{"id":33970,"date":"2016-04-05T00:00:00","date_gmt":"2016-04-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/repubblicani-ultima-chiamata-anti-trump\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:58","slug":"repubblicani-ultima-chiamata-anti-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/repubblicani-ultima-chiamata-anti-trump\/","title":{"rendered":"Repubblicani, ultima chiamata anti-Trump"},"content":{"rendered":"<p>Un partito acciaccato che rischia di frantumarsi davanti agli occhi impotenti dei leader che cercano faticosamente di tenerne le redini. Cos\u00ec appaiono i Repubblicani statunitensi che prima di ogni primaria sperano che sia la volta buona per bloccare la scalata di Donald Trump.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo \u00e8 anche quello di scongiurare che la convention che si terr\u00e0 a Cleveland a luglio rinneghi il candidato alle presidenziali scelto dal popolo &#8211; cosa che non accade in questo fronte dal 1976 \u2013, mettendo a nudo i problemi che da anni minano la vita all\u2019interno di questo partito.<\/p>\n<p>I repubblicani che oggi si trovano a fare i conti con quella che sembra l\u2019inarrestabile ascesa di un istrionico e imbarazzante tycoon sono infatti gli stessi che da anni combattono una guerra fratricida.<\/p>\n<p>Privatamente, ma anche pubblicamente, come mostr\u00f2 la battaglia scatenatasi all\u2019indomani delle ultime elezioni di midterm del 2014, quando &#8211; pur vincenti &#8211; i repubblicani litigarono per riconfermare John Boehner ai vertici della Camera.<\/p>\n<p>Boehner alla fine la spunt\u00f2, anche se la spaccatura fu il preludio delle dimissioni annunciate l\u2019anno dopo, svelando la tensione in atto tra le diverse fazioni del partito, in primis tra la leadership e i sostenitori del Tea Party, ribelli pi\u00f9 conservatori dei compagni ai vertici.<\/p>\n<p><b>Conservatori e questioni LGBT <\/b><br \/>Ed \u00e8 proprio su questioni ideologiche che si sta frantumando ora il partito, come mostra quanto sta accadendo in Stati dove i businessmen e gli evangelici che hanno alle spalle un lungo periodo di coesistenza all\u2019interno del partito hanno iniziato a guerreggiare su scottanti temi sociali. Dai diritti degli omosessuali alla libert\u00e0 religiosa, i toni del confronto sono cos\u00ec alti che anche la stampa <i>mainstream <\/i>parla ormai di una vera e propria guerra.<\/p>\n<p>I campi di battaglia pi\u00f9 evidenti sono la Georgia e la North Carolina, i cui governatori, entrambi repubblicani, hano adottato approcci completamente diversi per rispondere ai propri collegi elettorali. Nel primo caso, il governatore Nathan Deal &#8211; che non cerca la rielezione &#8211; ha usato il veto per bloccare una legge che avrebbe autorizzato i pastori religiosi a negare a coppie omosessuali i servizi della Chiesa.<\/p>\n<p>In North Carolina invece, Pat McCrory &#8211; governatore che corre per un nuovo mandato a novembre &#8211; ha firmato una legge che limita il potere delle autorit\u00e0 locali di creare maggiori protezioni per le persone lesbiche, gay, omosessuali o transgender, LGBT. A Charlotte e dintorni, ai transgeder \u00e8 stato ad esempio chiesto di usare i servizi riservati al loro sesso biologico, quello scritto alla nascita sulla loro carta d\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Dal Wisconsin a New York<\/b><br \/>Questa lotta a livello statale non fa altro che esacerbare i problemi interni al fronte repubblicano, ora impegnato a neutralizzare un Trump le cui energie si stanno concetrando sulle primarie in Wisconsin. Oggi in palio ci sono 42 preziosi delegati: bottino fra i pi\u00f9 alti tra quelli ancora rimasti sulla tavola.<\/p>\n<p>Per calmare le acque interne al fronte repubblicano, gioved\u00ec Trump \u00e8 comparso a sorpresa a Washinghton, dichiarandosi pronto \u201ca tenere il partito insieme\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019insolita affermazione del magnate dell\u2019immobiliare \u00e8 arrivata, caso vuole, proprio poco dopo la pubblicazione dei dati di un sondaggio condotto da Washington Post e Cbc. Ridimensionando la sua reale popolarit\u00e0 e mettendo in discussione il suo percorso verso al Casa Bianca, la rilevazione descrive Trump come il candidato alle presidenziali meno popolare della storia moderna.<\/p>\n<p>Un\u2019eventuale sconfitta in Wisconsin non influenzerebbe necessariamente gli stati dove i repubblicani devono ancora esprimere la loro preferenza sul candidato da fare correre per la Casa Bianca.<\/p>\n<p>Oltre alla California, dove chi vince si porta a casa un tesoretto di 172 delegati, Trump deve ancora affrontare ancora una quindicina di stati e New York. L\u2019appuntamento con la Grande Mela \u00e8 fissato per il 19 aprile, giorno in cui Trump non sar\u00e0 l\u2019unico a giocare in casa: lo stesso accadr\u00e0 infattia Hillary Clinton, che di New York \u00e8 stata senatrice. E tutti dovranno fare i conti con le diverse variabili che entrano in gioco nel melting pot ai piedi di Wall Street.<\/p>\n<p><b>Verso la convention di Cleveland <\/b><br \/>In un contesto ancora nebuloso e temendo di doversi confrontare con una convention a lui ostile, Trump sembra gi\u00e0 essersi messo avanti con il lavoro. Non tutti i membri del suo team cercano di arricchire il gruzzoletto di delegati da portare a Cleveland, con la speranza di averne la maggioranza.<\/p>\n<p>Da qualche settimana lo staff del tycoon fa anche sforzi conservativi. \u201cEvitare di perdere quello gi\u00e0 intascato\u201d, riassume sinteticamente una lavagna di una sede di volontari a sostegno di Trump. Ecco perch\u00e9 l\u2019istrionico candidato si sforza di tenere in vita le relazioni con i delegati che si \u00e8 gi\u00e0 assicurato, garantendo loro anche la copertura del viaggio.<\/p>\n<p>Per la prima volta in 40 anni, quanti andranno alla Convention potrebbero avere un ruolo molto pi\u00f9 attivo rispetto a quello giocato negli ultimi quattro decenni.<\/p>\n<p>Invece di ratificare il risultato delle primarie, chi andr\u00e0 a Cleveland potrebbe anche decidere di non mettere un timbro sul nome di Trump. Lui ne uscirebbe sconfitto. Il partito, che ha ormai messo a nudo il suo tendine d\u2019Achille, a pezzi.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un partito acciaccato che rischia di frantumarsi davanti agli occhi impotenti dei leader che cercano faticosamente di tenerne le redini. Cos\u00ec appaiono i Repubblicani statunitensi che prima di ogni primaria sperano che sia la volta buona per bloccare la scalata di Donald Trump. 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