{"id":34160,"date":"2016-04-19T00:00:00","date_gmt":"2016-04-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/primarie-farsa-gli-establishment-nel-mirino\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:52","slug":"primarie-farsa-gli-establishment-nel-mirino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/primarie-farsa-gli-establishment-nel-mirino\/","title":{"rendered":"&#8216;Primarie farsa&#8217;: gli establishment nel mirino"},"content":{"rendered":"<p>Primarie per legge e democrazia interna ai partiti. Proprio nel momento in cui in Italia c\u2019\u00e8 chi cerca di imporre per legge quanto da met\u00e0 \u2018800 accade nei partiti statunitensi, nel Paese a stelle e strisce queste pratiche sono sotto severo scrutinio.<\/p>\n<p>Candidati, delegati ed elettori sono sempre pi\u00f9 scettici sulla reale democraticit\u00e0 del processo di selezione. I vertici dei partiti &#8211; almeno pubblicamente &#8211; non battono ciglio, ma tra quanti rincorrono si sentono sempre pi\u00f9 spesso le voci di coloro che, impotenti a cambiarne il meccanismo, cercano vie alternative per farlo deragliare.<\/p>\n<p><b>Super-delegati, elettori senza vincolo di mandato<\/b><br \/>Anche se gi\u00e0 dall\u2019indomani del Super-Tuesday Bernie Sanders sa che i numeri non sono dalla sua parte, il fatto che continui a incassare successi elettorali galvanizza i suoi sostenitori per nulla pronti ad arrendersi e infastiditi dall\u2019elevato numero di super-delegati sui quali pu\u00f2 contare la battistrada democratica Hillary Clinton.<\/p>\n<p>Si tratta di un gruppo di super-elettori (circa il 15% dei 4756 totali) che &#8211; notabili e dirigenti del partito democratico e non votati dai cittadini nei caucus e nelle primarie -, arriver\u00e0 alla convention senza vincolo di mandato. Fino ad ora Sanders pu\u00f2 contare solo su 31 di essi: briciole, rispetto ai 469 &#8211; tra i quali ovviamente Bill &#8211; schieratisi con l\u2019ex first lady.<\/p>\n<p>Per convincere coloro che non si sono ancora sbilanciati e per fare cambiare idea a quanti hanno gi\u00e0 promesso il loro voto a Hillary, i sostenitori di Sanders hanno creato un <a href= \"http:\/\/www.superdelegateslist.com\/\" target= \"blank\"><b><u>sito web<\/u><\/b><\/a> per raccogliere dettagli sui super-delegati.<\/p>\n<p>Dalle loro mail ai numeri di telefono. Partendo dal computer di Spencer Thayer, un attivista residente a Chicago, quella che si sta creando \u00e8 una rubrica ricca e dettagliata. Un utile elenco telefonico per tutti i cittadini che vogliono fare pressioni su questi delegati. E gli elettori non hanno esitato ad utilizzarlo.<\/p>\n<p>La conferma arriva dalle lamentele di alcuni super-delegati, che hanno denunciato di essere vittime di chiamate notturne, spam informatico e catene di sms. Questo ha spinto Sanders a prendere pubblicamente le distanze da questa campagna che rischia di contaminare il tradizionale meccanismo delle primarie.<\/p>\n<p><b>Trump verso la convention di Cleveland<\/b><br \/>Ancora pi\u00f9 accesso il dibattito scatenatosi nelle file repubblicane, dove a meno di cento giorni dalla convention di Cleveland, nessun candidato ha ancora raccolto il bottino necessario. Anzi, l\u2019uomo che c\u2019\u00e8 pi\u00f9 vicino (cio\u00e8, meno lontano), Donald Trump, \u00e8 quello pi\u00f9 inviso alla leadership del partito, che ne ha preso pubblicamente le distanze.<\/p>\n<p>Questo atteggiamento ha portato l\u2019istrionico tycoon a puntare il dito contro il partito, accusandolo di voler fare deragliare il processo di selezione nelle mani dei cittadini. Qualora Trump, come si prospetta, non arriver\u00e0 a Cleveland con la maggioranza assoluta dei delegati, pur essendo il candidato pi\u00f9 votato dagli elettori repubblicani che hanno partecipato alle primarie, potrebbe essere bocciato da una convention pronta a lanciare un altro nome nella corsa verso la Casa Bianca.<\/p>\n<p>\u00c8 questo scenario che ha portato Trump a bollare le primarie come un istitutodemocratico solo in superficie, ma in realt\u00e0 corrotto alla radice. Il dibattito si concentra non tanto sui super-delegati (non presenti in campo conservatore), quanto piuttosto sul regolamento della convention.<\/p>\n<p>Se Trump non riuscir\u00e0 a essere nominato nel corso della prima votazione, molti delegati saranno liberi di votare altri candidati nelle successive sedute.<\/p>\n<p>In molti Stati, il regolamento attraverso il quale vengono eletti i delegati impone a questi il vincolo di mandato alla convention solo per il primo voto. Ecco perch\u00e9 in un articolo pubblicato la settima scorsa sul <i>Wall Street Journal<\/i>, Trump ha parlato di agenti del partito dalla doppia personalit\u00e0, pronti a ignorare la preferenza espressa dai cittadini che li hanno eletti. Doppiogiochisti al servizio di Ted Cruz &#8211; il candidato repubblicano che rincorre a fatica &#8211; e che secondo Trump rischiano di trasformare l\u2019intero processo in una farsa democratica.<\/p>\n<p><b>Democrazia interna ai partiti, lavori in corso<\/b><br \/>Pur non cambiando tattica, il partito ha sentito il bisogno di contenere le critiche relative alla democraticit\u00e0 dell\u2019intero meccanismo, invitando i 112 membri del comitato a garanzia delle regole a supervisionare le regole del processo di selezione e a non mutare neanche una virgola dell\u2019esistente meccanismo.<\/p>\n<p>Anche se il processo attraverso il quale il partito repubblicano cerca di disfarsi dell\u2019ingombrante Trump non inficer\u00e0 quindi il regolamento interno, il dibattito e le critiche che ha sollevato hanno costretto l\u2019opinione pubblica a una riflessione che difficilmente si fermer\u00e0 all\u2019indomani del voto.<\/p>\n<p>In un\u2019annata in cui la sfida interna \u00e8 durata pi\u00f9 del solito, entrambi i partiti hanno capito che le primarie sono tutt\u2019altro che una formalit\u00e0. A confermarlo sono anche le energie &#8211; sia fisiche che finanziarie &#8211; che ci hanno messo i diversi candidati. Non solo quelli in testa, ma anche quelli in coda.<\/p>\n<p>Anche se nella sfida finale i partiti Usa devono combattere con un elevato tasso di astensionismo, il dibattito in corso mostra che i cittadini sono sempre pi\u00f9 sensibili alla democrazia interna ai partiti. Alle sue opportunit\u00e0 (ad esempio quella di influenzare l\u2019agenda del candidato finale), come ai limiti di un sistema il cui ingranaggio \u00e8 stato messo a punto in un\u2019epoca ormai tramontata, senza internet e tutte le opportunit\u00e0 create dalla nascita della sfera virtuale.<\/p>\n<p>Quanti vogliono ristrutturare i meccanismi di democrazia interna ai partiti si sono gi\u00e0 messi al lavoro. Per l\u2019Italia e l\u2019Unione europea &#8211; entrambe prive di un sistema rodato &#8211;  sar\u00e0 interessante seguirne l\u2019evoluzione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Primarie per legge e democrazia interna ai partiti. Proprio nel momento in cui in Italia c\u2019\u00e8 chi cerca di imporre per legge quanto da met\u00e0 \u2018800 accade nei partiti statunitensi, nel Paese a stelle e strisce queste pratiche sono sotto severo scrutinio. 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