{"id":33890,"date":"2016-04-01T00:00:00","date_gmt":"2016-03-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/putin-e-le-paranoie-da-guerra-fredda\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:59","slug":"putin-e-le-paranoie-da-guerra-fredda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/putin-e-le-paranoie-da-guerra-fredda\/","title":{"rendered":"Putin e le paranoie da Guerra Fredda"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;annuncio del ritiro russo dalla Siria ha colto di sorpresa un po&#8217; tutti. Ma specialmente coloro che sospettano che in ogni mossa di Mosca vi sia un <i>animus nocendi<\/i>, una volont\u00e0 di mettere sotto scacco l&#8217;Occidente.<\/p>\n<p>Esperti che nella migliore delle ipotesi avevano visto nell&#8217;intervento in Siria un tentativo di rovesciare gli equilibri geopolitici mediorientali e di estendere la propria sfera di influenza.<\/p>\n<p>Ma non sono mancati quelli che hanno accusato Mosca di bombardare gli ospedali e massacrare i civili al fine di ingrossare le file dei profughi, e in tal modo mettere in crisi l&#8217;Europa: si \u00e8 infatti parlato di &#8220;weaponization&#8221; degli sfollati. A tanto pu\u00f2 arrivare la mentalit\u00e0 paranoide dei nostalgici della guerra fredda.<\/p>\n<p><b>Il rischio di un nuovo Afghanistan<\/b><br \/>Qual \u00e8 allora la ratio del passo indietro fatto da Putin? Se accettiamo che la Russia di oggi sia una potenza &#8220;normale&#8221;, un <i>rational actor<\/i>, pu\u00f2 essere logico supporre che, una volta messi sulla difensiva gli avversari del regime di Damasco, e convinti i loro sostenitori che la pace va negoziata senza la pre-condizione dell&#8217;uscita di scena di Bashar al-Assad, Mosca abbia deciso di incoraggiare il dittatore siriano a tentare seriamente la via negoziale, togliendogli l&#8217;illusione di una soluzione puramente militare.<\/p>\n<p>Una seconda spiegazione (una non esclude l&#8217;altra) \u00e8 che Putin abbia voluto evitare di scivolare nelle sabbie mobili della lotta anti-guerriglia, di ripetere cio\u00e8 l&#8217;errore fatto dagli statunitensi dopo la cacciata dei talebani da Kabul.<\/p>\n<p>Come nel caso degli Usa in Afghanistan, in questo &#8220;ritiro&#8221; c&#8217;\u00e8 forse pi\u00f9 continuit\u00e0 che discontinuit\u00e0: escluso che i russi abbandonino la base navale di Tartus, se terranno una buona parte dei loro aerei in quella di Latakia e &#8211; a protezione di entrambe &#8211; le batterie di missili anti-aerei S-300 e S-400, la presenza militare russa in Siria non cambier\u00e0 di molto.<\/p>\n<p>Le unit\u00e0 terrestri da ritirare sono poca cosa. Il cambiamento potrebbe essere essenzialmente nell&#8217;impiego della forza aerea: da offensivo a difensivo. Ma come vediamo oggi in Afghanistan, dopo il presunto &#8220;ritiro&#8221; il ruolo delle forze straniere residue a protezione di quelle governative pu\u00f2 ancora comportare un&#8217;alta frequenza di missioni dell&#8217;aviazione.<\/p>\n<p><b>Guerra civile e trattative<\/b><br \/>In queste condizioni la guerra civile \u00e8 destinata a durare a lungo, senza vincitori n\u00e9 vinti. Una prospettiva che dovrebbe incentivare le parti a trattare.<\/p>\n<p>Ma le probabilit\u00e0 che il negoziato sul <i>power-sharing <\/i>fra le parti dell&#8217;accordo di tregua fallisca sono alte, vista la sete di vendetta e la frammentazione delle forze ribelli, e i fondati timori del gruppo dirigente e delle minoranze religiose per la propria sopravvivenza. Ma anche qualora avesse successo, rimarrebbe il conflitto con l\u2019autoproclamatosi stato islamico e con la filiale siriana di al-Qaida, Jabhat al-Nusra.<\/p>\n<p>Uno stallo militare in tale conflitto pu\u00f2 portare ad una divisione territoriale, sia pure solo di fatto ma duratura: da un lato la regione occidentale, fertile, comprendente le maggiori citt\u00e0, sotto il regime attuale allargato a parti dell&#8217;opposizione; dall&#8217;altro la regione semi-desertica a oriente &#8211; con Raqqa, Deir es-Zor, Palmira &#8211; unita a Mosul e la sua provincia sotto l&#8217;Isis fino a quando la coalizione internazionale non riuscir\u00e0 a tagliare tutte le teste dell&#8217;Idra.<\/p>\n<p>Un&#8217;ipotesi, questa della rinuncia ad abbattere lo stato islamico e della conseguente divisione territoriale, non ottimale neanche per la Russia, ma compatibile con il suo interesse primario: proteggere le proprie basi nella regione nord-occidentale della Siria e assicurare la sopravvivenza del regime &#8220;laico&#8221; di Damasco.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;annuncio del ritiro russo dalla Siria ha colto di sorpresa un po&#8217; tutti. 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