{"id":34250,"date":"2016-04-24T00:00:00","date_gmt":"2016-04-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/egitto-dinamiche-tra-italia-e-francia\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:50","slug":"egitto-dinamiche-tra-italia-e-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/egitto-dinamiche-tra-italia-e-francia\/","title":{"rendered":"Egitto, dinamiche tra Italia e Francia"},"content":{"rendered":"<p>Il caso Regeni ha suscitato una serie di valutazioni sulle relazioni che l\u2019Italia intrattiene con l\u2019Egitto. Anche la visita del presidente francese Fran\u00e7ois Hollande al Cairo \u00e8 stata commentata in Italia alla luce di questi avvenimenti. <\/p>\n<p>Si pone un classico dilemma di politica estera, la scelta fra la promozione dei diritti e la difesa pragmatica degli interessi nazionali seguendo l\u2019approccio della \u201cpotenza\u201d internazionale. Molti ritengono che non ci sia nulla da fare di fronte a regimi autoritari che infrangono le (nostre) leggi. La risposta non \u00e8 definitiva, come dimostrano i casi italiani e francesi.<\/p>\n<p>Per l\u2019Italia la relazione con l\u2019Egitto \u00e8 ben radicata nel passato, nella storia della presenza italiana fra Ottocento e met\u00e0 Novecento nel Paese. L\u2019Egitto occupa un posto a parte per l\u2019orientalismo italiano: da sempre rappresenta un luogo di proiezione privilegiato nel mondo arabo. <\/p>\n<p>In tempi pi\u00f9 recenti, l\u2019Italia ha sviluppato una particolare sensibilit\u00e0 nei confronti dell\u2019evoluzione della societ\u00e0 egiziana, illustrata ad esempio dall\u2019impegno nei confronti della politica del Paese dell\u2019ex ministro degli Esteri Emma Bonino. <\/p>\n<p>Lo studente di Cambridge e ricercatore Giulio Regeni appartiene a questo filone, e suscita l\u2019identificazione da parte di numerosi studiosi o intellettuali italiani impegnati sia nell\u2019approfondimento della conoscenza delle societ\u00e0 egiziana e araba sia nella ricerca di una dialettica sui valori.<\/p>\n<p><b>Continuit\u00e0 bilaterale tra Italia ed Egitto<\/b><br \/>Da un punto di vista governativo, l\u2019Italia repubblicana vanta una continuit\u00e0 nella politica bilaterale con l\u2019Egitto rafforzata da una generale politica di amicizia nei confronti dei Paesi arabi e sostenuta dall\u2019avvicinamento fra Cairo e Stati Uniti durante la presidenza di Anwarel-Sadat negli anni \u201970. <\/p>\n<p>Questa politica fra governi era segnata da un approccio piuttosto pragmatico, con buoni rapporti con la struttura militare del regime. La Primavera araba del 2011 e lo sviluppo della protesta in Egitto intorno alla piazza Tahrir hanno di nuovo mosso l\u2019ago della bilancia verso l\u2019interesse nei confronti della societ\u00e0 egiziana e delle sue dinamiche riformatrici, con l\u2019accento posto sulla dimensione generazionale della protesta. <\/p>\n<p>L\u2019arrivo di Abdel Fattah al-Sisi al potere \u00e8 stato da questo punto di vista un ritorno al passato: una scelta di stabilit\u00e0 che, in modo pragmatico, rappresenta una garanzia per limitare la crescita di movimenti islamisti interni ma anche la stabilizzazione di un attore regionale relativamente forte e convergente con gli interessi occidentali. <\/p>\n<p>L\u2019uccisione di Giulio Regeni si inserisce all\u2019interno di questa dialettica fra la ricerca di una stabilit\u00e0 del regime in chiave di contrasto a ulteriori pericoli, e la volont\u00e0 di promuovere una politica estera in consonanza con il corpus di diritti civili. <\/p>\n<p>Da questo punto di vista esiste un \u201cprima\u201d e un \u201cdopo\u201d Regeni: le passate nefandezze del regime egiziano nei confronti dei propri cittadini non hanno infatti mai suscitato un livello paragonabile di protesta. La mobilitazione italiana intorno al caso Regeni ha reso la questione elemento centrale nel dibattito dell\u2019opinione pubblica, e quindi anche per la maggioranza di centro-sinistra al potere. <\/p>\n<p>Questo spiega l\u2019inserimento forte della tematica \u201cRegeni\u201d nelle relazioni bilaterali. Tra l\u2019altro va notato che alcuni attori locali spingono per un\u2019azione incisiva dell\u2019Italia nei confronti del governo al-Sisi, nell\u2019ottica di ribaltare il regime. Alla luce di questa ondata di protesta, l\u2019agenda bilaterale del governo italiano si \u00e8 evoluta, con una serie di misure diplomatiche volte a esercitare pressioni sull\u2019Egitto. <\/p>\n<p><b>Interrogativi per l\u2019Europa e la Francia<\/b><br \/>Ma la mobilitazione italiana interroga anche la politica europea: la visita del presidente Hollande in Egitto \u00e8 esaminata in Italia con la stessa lente critica. Per molti aspetti, la relazione della Francia con l\u2019Egitto pu\u00f2 essere paragonata a quella italiana. L\u2019Italia pu\u00f2 vantare importanti interessi economici come l\u2019esplorazione di giacimenti di gas offshore da parte dell\u2019Eni, ma anche una serie di investimenti nel tessuto economico da parte della rete di Pmi italiane.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la Francia, va rilevata la recente crescita della relazione politico militare con l\u2019Egitto, diventato un cliente privilegiato per l\u2019industria della difesa francese, soprattutto dopo la vendita dei caccia Rafales. <\/p>\n<p>Questa tendenza \u00e8 particolarmente significativa dal 2014, da quando Il Cairo cerca una diversificazione delle sue garanzie di sicurezza nei confronti del relativo \u201critiro\u201d degli Stati Uniti dalla regione, sottolineato dal rifiuto americano di intervenire militarmente in Siria nel 2013, malgrado il fatto che la \u201clinea rossa\u201d tracciata dall\u2019amministrazione Obama fosse stata oltrepassata dal regime di Basharel-Assad. <\/p>\n<p>La Francia appare quindi come un fornitore di sicurezza credibile, che non esita a ricorrere all\u2019impiego della forza. Inoltre la presidenza Hollande ha riportato Parigi a uno stretto dialogo con l\u2019Arabia Saudita, sostenitore fondamentale del governo al-Sisi. <\/p>\n<p>La relazione fra Parigi e Il Cairo rappresenta dunque un\u2019asse strategico-militare che accompagna anche la volont\u00e0 della Francia di poter pesare sulla stabilizzazione della zona e sul contrasto al jihadismo,con in mente lo scenario libico.<\/p>\n<p><b>Il Cairo non vale lo stesso a Parigi e a Roma<\/b><br \/>Dal punto di vista dell\u2019opinione pubblica francese, per\u00f2, l\u2019Egitto non ha la stessa valenza che per il pubblico italiano. Anche qui la storia pesa, e lo sguardo francese si concentra prima di tutto sul Maghreb (Marocco, Tunisia e soprattutto Algeria), zona di origine di una gran parte della popolazione francese discendente dell\u2019immigrazione. <\/p>\n<p>Tra l\u2019altro, questo fattore spiega anche la sensibilit\u00e0 francese alla prima fase della Primavera araba, quella tunisina. La Francia intrattiene inoltre relazioni con l\u2019insieme dei Paesi del Medio Oriente, ma non esiste una particolare consonanza fra l\u2019opinione pubblica francese e le dinamiche interne di una di queste nazioni. <\/p>\n<p>Infine, la sinistra francese ha sempre avuto una relazione complicata con i Paesi arabi: non \u00e8 \u201cterzomondista\u201d nel suo insieme. Il paradosso \u00e8 che in Francia la tematica dei diritti umani \u00e8 trattata a livello statale, governativo, fa comunque parte del Dna rivoluzionario francese, ma non appare al centro di importanti mobilitazioni da parte della societ\u00e0 civile. Per questo motivo si possono costatare divergenze fra approcci francesi e italiani nei confronti dell\u2019Egitto. <\/p>\n<p>\u00c8 legittimo che emerga un dibattito all\u2019interno dell\u2019Europa sulle relazioni con Paesi terzi, i legami fra Francia e Italia sono troppo importanti per essere considerati compartimenti stagni. Ma le relazioni bilaterali che i Paesi europei intrattengono con una nazione come l\u2019Egitto rappresentano anche ambienti relativamente ridotti con pochi spazi di manovra: in ordine sparso, la capacit\u00e0 degli singoli Paesi europei \u00e8 limitata. <\/p>\n<p>La volont\u00e0 di promuovere nell\u2019agenda di politica estera i diritti umani va coltivata. Questa visione spezza il realismo che considera che nel campo internazionale tutto sia riassumibile a giochi di potere. Ma per far progredire questo tipo di promozione normativa, il peso politico di un singolo Paese non basta.<\/p>\n<p>Un richiamo all\u2019Europa \u00e8 sempre opportuno, per\u00f2 siamo lontani dall\u2019avere strumenti di politica estera integrati. Non va sottovalutata per\u00f2 l\u2019attrattiva del modello europeo e il successo dell\u2019allargamento dell\u2019Unione come strumento di promozione dei diritti. <\/p>\n<p>Alla fine, l\u2019attenzione potrebbe essere posta su alcuni aspetti bilaterali. L\u2019intensificazione delle azioni bilaterali europee in materia di politica estera va cercata e coltivata. Quando la Francia ha richiesto aiuto militare dopo gli attentati di novembre 2015, alcuni Paesi hanno risposto garantendo sostegno, aprendo cos\u00ec un credito politico con Parigi. Questo tipo di credito sarebbe utile oggi per un\u2019Italia che vuole coalizzare partner europei attorno alla sua diatriba con l\u2019Egitto: un elemento su cui meditare per il futuro. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caso Regeni ha suscitato una serie di valutazioni sulle relazioni che l\u2019Italia intrattiene con l\u2019Egitto. Anche la visita del presidente francese Fran\u00e7ois Hollande al Cairo \u00e8 stata commentata in Italia alla luce di questi avvenimenti. 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