{"id":33900,"date":"2016-04-02T00:00:00","date_gmt":"2016-04-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-e-germania-motore-della-difesa-ue\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:59","slug":"italia-e-germania-motore-della-difesa-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/italia-e-germania-motore-della-difesa-ue\/","title":{"rendered":"Italia e Germania, motore della difesa Ue"},"content":{"rendered":"<p>Sta prendendo il via una nuova fase di collaborazione nel campo della sicurezza e difesa tra Germania e Italia, in un pi\u00f9 ampio quadro istituzionale europeo.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ultima met\u00e0 del secolo, i rapporti tra i due paesi sono stati molto prosperi nell&#8217;analisi dell&#8217;efficienza operativa e industriale. I progressi della cooperazione nel settore della sicurezza e difesa nell\u2019ambito dell\u2019Unione europea hanno invece subito un arretramento: si avverte oggi, infatti, la necessit\u00e0 di dare un nuovo impulso, cercando di ritrovare l&#8217;entusiasmo della stagione 1999\/2000.<\/p>\n<p><b>Ritrovare l\u2019entusiasmo perduto<\/b><br \/>Diversi sono stati i successi del recente passato, come la collaborazione industriale per il programma MRCA 75,che ha portato alla produzione &#8211; insieme alla Gran Bretagna &#8211; del velivolo Tornado (che oggi costituisce il <i>core <\/i>delle capacit\u00e0 di attacco delle due aeronautiche). La cooperazione \u00e8 poi stata rinnovata, stavolta assieme alla Spagna, per lo sviluppo e la produzione dell\u2019Eurofighter. Anche nel settore delle forze terrestri e navali si sono verificate sinergie significative che costituiscono ancora oggi esempi di realizzazione mediante le capacit\u00e0 tecnologiche europee.<\/p>\n<p>\u00c8 questa una somma di risultati assai importanti se si considera che, a differenza di quanto accade in ogni settore, finora le tecnologie per la difesa sono state sviluppate nei paesi dell\u2019Ue senza il minimo supporto da parte delle istituzioni comunitarie.<\/p>\n<p>Il potenziamento del settore, dunque, \u00e8 dato dalla sola base di sforzi delle singole industrie nazionali che si sono virtuosamente associate, mirando, per\u00f2, solo a specifici progetti e non a un disegno pi\u00f9 ampio. L&#8217;esperienza dell&#8217;Airbus, infatti, \u00e8 l&#8217;emblema di aggregazioni e consolidamenti che rientrano in un quadro tattico ma non strategico. Ora, dunque, si possono aprire prospettive straordinarie di cooperazione fra Germania e Italia per una sinergia delle rispettive eccellenze tecnologiche e manageriali.<\/p>\n<p><b>Limiti nazionali e sinergie europee<\/b><br \/>Il desiderio di cooperare tra le forze armate dei paesi alleati \u00e8 un fatto storico: in Europa, ben prima della formalizzazione dell\u2019Helsinki Headline Goal nel dicembre del 1999, si contavano 57 iniziative di collaborazione. Alcuni erano accordi di tipo istituzionale, come l\u2019Eurocorpo, altri erano nati da esigenze specifiche, come l&#8217;ormai chiusa scuola trinazionale TTTE per la conversione degli equipaggi di volo sul velivolo Tornado.<\/p>\n<p>Infatti, era gi\u00e0 ben chiaro alle gerarchie militari nazionali che solo unendo determinate capacit\u00e0 sarebbe stato possibile la creazione e la disposizione di strumenti militari idonei a sostenere efficacemente le politiche estere dei singoli Paesi.<\/p>\n<p>Vero \u00e8 che, tuttavia, alcune iniziative interessanti non avevano avuto esito, come quella di costituire un unico stormo italo-tedesco per la capacit\u00e0 \u2018antiradiazione\u2019, cio\u00e8 per la neutralizzazione dei sistemi di avvistamento radar avversari. Germania e Italia dispongono entrambe degli stessi velivoli, i Tornado ECR, con lo stesso tipo di armamento, i missili AGM88 HARM, con equipaggiamenti compatibili: appariva dunque naturale pensare ad un\u2019integrazione binazionale, che avrebbe consentito significative economie di gestione, anche e soprattutto dal punto di vista logistico, ma non se ne fece nulla. Peccato.<\/p>\n<p><b>La strada della cooperazione strutturata permanente<\/b><br \/>Al momento, i motivi per ricercare ulteriori e pi\u00f9 integrate forme di cooperazione sono diventati impellenti. Gli ultimi 15 anni hanno visto una progressiva erosione delle capacit\u00e0 militari dei singoli paesi, anche di coloro che potevano vantare tradizioni e forze pi\u00f9 significative. La credibilit\u00e0 di molti non pu\u00f2 n\u00e9 deve essere cercata negli accordi bilaterali esclusivi, come quello sottoscritto a Lancaster House nell\u2019autunno del 2010 tra Francia e Gran Bretagna che contraddice nella forma e nella sostanza la volont\u00e0 politica espressa nel Trattato di Lisbona. <\/p>\n<p>Eppure da tempo esistono strumenti istituzionali per procedere verso una pi\u00f9 stretta integrazione, come la \u201cCooperazione Strutturata Permanente\u201d prevista nel Trattato di Lisbona, finora utile solo ad essere evocata nei comunicati finali di qualche riunione ministeriale. Oppure l\u2019Agenzia europea della Difesa, con compiti che potrebbero essere molto incisivi, ma limitati per esplicita volont\u00e0 politica dei governi; le risorse finanziarie che le vengono attribuite annualmente ne garantiscono solo la sopravvivenza, con oltre il 75 % dei fondi impiegati nel pagamento del personale dipendente.<\/p>\n<p>Quando si parla di volont\u00e0 politica \u00e8 il caso di domandarsi quale fra i maggiori paesi dell\u2019Unione abbia assunto in politica estera atteggiamenti non dissonanti nelle relazioni esterne all&#8217;Ue e nella disponibilit\u00e0 di farsi carico della gestione delle crisi che erompono alle porte dell\u2019Europa. Da questa analisi emergono singolari somiglianze e interessanti compatibilit\u00e0 tra gli atteggiamenti di Roma e di Berlino.  Due paesi che hanno maturato la consapevolezza che gli interessi nazionali devono essere perseguiti con un profondo rispetto per quelli altrui, la cui diversit\u00e0 deve essere compresa e rispettata.<\/p>\n<p><b>Roma e Berlino in prima linea<\/b><br \/>\u00c8 necessario, quindi, riflettere e studiare un piano bilaterale per avviare cooperazioni sempre pi\u00f9 strette nel settore della difesa, in particolar modo nelle capacit\u00e0 industriali, dove eventuali integrazioni possono determinare un ruolo rilevante nel mercato globale. Inoltre, \u00e8 opportuno approfondire e analizzare anche l\u2019aspetto istituzionale con l\u2019obiettivo per concretizzare realmente una \u2018Cooperazione Strutturata Permanente\u2019, secondo i dettami degli articoli 42.6 e 46 del Trattato di Lisbona e le clausole previste dall\u2019annesso Protocollo 10.<\/p>\n<p>Le forze armate sono pronte a un salto di qualit\u00e0: le cooperazioni passate garantiscono l&#8217;assenza di ostacoli tecnici. \u00c8 giunto il momento che i Ministri della Difesa dei due paesi avviino senza indugio un tavolo tecnico-politico per concretizzare un\u2019iniziativa atta ad avviare un nuovo capitolo della storia dell\u2019Europa, coinvolgendo, successivamente, tutti gli altri stati membri.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sta prendendo il via una nuova fase di collaborazione nel campo della sicurezza e difesa tra Germania e Italia, in un pi\u00f9 ampio quadro istituzionale europeo. 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