{"id":34010,"date":"2016-04-07T00:00:00","date_gmt":"2016-04-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/mongolia-verso-asem-occhio-a-mosca-e-pechino\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:57","slug":"mongolia-verso-asem-occhio-a-mosca-e-pechino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/mongolia-verso-asem-occhio-a-mosca-e-pechino\/","title":{"rendered":"Mongolia verso Asem, occhio a Mosca e Pechino"},"content":{"rendered":"<p>Dalla piazza principale di Ulaanbaatar, Gengis Khan (o come lo chiamano qui <i>Cinghis<\/i>) continua a guardare dall\u2019alto del suo trono la sua Mongolia. Ma quello che, da lui creato, \u00e8 stato nei secoli uno dei pi\u00f9 grandi imperi e che qualche anno fa ha fatto registrare uno dei tassi di crescita pi\u00f9 importanti a due cifre, sta attraversando un periodaccio.<\/p>\n<p><b>Il vertice Asia-Ue<\/b><br \/>I conti vacillano, la situazione politica \u00e8 instabile, molti settori trainanti dell\u2019economia mongola sono alla canna del gas, tanti cittadini scontenti. Pochi giorni fa centinaia di minatori hanno manifestato a Ulaanbaatar contro il contratto di 5,4 miliardi di dollari che il governo ha sottoscritto con la Rio Tinto per l\u2019estrazione mineraria nella zona di Oyu Tolgoi, la pi\u00f9 importante del Paese, parlando di svalutazione dei beni dello Stato.<\/p>\n<p>E, nonostante tutto questo, a luglio la Mongolia sar\u00e0 al centro del mondo politico internazionale quando, il 15 e il 16, ospiter\u00e0 il vertice Asem, che raduna i capi di Stato e di governo dell\u2019Unione europea e quelli asiatici riuniti nell\u2019Asean, pi\u00f9 invitati illustri come cinesi e russi. Dopotutto, proprio questi due sono i convitati di pietra della Mongolia, che nella sua storia ha sempre dovuto fare i conti sia con Pechino sia con Mosca.<\/p>\n<p><b>Gli ingombranti vicini<\/b><br \/>Sono stati proprio i russi prima ad \u201caiutare\u201d i mongoli invasi dai cinesi (che si erano vendicati di centinaia di anni di battaglie perse occupando nel 1919 la Mongolia) e poi a instaurare un regime sovietico nel paese, crollato dopo la <i>perestrojka<\/i>.<\/p>\n<p>E verso Pechino (nel cui territorio &#8211; esattamente nella provincia autonoma della Mongolia interna &#8211; vivono pi\u00f9 mongoli che nella stessa repubblica di Mongolia) si muove la quasi totalit\u00e0 (il 95,3% secondo i dati del 2014) delle esportazioni mongole, legate soprattutto alle miniere. Il sottosuolo mongolo \u00e8, infatti, ricchissimo di rame, oro, carbone, molibdeno, fluorite, uranio, stagno e tungsteno.<\/p>\n<p>Da Pechino arriva pi\u00f9 di un terzo del volume totale delle importazioni mongole: i dati del 2014 dicono che dalla Cina arriva il 41.5% delle importazioni totali, dalla Russia il 27.4%, Corea del Sud 6.5%, Giappone 6.1%.<\/p>\n<p><b>Economia in affanno e ruolo italiano<\/b><br \/>L\u2019economia mongola soffre: se nel 2013 la crescita era stata dell\u201911,3% e l\u2019anno successivo del 7,8%, le stime del 2015 parlano del 3,5% (altre invece sono ancora pi\u00f9 basse, del 2,3%). A pesare, il crollo dei prezzi dei minerali estratti, che ha dato uno scossone anche al fiorente settore immobiliare e delle costruzioni. Sono molti i palazzi e i grattacieli di Ulaanbaatar che attendono di essere completati o che sono vuoti e le imprese, anche straniere, che non sono state pagate per lavori effettuati.<\/p>\n<p>Il tutto, in un Paese che ha una popolazione giovanile molto numerosa (il 43% dei mongoli ha meno di 25 anni, il 45% tra i 25 e i 54), un tasso di disoccupazione del 7,7% (2014, in aumento secondo stime all\u20198,3) e un reddito medio di 12.500 dollari.<\/p>\n<p>Secondo i dati dell\u2019ufficio Ice di Pechino (che ha giurisdizione anche sulla Mongolia), l\u2019Italia \u00e8 al quinto posto tra i paesi destinatari dell\u2019export della Mongolia, con una quota di mercato dell\u20191,3%; come fornitore (provenienza dell\u2019import) si attesta invece al 12\u00b0 posto, con una fetta di mercato pari allo 0,6% (maggio 2015).<\/p>\n<p>Nel primo semestre 2015, le esportazioni italiane in Mongolia hanno registrato un calo del 15% rispetto al primo semestre 2014, attestandosi a 11,6 milioni di euro, costituendo comunque il decimo fornitore per il paese (tra le voci principali: meccanica, moda, arredo e alimentare).<\/p>\n<p>La meccanica strumentale rappresenta la voce principale dell\u2019export italiano nel paese, seguita dalla moda e dai prodotti della metallurgia. Le importazioni, pari a 25 milioni di euro, sono aumentate del 25%, e in gran parte sono costituite da prodotti agricoli.<\/p>\n<p>La quota di mercato dell\u2019export italiano \u00e8 dello 0,9%, terza dopo Germania (3%) e Francia (1%). I settori di punta sono il minerario e il tessile; questi ultimi in dettaglio: 4,2 milioni di dollari per le esportazioni di metalli (2015), 7,4 milioni di dollari per le esportazioni nel settore tessile e dell\u2019abbigliamento. Gli investimenti diretti italiani in Mongolia si attestano al 2013 a 10 milioni di euro.<\/p>\n<p>Gli italiani in Mongolia sono davvero pochi: attualmente &#8211; compresi missionari e missionarie &#8211; sono poco pi\u00f9 di una trentina, principalmente impegnati nei macchinari e nella moda (cachemire soprattutto). Ma il Paese, nonostante la crisi che sta attraversando, rappresenta comunque una grande opportunit\u00e0 per le nostre aziende. <\/p>\n<p>Basti pensare che a fronte di quasi 3 milioni di abitanti in totale (due terzi dei quali vivono a Ulaanbaatar, in un Paese che \u00e8 cinque volte l\u2019Italia, il diciannovesimo al mondo), vivono oltre 40 milioni di animali e non c\u2019\u00e8 una industria capace di poterne processare le carni e le pelli e manca la catena del freddo.<\/p>\n<p>Bisogna poi considerare l\u2019importanza strategica del Paese non solo da un punto di vista industriale-minerario (che solo di striscio interessa l\u2019Italia, mentre australiani e cinesi la fanno da padroni).<\/p>\n<p><b>Un interlocutore per trattare con Pyongyang<\/b><br \/>Schiacciata tra due potenze, ma forte della sua neutralit\u00e0, la Mongolia negli ultimi anni si \u00e8 accreditata come interlocutore affidabile in una serie di situazioni. Prima fra tutte la Corea del Nord. Ad Ulaanbaatar c\u2019\u00e8 una forte presenza nordcoreana (\u00e8 anche ospitata una rappresentanza diplomatica di Pyongyang) e nel regno di Kim Jong-un la rappresentanza diplomatica mongola \u00e8 spesso la base per negoziati pi\u00f9 o meno ufficiali tra il regime e il mondo.<\/p>\n<p>L\u2019Asem servir\u00e0 proprio a questo, a dimostrare al mondo che la Mongolia pu\u00f2 ritagliarsi un ruolo nello scacchiere internazionale, nonostante la sua attuale instabilit\u00e0 politica (le elezioni si terranno poco prima del vertice internazionale).<\/p>\n<p>E l\u2019Italia giustamente non vuole stare a guardare. Non a caso a dicembre il ministro Paolo Gentiloni ha annunciato l\u2019apertura di una nostra ambasciata nel paese (attualmente c\u2019\u00e8 solo un console onorario e tutto dipende dall\u2019ambasciata a Pechino), mentre a Roma \u00e8 gi\u00e0 presente una rappresentanza diplomatica mongola cos\u00ec come funziona una Camera di Commercio italo-mongola.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla piazza principale di Ulaanbaatar, Gengis Khan (o come lo chiamano qui Cinghis) continua a guardare dall\u2019alto del suo trono la sua Mongolia. 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