{"id":34260,"date":"2016-04-25T00:00:00","date_gmt":"2016-04-24T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/di-origine-balcanica-reclutatori-jihadisti-italiani\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:49","slug":"di-origine-balcanica-reclutatori-jihadisti-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/di-origine-balcanica-reclutatori-jihadisti-italiani\/","title":{"rendered":"Di origine balcanica reclutatori jihadisti italiani"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 la prima volta che, forse perch\u00e9 nato e vissuto in tempi difficili sul confine nordorientale e perch\u00e9 ho dovuto il pi\u00f9 occasioni interessarmi di ci\u00f2 che succede oltre Adriatico, cerco di fermare su quest\u2019area l\u2019attenzione dei lettori.<\/p>\n<p>Un\u2019occasione l\u2019ho colta qualche mese orsono, quando nel Padovano \u00e8 stato scoperto un nucleo di reclutatori islamici che, proveniente dai Balcani, da tempo agiva indisturbato nel nostro nord-est.<\/p>\n<p>Ora, faccio seguito al bell\u2019articolo di Renata Pepicelli, pubblicato su\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3421\" target=\"blank\"><b><u>questa rivista<\/u><\/b><\/a>\u00a0il 22 aprile. Nelle prime battute si legge che \u201c\u2026 la maggioranza dei\u00a0<i>foreign fighters<\/i>partiti dall\u2019Italia \u00e8 di origine balcanica\u201d. Domanda: come mai? Potrebbe quindi essere di qualche interesse cercare di spiegare le origini di questa \u201cfiliera\u201d.<\/p>\n<p><b>Le origini della filiera balcanica<\/b><br \/>\nDurante la guerra di Bosnia, Alija Izetbegovic, sindaco di Sarajevo, ci veniva presentato dai\u00a0<i>media\u00a0<\/i>quale personaggio moderato e schivo. Ma altre fonti, meno note, lo ritengono colpevole di doppio gioco: la Bosnia, sotto la sua guida, negli Anni Novanta avrebbe svolto per l\u2019estremismo islamico lo stesso ruolo dell\u2019Afghanistan negli Anni Ottanta, offrendo ai\u00a0<i>mujaheddin\u00a0<\/i>internazionali un campo di addestramento ideale per esercitarsi alla<i>\u00a0jihad<\/i>. A lui, andrebbe ascritta la responsabilit\u00e0 di aver importato e sviluppato lo jihadismo nell\u2019Europa balcanica, e oltre.<\/p>\n<p>Anche in quell\u2019area, come ovunque, all\u2019inizio l\u2019Islam si era imposto a fil di spada, ma solo pochi &#8211; parte della classe dirigente &#8211; erano veri musulmani, importati dall\u2019Anatolia. La conversione delle etnie locali, forzata all\u2019inizio, in seguito ebbe carattere volontario, spesso per convenienza economica o per affrancarsi dalle discriminazioni. Fu lentissima e dur\u00f2 secoli, senza mai raggiungere valori superiori al 40 per cento.<\/p>\n<p><b>Un\u2019immagine inedita di Alija Izetbegovic<\/b><br \/>\nSotto il regime ateo di Tito questa componente rest\u00f2 in sordina, ma alcuni estremisti, che avevano aderito alle Waffen SS durante l\u2019occupazione e, nel dopoguerra, all\u2019organizzazione egiziana dei Fratelli Musulmani, continuavano a coltivare il sogno di fare di Bosnia e Kosovo il riferimento di tutti i musulmani d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Tra questi, figura di rilievo era proprio Izetbegovic che, dopo alterne vicende, nel 1989 riun\u00ec i suoi amici islamisti radicali in un partito politico che denomin\u00f2 banalmente Partito di Azione democratica (Sda), evitando l\u2019utilizzo di terminologia religiosa o nazionalista, vietata dalle leggi federali.<\/p>\n<p>Tuttavia, viene allo scoperto con la sua\u00a0<i>Dichiarazione islamica<\/i>, quando afferma che lo scopo era quello di contribuire a \u201ccreare una comunit\u00e0 musulmana omogenea dal Marocco all\u2019Indonesia\u201d. Cio\u00e8 la\u00a0<i>umma<\/i>, il califfato globale, che \u00e8 lo stesso obiettivo oggi dichiarato dall\u2019autoproclamato \u2018califfo\u2019 al-Baghdadi. Ma la compagine musulmana integralista di Bosnia riusc\u00ec sempre a mimetizzarsi, pur soffiando, di nascosto, sul fuoco dell\u2019estremismo.<\/p>\n<p><b>Le guerre balcaniche del dopo-Tito<\/b><br \/>\nAi tempi della dissoluzione del regime di Tito e della conseguente frammentazione etnico-religiosa e territoriale, gli Usa, seguiti dalla Nato, decidevano di cogliere il momento per distruggere l\u2019ultimo nucleo duro comunista rimasto nell\u2019enclave occidentale europea, il regime di Milosevic.<\/p>\n<p>Stimavano che i musulmani e i croati di Bosnia avrebbero potuto rendersi assai utili, visto che, pur nemici tra loro, odiavano i serbi. E viceversa. Cos\u00ec, come gi\u00e0 i\u00a0<i>mujaheddin<\/i>\u00a0in Afghanistan, furono supportati ed armati. Identica cosa fu pi\u00f9 tardi con i musulmani kosovari di etnia albanese. Occasione unica per Izetbegovic e per i suoi amici integralisti sauditi ed emiratini, che furono prodighi di finanziamenti, di aiuti e di nuove moschee.<\/p>\n<p>Basta recarsi a Sarajevo e constatare la differenza di sviluppo tra le tre enclavi cittadine. Al primo posto vi \u00e8 quella musulmana, segue la croata e a distanza, buona ultima, quella serba, ancora la pi\u00f9 povera. Se a met\u00e0 degli Anni Novanta l\u2019integralismo islamico stava gi\u00e0 preoccupando gli americani, nei Balcani si chiudeva un occhio, visto che i militanti continuavano a rendersi utili.<\/p>\n<p><b>Alija Izetbegovic agli onori della cronaca<\/b><br \/>\nFu cos\u00ec che, specie in occasione dell\u2019assedio di Sarajevo e della strage di Srebrenica, indistintamente tutti i bosniaci &#8211; i \u201cbuoni\u201d e i \u201ccattivi\u201d &#8211; passarono decisamente nella categoria delle vittime e ad Alija Izetbegovic si tributarono tutti gli onori. Ricordo, ad esempio, di aver ricevuto dalla presidenza del Consiglio l\u2019incarico di trasportarlo in Italia con un velivolo militare dall\u2019aeroporto di Sarajevo &#8211; allora sotto il tiro dei mortai serbi &#8211; per consentirgli di lanciare un appello al mondo usando come megafono una seduta del nostro Parlamento.<\/p>\n<p>Finita la guerra, in regime di \u201cdopo Dayton\u201d, i bosniaci integralisti e quelli venuti in loro soccorso dall\u2019estero non furono pi\u00f9 oggetto di alcuna attenzione. Anzi, si cerc\u00f2 di farli dimenticare in fretta, sebbene fosse gi\u00e0 allora noto &#8211; ma tollerato quale costume locale &#8211; che i rifugiati tra le montagne ricevessero in premio come \u201cmogli\u201d le vedove dei miliziani uccisi in battaglia. A quel punto, l\u2019Italia nordorientale era gi\u00e0 diventata facile obiettivo di emigrazione (1).<\/p>\n<p>(1) <span style=\"font-size: xx-small;\">Per saperne di pi\u00f9 su questi cos\u00ec poco conosciuti vicini si suggeriscono, tra tante altre letture, &#8220;Il ponte sulla Drina&#8221; di Ivo Andrich e &#8220;Jihad nei Balcani&#8221;, di J.R. Schindler<\/span>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 la prima volta che, forse perch\u00e9 nato e vissuto in tempi difficili sul confine nordorientale e perch\u00e9 ho dovuto il pi\u00f9 occasioni interessarmi di ci\u00f2 che succede oltre Adriatico, cerco di fermare su quest\u2019area l\u2019attenzione dei lettori. 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