{"id":34040,"date":"2016-04-10T00:00:00","date_gmt":"2016-04-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/modelli-dintegrazione-se-litalia-sta-a-guardare\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:56","slug":"modelli-dintegrazione-se-litalia-sta-a-guardare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/modelli-dintegrazione-se-litalia-sta-a-guardare\/","title":{"rendered":"Modelli d\u2019integrazione, se l\u2019Italia sta a guardare"},"content":{"rendered":"<p>Gli attentati di Bruxelles rendono urgente, ancora una volta, l\u2019elaborazione di una seria risposta al quesito sull\u2019esistenza di un modello di integrazione di successo per le societ\u00e0 europee.<\/p>\n<p>Nella maggior parte dei Paesi europei, l\u2019esigenza di dare risposte concrete alla gestione del fenomeno migratorio ha iniziato a farsi sentire dagli Anni Settanta, da quando cio\u00e8 Paesi come Italia, Belgio e Svezia si sono trasformati da realt\u00e0 di emigrazione a territori di immigrazione.<\/p>\n<p>Questo passaggio era avvenuto gi\u00e0 da decenni in Paesi di pi\u00f9 vecchia immigrazione &#8211; come Gran Bretagna, Francia e Germania -, che si sono trovati prima del nostro ad affrontare la sempre crescente multiculturalit\u00e0 e religiosit\u00e0 delle loro societ\u00e0.<\/p>\n<p>Ogni singolo modello ha le proprie caratteristiche particolari. Proprio questo potrebbe facilitare l\u2019elaborazione di una classifica dei paradigmi da evitare e di quelli, invece, cui il nostro Paese potrebbe guardare nel suo cammino verso un modello unico e peculiare.<\/p>\n<p><b>Virata restrittiva in Svezia<\/b><br \/>Partendo dai modelli pi\u00f9 inclusivi, il caso svedese dimostra che un assistenzialismo statale sfrenato nel lungo periodo non \u00e8 del tutto sostenibile. All\u2019inizio del processo migratorio, l\u2019obiettivo era di integrare velocemente i nuovi arrivati. Questa \u201cgenerosa politica migratoria\u201d era sostenibile poich\u00e9 si fondava su un forte controllo dei nuovi entrati.<\/p>\n<p>La religione si configurava come scelta individuale senza alcun riflesso sulla vita pubblica. Ma \u00e8 proprio in questo modo che s\u2019impedisce a una religione come l\u2019islam, fortemente comunitaria, di rendersi visibile nello spazio pubblico e di ricomporre nuovi luoghi dove tessere legami sociali e religiosi.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 all\u2019inizio del secolo, questo delicato equilibrio si spezza perch\u00e9 aumenta il numero degli immigrati e i costi per lo stato iniziano a lievitare. Il modello svedese si trova minacciato da una serie di ostacoli che ne insidiano la tenuta: confinare la religione interamente nella sfera privata degli individui non \u00e8 la soluzione.<\/p>\n<p><b>Tolleranza e laicit\u00e0 non bastano<\/b><br \/>A dimostrare ancora meglio come la privatizzazione del credo non sia la strada giusta per una reale integrazione \u00e8 il modello francese. Si tratta di un modello individualista in cui a contare \u00e8 il singolo e non la comunit\u00e0 della quale un individuo pu\u00f2 sentirsi parte.<\/p>\n<p>Un simile atteggiamento ha impedito un riconoscimento pieno dell\u2019Islam nella vita pubblica della <i>R\u00e9publique<\/i>, cos\u00ec com\u2019\u00e8 avvenuto nei Paesi scandinavi. Siamo sicuri che in nome della laicit\u00e0 vogliamo rinunciare a uno dei valori pi\u00f9 importanti della stessa Francia &#8211; e della stessa Europa -, cio\u00e8 la tolleranza?<\/p>\n<p><b>La tenuta del modello tedesco<\/b><br \/>Il caso tedesco dimostra, invece, come la Germania sia riuscita a modificare le regole in corsa e come sia oggi diventata uno dei Paesi cui la maggior parte dei musulmani europei guarda con favore. Anche l\u2019Italia potrebbe cercare di fare uno sforzo in questo senso.<\/p>\n<p>L\u2019apertura di scuole per la formazione degli imam pu\u00f2 essere una pratica cui guardare. In primo luogo per evitare infiltrazioni di esponenti pi\u00f9 radicali nelle moschee e nei centri islamici e in seconda battuta perch\u00e9 l\u2019opinione pubblica, quella perlomeno pi\u00f9 \u201cintegralista\u201d nel rifiuto dell\u2019altro, possa veder ridotti i motivi sui quali fondare la sua caccia allo straniero, molto spesso al musulmano.<\/p>\n<p><b>Il muro d\u2019Inghilterra e il pluralismo belga<\/b><br \/>Il caso inglese documenta come l\u2019integrazione delle differenze possa mostrare anch\u2019esso dei limiti. Pensiamo alla citt\u00e0 di Bradford, chiamata anche piccola Islamabad,e che rappresentava il successo delle politiche di integrazione. Quella Bradford che, per\u00f2, era stata anche teatro di manifestazioni a favore della fatwa contro Salman Rushdie, dopo la pubblicazione dei suoi \u201cVersi satanici\u201d, ritenuti blasfemi da parte di alcuni islamici.<\/p>\n<p>Se si trattasse di vere manifestazioni fondamentaliste, o piuttosto di un forte segnale di quella minoranza musulmana che si sente tollerata ma non riconosciuta, \u00e8 difficile dirlo.<\/p>\n<p>In Belgio, il Parlamento si pronunci\u00f2 a favore dell\u2019inserimento dell\u2019Islam nell\u2019assetto costituzionale gi\u00e0 nel 1974. L\u2019Islam viene per\u00f2 riconosciuto solo se si rende conforme ai modelli istituzionali gi\u00e0 presenti nel Paese.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 belga ha fatto s\u00ec che fossero le grandi divisioni ideologico-politiche a plasmare l\u2019organizzazione di tutto il sistema sociale. Il pluralismo istituzionalizzato belga ha retto fino a questo momento, ma ora il precario equilibrio si \u00e8 spezzato. Ancora una volta, la tolleranza non \u00e8 una risposta sufficiente.<\/p>\n<p><b>Il non modello italiano<\/b><br \/>Diversi Paesi europei hanno elaborato un modello riconoscibile e unico per l\u2019integrazione degli stranieri presenti nelle proprie societ\u00e0 sforzandosi di incontrarsi e non di scontrarsi con le minoranze, soprattutto quella musulmana.<\/p>\n<p>Si pensi alla costruzione di moschee: in Gran Bretagna esiste un progetto per costruire una moschea per sole donne, esistono degli incentivi economici per i giovani che vogliono fare impresa seguendo l\u2019etica musulmana; mentre in Germania sono attive le gi\u00e0 citate scuole deputate alla formazione degli imam.<\/p>\n<p>In Italia nulla di tutto ci\u00f2 \u00e8 avvenuto. Sono diverse le comunit\u00e0 islamiche che si sono proposte come rappresentanti dell\u2019islam italiano con l\u2019obiettivo di siglare intese con lo Stato. Ogni tentativo \u00e8 tuttavia fallito.<\/p>\n<p>Anche alla luce dei recenti fatti di Bruxelles, sono due i comportamenti da incoraggiare: non guardare ai musulmani come inevitabili minacce per societ\u00e0 di cui sono protagonisti indiscussi e non adottare un comportamento di mera tolleranza, ma riconoscere in toto il loro diritto a essere cittadini e non semplici soggiornanti in quella che per molti \u00e8 la loro patria. L\u2019Italia \u00e8 ancora in tempo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli attentati di Bruxelles rendono urgente, ancora una volta, l\u2019elaborazione di una seria risposta al quesito sull\u2019esistenza di un modello di integrazione di successo per le societ\u00e0 europee. 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