{"id":34000,"date":"2016-04-07T00:00:00","date_gmt":"2016-04-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dopo-bruxelles-quale-strategia-di-contrasto\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:57","slug":"dopo-bruxelles-quale-strategia-di-contrasto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/dopo-bruxelles-quale-strategia-di-contrasto\/","title":{"rendered":"Dopo Bruxelles, quale strategia di contrasto?"},"content":{"rendered":"<p>I tragici eventi dello scorso 22 marzo a Bruxelles hanno riportato ancora una volta alla ribalta lo stragismo terroristico affiliato o ispirato al brand Is (l\u2019autoproclamatosi Islamic State). Tra simbolismi e psicologia, il terrorismo induce una cascata di disponibilit\u00e0, accedendo ad immagini vivide ed influenzando percezioni di individui, societ\u00e0 e governi.<\/p>\n<p>Aeroporti e metropolitane sono gi\u00e0 stati in passato luoghi di elezione scelti per attacchi terroristici. Si pensi agli attentati del luglio 2005 a Londra, e andando ancora pi\u00f9 indietro nel tempo, agli attentati occorsi all\u2019aeroporto di Fiumicino nel 1985.<\/p>\n<p>Affrontare una simile minaccia comporta il ripensamento, ancora una volta, degli strumenti di monitoraggio e contrasto implementabili allo scopo. Alla luce della magnitudo e della frequenza degli eventi stragisti occorsi su suolo europeo negli ultimi due anni, due sembrano le direttrici prioritarie: potenziare la rete di raccolta dell\u2019intelligence, tanto dal versante di ricerca umana quanto elettronica, e rafforzare ed affinare il comparto analitico e predittivo delle forze di polizia e degli organismi di sicurezza, in modo da intercettare i cosiddetti \u201csegnali deboli\u201d in un contesto sovraccarico di informazioni.<\/p>\n<p>In un testo del dicembre 2007, il generale statunitense Russel D. Howard, direttore del <i>Jebsen Center for Counter Terrorism Studies<\/i> presso la Fletcher School e del Combating Terrorism Center dell\u2019Accademia militare di West Point, gi\u00e0 prefigurava l\u2019esigenza operativa sempre pi\u00f9 pressante contro le schegge europee di Is: occorre raccogliere intelligence \u201cazionabile\u201d e \u201cpreventiva\u201d nelle <i>denied areas<\/i>, vale a dire in aree (culturali e geografiche) normalmente interdette alle intelligence occidentali.<\/p>\n<p>Precedentemente, nel 2005, John Brown e Jeffrey Cooper, dalle pagine del <i>Washington Post<\/i> cos\u00ec meglio caratterizzavano ed estendevano il concetto:\u201cThe objective of intelligence must be to penetrate not only denied areas but denied minds in order to gain an understanding of intents and motivations of individuals and small groups in countries that are unfamiliar to us\u201d.<\/p>\n<p>Nella realt\u00e0 europea odierna, gli esempi di <i>denied areas<\/i> sono purtroppo molteplici: si pensi, uno per tutti, al quartiere di Molenbeek, capace di offrire protezione e riparo a Salah Abdeslam per diversi mesi, quasi una Abbottabad pakistana nel cuore dell\u2019Europa, apparentemente impenetrabile (quanto meno nel breve periodo) al contesto securitario occidentale.<\/p>\n<p>Difronte ai nuovi fenomeni di violenza virulenta, puntiforme e molecolare che attraversa lo spazio di confronto e interlocuzione europeo\/nordafricano\/mediorientale, occorre ripensare con attenzione alle identit\u00e0 multiple dei singoli.<\/p>\n<p>Se l\u2019Is \u00e8 capace di sfruttare e manipolare anche cittadini formalmente europei a scopi distruttivi sulle nostre strade e infrastrutture di trasporto cos\u00ec come in Siria ed in Iraq, allora l\u2019occidente deve ripensare a questi stessi individui e alla capacit\u00e0 di attrazione esercitabile su di essi, rendendoli parte attiva di una rete preventiva e di conoscenza \u201cdall\u2019interno\u201d.<\/p>\n<p>Mappare la polisemia delle identit\u00e0 e delle propensioni ideologiche sar\u00e0 la pi\u00f9 grande sfida per le intelligence occidentali nei prossimi anni, in societ\u00e0 sempre pi\u00f9 ibride, composite e liquide. Una radiografia mirata delle identit\u00e0 dunque contro i <i>lone wolves<\/i>, i lupi solitari che colpiscono cittadini inermi, scardinando certezze.<\/p>\n<p>Un cittadino etnicamente arabo ma di nazionalit\u00e0 belga guarder\u00e0 nel prossimo futuro,come riferimento identitario, pi\u00f9 alla sua carta di identit\u00e0 e al suo Stato di adozione o ad una affiliazione ideologica antagonista e nichilista? Questa \u00e8 la sfida da vincere per gli stati di diritto in una societ\u00e0 aperta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I tragici eventi dello scorso 22 marzo a Bruxelles hanno riportato ancora una volta alla ribalta lo stragismo terroristico affiliato o ispirato al brand Is (l\u2019autoproclamatosi Islamic State). Tra simbolismi e psicologia, il terrorismo induce una cascata di disponibilit\u00e0, accedendo ad immagini vivide ed influenzando percezioni di individui, societ\u00e0 e governi. 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