{"id":33950,"date":"2016-04-04T00:00:00","date_gmt":"2016-04-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/stivali-europei-ai-confini-libici\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:58","slug":"stivali-europei-ai-confini-libici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/stivali-europei-ai-confini-libici\/","title":{"rendered":"Stivali europei ai confini libici"},"content":{"rendered":"<p>Parigi, Londra e anche Berlino. Da quando il mal di testa libico \u00e8 tornato ad essere martellante tutti cercano di recuperare il terreno perso nei Paesi confinanti.<\/p>\n<p>In primis in Tunisia, dove da tempo la Francia collabora nel settore dell\u2019intelligence, fornendo informazioni e attuando un programma da 20 milioni di euro per equipaggiare l\u2019esercito tunisino. Ora per\u00f2, cerca anche di completare la cooperazione nel settore militare con un piano di aiuti economici di 1 miliardo di euro destinato a sviluppare le regioni pi\u00f9 arretrate del Paese, ridurre la disoccupazione e rendere pi\u00f9 efficiente l\u2019apparato amministrativo.<\/p>\n<p><b>Interesse britannico sulla Libia<\/b><br \/>Ma la Francia non \u00e8 l\u2019unica. Il governo britannico,ad esempio, si \u00e8 contraddistinto per il suo attivismo nella regione. Nelle ultime settimane, vi sono state numerose indiscrezioni riguardanti il possibile invio di soldati inglesi in Tunisia per aiutare le autorit\u00e0 locali a contrastare l\u2019intenso movimento transfrontaliero dei gruppi terroristici, in particolare lungo il confine con la Libia. Lo stesso ministro della Difesa Michael Fallon ha confermato a fine febbraio l\u2019invio di un team di 20 consiglieri militari.<\/p>\n<p>L\u2019interesse britannico \u00e8 rivolto soprattutto alla Libia. Nelle scorse settimane diverse fonti hanno sottolineato la possibilit\u00e0 per Londra di partecipare a una missione di addestramento del futuro esercito libico. Il Primo Ministro britannico David Cameron \u00e8 stato recentemente convocato dalla Camera dei Comuni per rispondere alle indiscrezioni di stampa riguardo l\u2019invio di mille soldati in Libia, parte di in una pi\u00f9 ampia coalizione di almeno seimila uomini a guida italiana. Tuttavia lo stallo politico libico sembra aver momentaneamente congelato questa opzione, tra l\u2019altro smentita dal governo inglese. <\/p>\n<p>Inoltre anche la Gran Bretagna, come la Francia, sconta il negativo precedente del 2011: proprio di recente nella lunga intervista rilasciata a <i>The Atlantic<\/i>, il Presidente statunitense Barack Obama ha criticato le politiche inglesi nella regione, accusando il governo di David Cameron di essere distratto verso la Libia nel periodo successivo alla caduta di Gheddafi.<\/p>\n<p><b>Berlino verso maggiori responsabilit\u00e0<\/b><br \/>Un fatto inedito sembra rappresentato dalla notevole politica di penetrazione politico-economica portata avanti dalla Germania. L\u2019interesse verso la Libia, ad esempio,\u00e8 stato confermato dalla stampa tedesca che ha riferito delle numerose proposte di collaborazione nel settore militare. A fine febbraio una missione del Ministero degli esteri tedesco \u00e8 giunta in Tunisia per discutere un eventuale programma di addestramento di cui potrebbe beneficiare anche il futuro esercito libico.<\/p>\n<p>Il Ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen \u00e8 senza dubbio il principale esponente del nuovo corso tedesco. Gi\u00e0 nel mese di gennaio in un\u2019intervista al quotidiano <i>Bild<\/i>, von der Leyen non aveva smentito le voci riguardanti il possibile invio di soldati tedeschi in Libia. Secondo alcune stime la Germania sarebbe disposta a contribuire con 150-200 Bundeswehr a un\u2019eventuale missione di addestramento delle forze armate libiche.<\/p>\n<p> Al momento risulta difficile stabilire se la penetrazione di Berlino nell\u2019area sia di tipo opportunistico o rifletta una politica pi\u00f9 a lungo termine. A far pendere l\u2019ago della bilancia verso quest\u2019ultima ipotesi concorrono rilevanti accordi economici (la Volkswagen ha appena annunciato la costruzione di un impianto automobilistico in Algeria), importanti nomine diplomatiche (Martin Kobler, da novembre scorso a capo della Missione Onu per la Libia) e l\u2019evoluzione della politica estera tedesca degli ultimi mesi. <\/p>\n<p>Il flusso di armi ed equipaggiamenti che il governo di Angela Merkel sta inviando ai peshmerga curdi dal 2014 riflette la maggiore attenzione di Berlino verso le aree di crisi. <\/p>\n<p>Tale posizione comporta di certo maggiori rischi, come evidenziato dalla chiusura temporanea dell\u2019ambasciata tedesca a Ankara, del consolato di Istanbul e di due istituti scolastici in Turchia lo scorso 17 marzo.<\/p>\n<p>La decisione del Ministero degli esteri tedesco \u00e8 stata presa due giorni prima dell\u2019attacco suicida di Istanbul, l\u2019ennesimo che ha colpito la Turchia negli ultimi mesi. Lo scorso gennaio, 12 turisti tedeschi erano morti a seguito di un\u2019esplosione sempre nella stessa citt\u00e0. <\/p>\n<p>Tuttavia, i maggiori rischi non sembrano al momento frenare il rinnovato attivismo tedesco nella regione. Complice il fenomeno dell\u2019autoproclamatosi stato islamico e la conseguente crisi dei rifugiati, Berlino sembra sempre pi\u00f9 consapevole delle sue responsabilit\u00e0 di fronte all\u2019Europa e pi\u00f9 in generale in ambito internazionale. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parigi, Londra e anche Berlino. Da quando il mal di testa libico \u00e8 tornato ad essere martellante tutti cercano di recuperare il terreno perso nei Paesi confinanti. In primis in Tunisia, dove da tempo la Francia collabora nel settore dell\u2019intelligence, fornendo informazioni e attuando un programma da 20 milioni di euro per equipaggiare l\u2019esercito tunisino. 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