{"id":34210,"date":"2016-04-21T00:00:00","date_gmt":"2016-04-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-il-jihadismo-di-terza-generazione\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:51","slug":"italia-il-jihadismo-di-terza-generazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/italia-il-jihadismo-di-terza-generazione\/","title":{"rendered":"Italia, il jihadismo di terza generazione"},"content":{"rendered":"<p>Mentre emergono nuove informazioni sulle cellule jihadiste autrici degli attentati di Bruxelles e Parigi, i singoli stati europei si interrogano sulle proprie \u201cMolenbeek\u201d e le caratteristiche delle organizzazioni jihadiste all\u2019interno dei propri confini.<\/p>\n<p>In Italia, si osserva che il fenomeno jihadista contemporaneo presenta delle caratteristiche specifiche e differenti da quelle dei contesti del Belgio o della Francia. Oggi, la realt\u00e0 dei cosiddetti \u201cforeign fighters\u201d, di quella, cio\u00e8, che Gilles Kepel chiama la terza generazione jihadista &#8211; dopo la generazione dei talebani degli anni \u201990 e quella di al-Qaeda degli anni 2000 &#8211; appare pi\u00f9 circoscritta numericamente e sviluppatosi con qualche anno di ritardo rispetto ad altre realt\u00e0 europee. <\/p>\n<p>Secondo un rapporto del dicembre 2015 redatto dal Soufan Group, dall\u2019Italia sono partiti alla volta del sedicente stato islamico 87 jihadisti, mentre sono 470 quelli che alla stessa data hanno lasciato il Belgio, 1700 la Francia e 760 sia la Germania che la Gran Bretagna. <\/p>\n<p>Gli 87 foreign fighters partiti dall\u2019Italia appartengono a tre differenti categorie di persone: sono cittadini italiani, sia convertiti che giovani di \u201cseconda generazione\u201d nati e\/o cresciuti in Italia (12 persone); cittadini stranieri che hanno soggiornato in Italia per periodi medio-lunghi (11); cittadini stranieri che sono transitati in Italia, soffermandosi per brevi periodi (64 persone). <\/p>\n<p> <b>Seconde generazioni minoritarie e la percentuale balcanica<\/b><br \/>Si pu\u00f2 facilmente osservare che le \u201cseconde generazioni\u201d sono numericamente minoritarie, contrariamente a quanto accade in Francia e Belgio dove vi \u00e8 un\u2019alta presenza di giovani (anche minorenni) figli di migranti, nati e\/o cresciuti in Europa.<\/p>\n<p>L\u2019esiguo numero di giovani di \u201cseconda generazione\u201d si pu\u00f2 spiegare con il fatto che il fenomeno migratorio in Italia \u00e8 pi\u00f9 recente rispetto ad altri paesi europee e, di conseguenza, una nuova generazione di figli delle migrazioni si sta formando solo in questi anni. <\/p>\n<p>Un\u2019altra differenza significativa del contesto italiano da tenere in considerazione sta nel fatto che la maggioranza dei foreign fighters partiti dall\u2019Italia \u00e8 di origini balcaniche, sebbene le comunit\u00e0 musulmane pi\u00f9 importanti sul territorio vengano dal Nord Africa (Marocco, Tunisia ed Egitto) e dal sud-est asiatico (Bangladesh e Pakistan).<\/p>\n<p>In Francia, come in Belgio, molti dei foreign fighters provengono invece da comunit\u00e0 che in queste nazioni sono maggioritarie. A tal proposito, va anche tenuta presente la diversa consistenza numerica delle comunit\u00e0 musulmane presenti nei diversi paesi europei. In Italia, paese di pi\u00f9 recente immigrazione, i musulmani sono &#8211; secondo dati del Pew Research Center &#8211; il 3,7% della popolazione, mentre in Francia rappresentano il 7,5%, in Germania il 5,8%, in Gran Bretagna il 4,8% e in Belgio il 5,9%.<\/p>\n<p><b>Islam europeo e specificit\u00e0 nazionali<\/b><br \/>Per quanto si sostenga &#8211; a giusta ragione &#8211; che stia emergendo un Islam europeo, con caratteristiche sue proprie rispetto a quelle dei paesi a maggioranza musulmana, ci sono delle importanti differenze nazionali, non solo di ordine numerico, su cui pesano le storie dei singoli stati europei. <\/p>\n<p>I retaggi coloniali, le politiche migratorie, i modelli di \u201cintegrazione\u201d, cos\u00ec come la relazione con la sfera del sacro delineano l\u2019emergere di specificit\u00e0 locali. Nella \u201claica\u201d Francia, che ha vietato nelle scuole l\u2019hijab, il rapporto tra stato e cittadini con la dimensione religiosa \u00e8 molto diverso da quello che vige in Italia, dove il Vaticano \u00e8 un\u2019istituzione ancora dominante e l\u2019Islam si va a collocare di conseguenza in un contesto in cui la religione gioca un ruolo centrale nella vita nazionale. <\/p>\n<p><b>Contrasto alla radicalizzazione giovanile<\/b><br \/>Se osserviamo da vicino la situazione europea, ci accorgiamo dunque che l\u2019Italia presenta delle caratteristiche sue proprie sia per quanto riguarda la presenza musulmana sul territorio che per quanto riguardo il fenomeno jihadista. <\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio a partire da queste differenze e specificit\u00e0 che vanno definiti progetti e linee politiche nazionali per contrastare la radicalizzazione giovanile, senza perdere di vista il contesto transnazionale all\u2019interno del quale il fenomeno jihadista si sviluppa.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre emergono nuove informazioni sulle cellule jihadiste autrici degli attentati di Bruxelles e Parigi, i singoli stati europei si interrogano sulle proprie \u201cMolenbeek\u201d e le caratteristiche delle organizzazioni jihadiste all\u2019interno dei propri confini. 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