{"id":34200,"date":"2016-04-21T00:00:00","date_gmt":"2016-04-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/new-york-strade-in-discesa-per-hillary-e-trump\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:51","slug":"new-york-strade-in-discesa-per-hillary-e-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/new-york-strade-in-discesa-per-hillary-e-trump\/","title":{"rendered":"New York, strade in discesa per Hillary e Trump"},"content":{"rendered":"<p>Le primarie dello Stato di New York non \u2018fanno la differenza\u2019 perch\u00e9 il loro verdetto non \u00e8 finale; ma \u2018fanno una differenza\u2019, in ambedue i campi. <\/p>\n<p>Fra i democratici, Hillary Clinton d\u00e0 gli otto giorni a Bernie Sanders. Fra i repubblicani, anche i conservatori moderati si stanno assuefacendo all\u2019idea che un miliardario stravagante e populista come Donald Trump possa essere il loro candidato alla Casa Bianca, dopo avere accettato che fosse realmente un aspirante alla nomination (e non solo una macchietta di cui scandalizzarsi, ma anche con cui divertirsi, nel pre-partita, salvo poi uscire di scena).<\/p>\n<p>Resta da vedere se l\u2019America nel suo insieme si abituer\u00e0 all\u2019idea di avere Trump come presidente. Ma questo \u00e8 un altro capitolo della campagna, che si comincer\u00e0 a scrivere dopo le convention, in estate, quando le eliminatorie di partito saranno finite e si preparer\u00e0 la finale per il titolo, che si giocher\u00e0 l\u20198 novembre.<\/p>\n<p>Invece, l\u2019idea che Hillary Clinton possa essere la candidata democratica e pure il futuro presidente \u00e8 radicata nell\u2019Unione da almeno otto anni. Per la ex first lady, ex senatrice, ex segretario di Stato, e pure ex aspirante alla nomination, la difficolt\u00e0 \u00e8 piuttosto convincere gli americani che questo non \u00e8 un film gi\u00e0 visto.<\/p>\n<p>Con una vittoria sola, ma pesante, Hillary a New York recupera con gli interessi il filotto di sconfitte in otto Stati dell\u2019America bianca, dai Grandi Laghi alle Montagne Rocciose. Marted\u00ec 26 aprile, il voto in Pennsylvania e in altri quattro stati della Costa Est &#8211; Connecticut, Rhode Island, Delaware, Maryland &#8211; potrebbe chiudere il discorso, se non matematicamente, almeno politicamente. <\/p>\n<p>Sanders accampa scuse per il tracollo a Brooklyn dov\u2019\u00e8 nato (\u201cNon ci hanno fatto votare\u201d, dice) e tradisce nervosismo adirandosi per una t-shirt che lo ritrae, lui \u2018socialista\u2019, accanto ai grandi leader del comunismo mondiale.<\/p>\n<p><b>Un\u2019accettazione rassegnata<\/b><br \/>L\u2019accettazione, certo non sempre entusiasta, anzi spesso rassegnata, se non insofferente, dell\u2019idea di Trump candidato \u00e8, per i repubblicani, un corollario delle primarie di New York, che hanno dimostrato la sua forza (e anche la debolezza dei suoi rivali). <\/p>\n<p>E, intanto, perde credibilit\u00e0 l\u2019ipotesi di ribaltare l\u2019andamento delle primarie, un inverno e una primavera di voti in tutta l\u2019Unione, con una sorta di \u2018congiura di palazzo\u2019 alla convention, tirando fuori dalla manica del partito un asso. Tanto pi\u00f9 che assi ce ne sono pochi in giro, dopo che Mitt Romney e Paul Ryan &#8211; ammesso che tali siano &#8211; si sono sfilati. Ormai, s\u2019\u00e8 instillato il dubbio che la \u2018matta\u2019 Trump valga pi\u00f9 di qualsiasi asso e possa sparigliare il gioco.<\/p>\n<p>Il magnate dell\u2019immobiliare, alle prese con l\u2019ennesima polemica &#8211; s\u2019\u00e8 ora scoperto che la licenza d\u2019uno dei suoi aerei non \u00e8 in regola -, sta cercando di rendere pi\u00f9 presidenziale la sua immagine, senza per\u00f2 tradire il suo pubblico: in un\u2019intervista a <i>Fortune<\/i>, d\u00e0 il suo ok ai tassi d\u2019interesse bassi della Fed, ma ne boccia la responsabile Janet Yellen, di cui annuncia il siluramento &#8211; sempre che lui diventi presidente.<\/p>\n<p><b>I risultati della Grande Mela<\/b><br \/>Dopo le primarie di New York, le strade di Hillary e di Trump sono spianate, salvo incidenti di percorso o caduta di scheletri dall\u2019armadio. Fra i repubblicani, Trump arriva al 60% dei suffragi, con il governatore dell\u2019Ohio John Kasich al 25% e il senatore del Texas Ted Cruz, qui un pesce fuor d\u2019acqua, al 15%. Come delegati, lo showman incassa quasi la totalit\u00e0 di quelli in palio. L\u2019unica delusione gliela d\u00e0 Manhattan: Kasich vince proprio nel distretto dove lui ha casa e vive.<\/p>\n<p>Trump \u00e8 talmente su di giri da riuscire a comportarsi da moderato: la sconfitta nel Wisconsin pareva la svolta della campagna, quando gira il vento; e, invece, il magnate dell\u2019immobiliare sommerge sotto una marea di voti gli avversari e non ha neppure pi\u00f9 paura d\u2019una \u2018convention aperta\u2019 e pu\u00f2 accantonare la \u2018guerra dei delegati\u2019 con il partito.<\/p>\n<p>Fra i democratici, l\u2019ex first lady \u00e8 al 58%, Sanders al 42%; come delegati, circa 150 a oltre 100. Hillary s\u2019avvicina a quota 2000, oltre l\u201980% dei necessari per garantirsi la nomination.<\/p>\n<p>Per la Clinton, hanno votato Woody Allen e molti altri intellettuali \u2018liberal\u2019, oltre che neri e ispanici; per Sanders, protagonista di bagni di folla memorabili a Manhattan e a Brooklyn, soprattutto i giovani, le donne, la classe media. L\u2019effetto Vaticano, invece, non c\u2019\u00e8 stato: l\u2019incontro \u2018rubato\u2019 a Papa Francesco la mattina di sabato 16 aprile non ha dato una spinta misurabile.<\/p>\n<p><b>La corsa a \u2018fare i newyorchesi\u2019<\/b><br \/>La campagna nella Grande Mela \u00e8 stata tutta nel segno del \u2018fare i newyorchesi\u2019: che siano veraci come Trump; solo di origine come Sanders, nato a Brooklyn, ma con tutta la carriera politica fatta altrove; o di risulta, come la Clinton, nata a Chicago, solo dal 2000 con residenza nello stato e seggio di senatore a New York.<\/p>\n<p>Al \u2018club dei newyorchesi\u2019, non ha neppure provato ad iscriversi Cruz, che ha anzi criticato i \u201cvalori di Manhattan\u201d, per lui troppo liberal. Kasich \u00e8 stato tradito da una pizza affrontata con le posate nel Queens, dove la mangiano con le mani. Ma anche Hillary e Sanders hanno avuto i loro disguidi con la metropolitana.<\/p>\n<p>Le feste della vittoria davanti alla Trump Tower, con i soliti slogan, \u201cFaremo l\u2019America di nuovo grande\u201d ed economia, Obamacare, immigrazione. E a Times Square, con repliche di prammatica (\u201cInvece di costruire muri, noi abbatteremo le barriere\u201d) e una nota sentimentale alla Liza Minnelli: \u201cNon c\u2019\u00e8 nessun posto come casa propria. Grazie, New York\u201d.<\/p>\n<p><b>Prossime fermate: Pennsylvania e Costa Est<\/b><br \/>Intanto, la campagna \u00e8 gi\u00e0 altrove. Trump e la Clinton partono favoriti in Pennsylvania, lo Stato pi\u00f9 popoloso del lotto del 26, ma devono comunque dribblare qualche difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Il 20 aprile, manifestanti afro-americani sono stati scortati via da un comizio di Hillary a Filadelfia, dopo avere gridato di non votare per lei che &#8220;sta uccidendo il popolo nero&#8221;. Ma Sanders sta peggio: \u00e8 indietro nei sondaggi; ha appena perso come consigliere l\u2019economista Jeffrey Sachs, che gli apriva le porte del Vaticano; e rende lo scontro pi\u00f9 aspro perch\u00e9 l\u2019ha gi\u00e0 perso.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le primarie dello Stato di New York non \u2018fanno la differenza\u2019 perch\u00e9 il loro verdetto non \u00e8 finale; ma \u2018fanno una differenza\u2019, in ambedue i campi. Fra i democratici, Hillary Clinton d\u00e0 gli otto giorni a Bernie Sanders. 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