{"id":34100,"date":"2016-04-14T00:00:00","date_gmt":"2016-04-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-le-trivelle-e-la-sicurezza-energetica\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:54","slug":"litalia-le-trivelle-e-la-sicurezza-energetica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/litalia-le-trivelle-e-la-sicurezza-energetica\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia, le trivelle e la sicurezza energetica"},"content":{"rendered":"<p>Domenica 17 aprile i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi attraverso un referendum popolare sulla durata delle concessioni di coltivazione di idrocarburi nel sottofondo marino all\u2019interno delle 12 miglia dalla costa. <\/p>\n<p>Senza entrare nel merito del quesito referendario, definito in modo un po\u2019 artificioso &#8220;antitrivelle&#8221; dai suoi promotori, appare importante chiarire alcuni punti relativi alla produzione nazionale di petrolio e gas naturale e al suo contributo alla sicurezza energetica del paese. Per farlo, \u00e8 necessario partire da un dato di fatto, e da un falso mito.<\/p>\n<p><b>Un dato di fatto: la dipendenza energetica<\/b><br \/>L\u2019Italia, \u00e8 un dato di fatto, \u00e8 un paese fortemente dipendente dall\u2019importazione di risorse energetiche. Nonostante il significativo contributo delle rinnovabili nel mix elettrico nazionale (circa il 40%), alla luce della crescita delle importazioni di gas naturale e petrolio, il nostro Paese rimane altamente vulnerabile in materia di approvvigionamenti dall\u2019estero.<\/p>\n<p>Nel 2015, l\u2019Italia ha importato oltre il 90% dei propri consumi di gas naturale e il 92% di quelli di greggio. E se le importazioni di greggio sono ben diversificate grazie a un portfolio di oltre 20 fornitori internazionali, la situazione nel settore del gas naturale \u00e8 ben pi\u00f9 problematica. <\/p>\n<p>Le importazioni italiane, infatti, sono fortemente concentrate, con Russia, Algeria e Libia che forniscono quasi tre quarti degli approvvigionamenti dall\u2019estero. In particolare, nell\u2019ultimo anno, la dipendenza dal gas russo ha raggiunto livelli critici, arrivando quasi al 50% delle importazioni totali.<\/p>\n<p>Il contributo del gas nel mix energetico italiano \u00e8 particolarmente rilevante soprattutto alla luce del suo apporto fondamentale alla generazione elettrica. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto anche al fatto che, contrariamente alla maggioranza dei Paesi dell\u2019Unione europea, in base al risultato dei referendumdel 1987 e del 2011, il nostro Paese ha rinunciato alla produzione di energia nucleare sul suo territorio. <\/p>\n<p>L\u2019assenza del nucleare, che garantisce circa un terzo dell\u2019elettricit\u00e0 prodotta nell\u2019Ue, rende infatti la generazione elettrica in Italia maggiormente dipendente dal gas naturale &#8211; e quindi dalle importazioni &#8211; rispetto a gran parte dei partner europei.<\/p>\n<p><b>Un falso mito: la scarsit\u00e0 di risorse<\/b><br \/>Ci\u00f2 che viene spesso taciuto &#8211; e veniamo al falso mito &#8211; \u00e8 che il nostro Paese non \u00e8 cos\u00ec povero di risorse energetiche come viene fatto credere all\u2019interno del dibattito nazionale. Sia ben chiaro: il sottosuolo italiano non ha niente a che vedere con quello dell\u2019Arabia Saudita o della Russia, e nemmeno \u00e8 quello norvegese, principale Paese produttore di idrocarburi in Europa. <\/p>\n<p>Tuttavia, all\u2019interno dell\u2019Ue, l\u2019Italia \u00e8 il quarto Paese in termini di riserve certe alle spalle di Olanda, Regno Unito e Danimarca, con all\u2019incirca 85 milioni di tonnellate di greggio e 53 miliardi di metri cubi di gas.<\/p>\n<p>Stando alle stime sulle risorse totali (certe, potenziali e possibili), le risorse presenti nel territorio italiano potrebbero garantire circa 43 anni della produzione attuale di petrolio e 21 di quella di gas. Grazie alle nuove tecnologie per la prospezione e l\u2019esplorazione &#8211; questi tipi di attivit\u00e0, in Italia, sono praticamente bloccati dall\u2019inizio degli anni 2000 -, le risorse localizzate nel sottosuolo italiano potrebbero essere effettivamente maggiori.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, il raddoppio dell\u2019attuale produzione interna, come previsto dalla Strategia energetica nazionale (Sen) elaborata dal governo nel 2013, permetterebbe all\u2019Italia di ridurre le importazioni di quasi 10 punti percentuali nei prossimi due decenni. Il tutto a beneficio della sicurezza energetica del nostro Paese, nell\u2019attesa che le politiche di decarbonizzazione al 2030 e al 2050 vengano portate progressivamente a regime.<\/p>\n<p><b>Strategie italiane ed europee<\/b><br \/>Ebbene s\u00ec, perch\u00e9 l\u2019Italia, come l\u2019Unione europea, \u00e8 chiaramente impegnata in uno sforzo di trasformazione del proprio settore energetico verso un modello sostenibile. Ci\u00f2 \u00e8 evidente nelle linee guida fornite dalla Sen italiana e dall\u2019Energy Union dell\u2019Ue: entrambe hanno nel crescente contributo delle rinnovabili nel mix energetico nazionale\/europeo e nel miglioramento dell\u2019efficienza energetica due capisaldi imprescindibili. <\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, va anche letto il ruolo attivo del nostro paese a supporto dell\u2019azione dell\u2019Ue alla COP12 di Parigi, verso il raggiungimento di un accordo ambizioso e vincolante per la lotta al cambiamento climatico.<\/p>\n<p>Nonostante questo, tuttavia, sia la Sen che l\u2019Energy Union riconoscono l\u2019importanza dello sfruttamento delle riserve autoctone di idrocarburi al fine di rafforzare la sicurezza energetica italiana ed europea. Nel bene e nel male, nei prossimi decenni le nostre economie continueranno a basarsi &#8211; seppur per quote sempre minori &#8211; sui consumi di petrolio e gas naturale. <\/p>\n<p>La nostra dipendenza da partner energetici potenzialmente poco affidabili (si pensi ad esempio alla situazione in Libia o alle incertezze relative al futuro algerino) o in fase di declino produttivo (Norvegia e Olanda) continuer\u00e0 a essere pertanto un elemento di vulnerabilit\u00e0 geopolitica per il Paese. <\/p>\n<p>Ad essa si aggiungono considerazioni economiche non irrilevanti: l\u2019attuale produzione nazionale di idrocarburi evita circa quattro miliardi annui di deficit commerciale, che potrebbero raggiungere gli otto in caso di raddoppio delle estrazioni. <\/p>\n<p>Si tratta di fondi che, anzich\u00e9 essere destinati a maggiori importazioni di greggio e gas naturale dall\u2019estero, potrebbero essere meglio investiti in un progressivo processo di trasformazione (tecnologica, regolatoria, comportamentale) del nostro settore energetico da qui ai prossimi decenni, come chiaramente stabilito nelle priorit\u00e0 strategiche di Bruxelles e del governo di Roma.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenica 17 aprile i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi attraverso un referendum popolare sulla durata delle concessioni di coltivazione di idrocarburi nel sottofondo marino all\u2019interno delle 12 miglia dalla costa. 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