rubio, appena ritiratosi e di cui aspira ad ereditare gli elettori e i delegati, e conferma il suo messaggio pacato e unificatore: &#8220;Prima di essere democratici o repubblicani siamo americani &#8211; dice -, non percorrer\u00f2 la strada di livello pi\u00f9 basso per raggiungere la carica pi\u00f9 alta del Paese&#8221;.<\/p>\n<p>Cruz, nonostante resti a secco, in attesa dell\u2019esito del Missouri, rivendica i successi finora riportati &#8220;dall&#8217;Alaska al Maine&#8221;, ponendosi come unica alternativa allo showman e corteggiando i sostenitori di Rubio: &#8220;Vi accogliamo a braccia aperte \u2026 La storia di Rubio \u00e8 potente, la sua campagna ha ispirato milioni di persone \u2026 Ora restano solo due campagne: la mia e quella di Trump\u201d.<\/p>\n<p>Ovvi i toni trionfali della Clinton, che pu\u00f2 affermare: &#8220;La nostra campagna ha guadagnato pi\u00f9 voti di qualsiasi altro candidato, democratico o repubblicano\u201d. Hillary, che ha fatto \u201cun altro passo verso la nomination\u201d, ha parole di stima per lo sfidante Sanders, ma guarda gi\u00e0 al possibile confronto con Trump per la Casa Bianca: &#8220;Il nostro comandante in capo deve essere in grado di difenderci, non di metterci in imbarazzo&#8221;.<\/p>\n<p><b>La conta dei delegati<\/b><br \/>Rifacciamo un punto sulla situazione dei delegati: Hillary Clinton ne ha oltre il 67%, cio\u00e8 oltre i due terzi, dei necessari ad assicurarsi matematicamente la nomination democratica; Donald Trump \u00e8 quasi al 55% dei necessari per la nomination repubblicana.<\/p>\n<p>La differenza fra i due partiti sta nel sistema dei super-delegati che favorisce di fatto l\u2019ex first lady: i super-delegati sono figure di spicco del partito democratico che possono scegliere chi appoggiare in qualsiasi momento.<\/p>\n<p>Queste, comunque, le posizioni &#8211; fonte, il sito uspresidentialelectionnews.com:<\/p>\n<p><b>Democratici<\/b>: delegati alla convention 4.765, delegati gi\u00e0 assegnati 1.964 e super-delegati gi\u00e0 pronunciatisi 493, delegati da assegnare 2.308, maggioranza necessaria 2.383.<br \/>Hillary Clinton s\u2019\u00e8 finora assicurata 1.139 delegati popolari e 467 super-delegati ed \u00e8 quindi a 1.606; Bernie Sanders ha conquistato 825 delegati popolari, ma ha solo 26 super-delegati ed \u00e8 a 851.<br \/>Hillary ha vinto in 17 Stati: in ordine alfabetico Alabama, Arkansas, Florida, Georgia, Illinois, Iowa, Louisiana, Massachusetts, Mississippi, Missouri, Nevada, North Carolina, Ohio, South Carolina, Tennessee, Texas, Virginia, oltre che nei territori delle Isole Samoa e delle Marianne. Sanders ha vinto in 9 Stati: Colorado, Kansas, Maine, Michigan, Minnesota, Nebraska, New Hampshire, Oklahoma, Vermont.<\/p>\n<p><b>Repubblicani<\/b>: delegati alla convention 2.472, delegati gi\u00e0 assegnati 1.414, delegati da assegnare 1.058, maggioranza necessaria 1.237.<br \/>Donald Trump ne ha 673, Ted Cruz 411, Marco Rubio 169, John Kasich 143; e, inoltre, Ben Carson 8, Jeb Bush 4 e 6 non sono vincolati.<br \/>Trump ha vinto in 18 Stati: Alabama, Arkansas, Florida, Georgia, Hawaii, Illinois, Kentucky, Louisiana, Massachusetts, Michigan, Mississippi, Nevada, New Hampshire, North Carolina, South Carolina, Tennessee, Virginia, Vermont, oltre che alle Marianne. Cruz ha vinto in 8 Stati: Alaska, Idaho, Iowa, Kansas, Maine, Oklahoma, Texas, Wyoming, oltre che a Guam. Rubio ha vinto in Minnesota, nel Distretto di Columbia e a Portorico. Kasich ha vinto in Ohio. Il Missouri resta da assegnare.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hillary Clinton non s\u2019accontenta di fare poker e cala la scala reale: conquista cinque Stati su cinque, nel secondo Super Marted\u00ec di questo marzo denso di primarie e assemblee per Usa 2016. 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