{"id":34080,"date":"2016-04-13T00:00:00","date_gmt":"2016-04-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/nagorno-karabakh-la-guerra-dei-quattro-giorni\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:54","slug":"nagorno-karabakh-la-guerra-dei-quattro-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/nagorno-karabakh-la-guerra-dei-quattro-giorni\/","title":{"rendered":"Nagorno-Karabakh, la guerra dei quattro giorni"},"content":{"rendered":"<p>Qualcuno la definisce gi\u00e0 la guerra dei quattro giorni: dal 2 aprile fino a una concordata de-escalation del 5 si \u00e8 combattuto in Nagorno-Karabakh. <\/p>\n<p>\u00c8 il primo conflitto armato di medie proporzioni che porta al culmine un crescendo di tensioni, iniziato nell\u2019estate 2011. Allora come oggi era in vigore il cessate il fuoco deciso nel 1994, che aveva portato se non a una stabilizzazione della situazione di sicurezza almeno a una pausa negli scontri.<\/p>\n<p>La tregua, firmata dai rappresentati delle repubbliche di Armenia e di Azerbaijan e dal comandante in capo dell\u2019esercito secessionista del Nagorno-Karabakh congelava un conflitto iniziato nel 1988 e ulteriormente esacerbatosi dopo la fine dell\u2019Urss, per il controllo del territorio, abitato prevalentemente da armeni ma <i>de jure <\/i>facente parte dell\u2019Azerbaijan.<\/p>\n<p>Il Karabakh e sette regioni circostanti (la cos\u00ec detta cintura di sicurezza) rimaneva in mano armena, ma come repubblica indipendente non riconosciuta. Sul terreno i due eserciti &#8211; quello del Karabakh e quello azero &#8211; occupavano postazioni e trincee immutate per due decenni.<\/p>\n<p><b>Gli scontri di inizio aprile<\/b><br \/>Dal 2011, ogni estate si sono registrate \u201coffensive\u201d, con l\u2019intensificarsi degli scambi di fuoco. Ma non episodi sporadici: la febbre del Karabakh ha continuato a salire, e le violazioni del cessate il fuoco si sono fatte sempre pi\u00f9 frequenti e distribuite nel tempo. A inizio del 2016 erano ormai quotidiane. Nessuna aveva per\u00f2 implicato una alterazione dello <i>status quo <\/i>sul campo di battaglia e, tutte, con rare eccezioni, si limitavano all\u2019uso di armi leggere.<\/p>\n<p>La svolta, nella natura del conflitto di bassa intensit\u00e0 che era in corso, avviene fra la tarda notte del 1\u00b0 aprile e le prime ore del 2: lo scambio di fuoco si fa intenso lungo la cos\u00ec definita \u201clinea di contatto\u201d fra Azerbaijan e Karabakh.<\/p>\n<p>Alle 8.30 muore il primo civile, il dodicenne Vaghinak Grigoryan, vittima di un MM 21 (Grad) che colpisce la sua scuola presso Martuni, a circa 40 km a Est della capitale del Karabakh Stepanakert (in azero, Khankendi). Mentre le parti si accusano reciprocamente di avere causato l\u2019inasprimento degli scontri, si continua a combattere tutto il giorno, e per altri tre giorni, con vari gradi di intensit\u00e0, di giorno e di notte.<\/p>\n<p>L\u2019Azerbaijan porta avanti un\u2019offensiva che pare finalizzata a occupare le alture nel nord della linea di contatto, fra cui la collina Lala Tepe, di rilevanza strategica. Alla fine dell\u2019offensiva, questo scopo militare pare raggiunto, ma non vi sono conferme da parte di Stepanakert.<\/p>\n<p>Il fronte del conflitto \u00e8 comunque stato esteso all\u2019intero confine karabakho-azero. Il nord-est dovrebbe essere l\u2019unica area in cui si \u00e8 proceduto ad evacuare i paesi e paesini esposti agli scontri. A sud, invece, c\u2019\u00e8 stato uno sconfinamento del conflitto in territorio iraniano: tre colpi di mortaio sono caduti a Khoda-Afarin, nel nord-est, senza tuttavia causare vittime.<\/p>\n<p>Il bilancio dei caduti \u00e8 provvisorio e non verificabile. Le uniche fonti sono quelle ufficiali e i numeri che si attribuiscono reciprocamente hanno variazioni di grandezza notevoli. Le parti hanno riconosciuto che almeno 81 persone sono state uccise tra il 2 e il 5 aprile: 33 soldati armeno-karabakhi, 31 soldati azeri, 4 civili armeno-karabakhi, 6 civili azeri e 7 volontari armeni, colpiti da un drone sul bus che li portava alle zone di conflitto; 25 soldati armeno-karabakhi vengono ancora indicati come dispersi in battaglia.<\/p>\n<p><b>Le posizioni di Azerbaijan e Armenia<\/b><br \/>Il conflitto si \u00e8 ufficialmente combattuto fra un esercito di un paese non riconosciuto e il paese di cui <i>de jure<\/i> fa parte. Baku, per\u00f2, non considera la guerra del Karabakh un conflitto secessionista, ma un atto di aggressione e poi occupazione della vicina Armenia a danni della propria integrit\u00e0 territoriale. E il ritorno al regime di cessate il fuoco \u00e8 stato concordato fra il capo di stato maggiore dell\u2019Azerbaijan e il capo di stato maggiore dell\u2019Armenia.<\/p>\n<p>Per Yerevan, ufficialmente non coinvolta direttamente nelle operazioni militari, questa \u00e8 stata un\u2019aggressione verso un paese sovrano e indipendente, anche se non riconosciuto, e con il quale ha rapporti preferenziali.<\/p>\n<p>\u00c8 da sottolineare che gli scontri del 2-5 aprile non hanno riguardato il confine armeno-azero, chiuso dalla guerra degli anni \u201990 e in passato interessato da scambi di fuoco. Questo fa ipotizzare che si ci sia stato una sorta di tacito accordo &#8211; o una coincidenza di obiettivi strategici &#8211; a non far impennare il conflitto verso una guerra aperta fra due Stati riconosciuti internazionalmente, Armenia e Azerbaijan.<\/p>\n<p>In questa tattica di delicatissimo equilibrio, entrambi i Paesi hanno rispettato le regole: l\u2019Azerbaijan non ha esteso l\u2019attacco, l\u2019Armenia ha sistematicamente sottolineato nelle dichiarazioni ufficiali di non essere coinvolta direttamente nelle operazioni militari, semmai minacciando di prendervi parte o di ricorrere a forme di pressione diplomatica come il riconoscimento del Karabakh.<\/p>\n<p><b>Mosca e Ankara, i risvolti militari<\/b><br \/>\u00c8 questo forse l\u2019unico dato incoraggiante, in un quadro molto poco chiaro che pu\u00f2 anche fare ipotizzare uno sviluppo non controllabile. E se da una parte c\u2019\u00e8 uno <i>status quo <\/i>sempre pi\u00f9 insostenibile, dall\u2019altra ci sono soluzioni amministrative e politiche molto difficilmente negoziabili e ancora pi\u00f9 remotamente implementabili per la totale distanza delle posizioni delle parti coinvolte. Ed \u00e8 un quadro che ha anche importanti implicazioni militari.<\/p>\n<p>Un aperto conflitto armeno-azero attiverebbe un processo a catena che rischierebbe di trascinare in guerra su posizioni opposte Russia e Turchia, legate dalle rispettive alleanze militari. L\u2019Armenia \u00e8 infatti membro dell\u2019organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva, l\u2019alleanza militare che raccoglie anche Russia, Kazakhstan, Tagikistan, Kirghizstan e Bielorussia.<\/p>\n<p>L\u2019Azerbaijan ha invece ratificato un accordo di partenariato strategico e mutuo supporto con la Turchia, entrato in vigore nel 2011 e che obbligherebbe Ankara a intervenire a difesa dell\u2019alleato in caso di aggressione da parte di uno stato terzo.<\/p>\n<p>Solo lo sviluppo sui campi di battaglia e dietro le porte sigillate delle diplomazie potr\u00e0 confermare se questo rischio sar\u00e0 scongiurato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualcuno la definisce gi\u00e0 la guerra dei quattro giorni: dal 2 aprile fino a una concordata de-escalation del 5 si \u00e8 combattuto in Nagorno-Karabakh. \u00c8 il primo conflitto armato di medie proporzioni che porta al culmine un crescendo di tensioni, iniziato nell\u2019estate 2011. 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