{"id":34050,"date":"2016-05-13T00:00:00","date_gmt":"2016-05-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-libia-un-valzer-a-vienna\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:41","slug":"siria-libia-un-valzer-a-vienna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/siria-libia-un-valzer-a-vienna\/","title":{"rendered":"Siria-Libia, un valzer a Vienna"},"content":{"rendered":"<p>Mentre nella \u201cPalmira liberata\u201d, tra i resti della furia iconoclasta del califfato, l\u2019orchestra del teatro Mariinski di San Pietroburgo suonava \u201cla che musica d\u00e0 vita\u201d, nel campo profughi siriano di Kamouna, nella provincia settentrionale di Idlib, aleggiavano venti di morte, dopo un raid aereo che ha causato quasi 30 vittime tra i civili.<\/p>\n<p> Immagine paradossale, ma che racchiude tutta la contraddittoriet\u00e0 di ci\u00f2 che sta accadendo negli ultimi anni nel quadrante levantino e nordafricano. &#778;Con questo pesante fardello sulle spalle i leader del Gruppo di sostegno internazionale alla Siria si recheranno a Vienna il 17 maggio per discutere, di nuovo, del futuro del paese, mentre un altro incontro sulla Libia \u00e8 stato fissato per il giorno precedente. Cos\u00ec si cercher\u00e0 di esperire l\u2019ennesimo tentativo di trovare difficili soluzioni a situazioni oramai degenerate.<\/p>\n<p><b>Libia, strani giochi di alleanze internazionali<\/b><br \/>In Libia, nonostante il recente insediamento del governo di concordia nazionale voluto e creato dall\u2019Onu, continua a regnare il caos.<\/p>\n<p>Mentre il premier Fayez al Serraj dal confino tripolino di Abu Sita si ostina, inascoltato, a lanciare appelli all\u2019unit\u00e0 nel Paese, dall\u2019est libico il generale Khalifa Haftar, armato e sostenuto da Egitto ed Emirati, avanza verso Sirte con l\u2019obiettivo dichiarato di abbattere l&#8217;autoproclamatosi &#8220;Stato islamico&#8221; ma, in realt\u00e0, con la malcelata intenzione di assurgere al ruolo di attore indispensabile nella partita libica.<\/p>\n<p>A fare da sfondo la frammentazione del paese, affatto risolta dall\u2019arrivo di Serraj, ma anzi esacerbata dalla spaccatura in atto che rischia di risolversi in uno scontro fratricida tra est ed ovest, in cui il Califfato appare sempre pi\u00f9 un mero epifenomeno.<\/p>\n<p>Il quadro si fa ancora pi\u00f9 a tinte fosche osservando gli strani giochi di alleanze degli attori internazionali. A iniziare dalla Francia che con un equilibrismo a dir poco funambolico, o se si preferisce appellandosi alla realpolitik, con una mano in sede Onu sostiene il governo unitario, mentre con l\u2019altra continua a sostenere Tobruk, anche affiancando le milizie del generale con corpi di intelligence ancora presenti. Il tutto assieme a personale inglese e non solo, nella base di Benina.<\/p>\n<p><b>Siria, tregua di facciata<\/b><br \/>Non va certamente meglio nella martoriata Siria. Qui nonostante la tregua entrata in vigore lo scorso 27 febbraio, la guerra tra le forze del regime e le variegate fazioni di ribelli continua pressoch\u00e9 indisturbata.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte quegli stessi attori seduti al tavolo delle trattative, Stati Uniti e Russia in primis, se da un lato lanciano appelli per il rispetto del cessate il fuoco, prospettando una road map politica per la risoluzione del conflitto, una volta abbandonato il tavolo negoziale continuano a sostenere i due fronti opposti della guerra siriana.<\/p>\n<p>In compagnia di altri attori regionali &#8211; Iran e Turchia solo per fare dei nomi &#8211; stanno tracciando, de facto, una partizione del Paese in zone di influenza.<\/p>\n<p><b>Incognite<\/b><br \/>Davanti a questo scenario non \u00e8 semplice far luce sui possibili risultati di questi vertici. Le informazioni che giungono sulle intenzioni delle diplomazie internazionali sono scarse. Un silenzio presumibilmente dovuto pi\u00f9 ad assenza di idee e di linee politiche unitarie che ad una circostanziale \u201ccautela diplomatica\u201d.<\/p>\n<p>I nodi da sciogliere restano per\u00f2 numerosi. In primo luogo, nel quadrante libico sar\u00e0 necessario capire \u201ccosa fare\u201d di Haftar che appare sempre pi\u00f9 una presenza obbligata.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi di una sua possibile inclusione nella partita sembra oramai realistica, ma nulla potr\u00e0 essere fatto senza il riconoscimento, da parte del generale, del governo di unit\u00e0 nazionale e per questo sar\u00e0 indispensabile una forte pressione sul presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, deus ex machina che muove i fili di Tobruk. Solo da questi presupposti sar\u00e0 possibile procedere alla creazione di una guardia presidenziale libica, altro tema nell\u2019agenda viennese.<\/p>\n<p>Le incognite sul tavolo siriano sono ancora pi\u00f9 complesse e ruotano intorno alla spinosa questione del ruolo dei curdi nel tavolo delle trattative, ipotesi sostenuta soprattutto dalla Russia ma osteggiata, per ovvi motivi, dalla Turchia e che rischia di creare una frattura insanabile a discapito di ogni soluzione politica.<\/p>\n<p>Cosa aspettarsi dunque da Vienna? Seppure nella diversit\u00e0 delle due situazioni alcune ipotesi possono essere avanzate. In primo luogo qualunque soluzione diplomatica e politica senza una bench\u00e9 minima e preliminare pacificazione dei contesti operativi rischia di essere l\u2019ennesimo buco nell\u2019acqua.<\/p>\n<p>In secondo luogo, e cosa forse pi\u00f9 importante, nessuna opzione sar\u00e0 davvero realizzabile fintanto che gli attori che siederanno al tavolo negoziale continueranno a mostrare la faccia presentabile in sede diplomatica, ma ad agire in ordine sparso nel perseguimento dei singoli interessi nazionali una volta sul terreno.<\/p>\n<p>La storia libica e siriana degli ultimi anni ci dimostra, senza mezzi termini, che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per la politica del minimo denominatore.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre nella \u201cPalmira liberata\u201d, tra i resti della furia iconoclasta del califfato, l\u2019orchestra del teatro Mariinski di San Pietroburgo suonava \u201cla che musica d\u00e0 vita\u201d, nel campo profughi siriano di Kamouna, nella provincia settentrionale di Idlib, aleggiavano venti di morte, dopo un raid aereo che ha causato quasi 30 vittime tra i civili. Immagine paradossale, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[128,99,103,114],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34050"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34050"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34050\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63194,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34050\/revisions\/63194"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34050"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34050"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34050"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}