{"id":34310,"date":"2016-04-28T00:00:00","date_gmt":"2016-04-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/brexit-se-ci-lasciamo\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:48","slug":"brexit-se-ci-lasciamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/04\/brexit-se-ci-lasciamo\/","title":{"rendered":"Brexit, se ci lasciamo"},"content":{"rendered":"<p><i><font size=\"1\">Come andr\u00e0 a finire il voto sulla permanenza del Regno Unito nell\u2019Unione europea. L\u2019ambasciatore Antonio Armellini delinea i due scenari opposti, ragioni e conseguenze. In questo articolo si ipotizza una vittoria del fronte a favore dell&#8217;uscita. Nel prossimo, immagineremo il trionfo di chi vuole rimanere nell&#8217;Ue<\/i><\/font>.<\/p>\n<p>Dunque \u00e8 ufficiale: Londra esce dall\u2019Unione europea, Ue. L\u2019incertezza dopo che i primi exit polls avevano indicato un testa a testa, \u00e8 finita nella giornata di ieri con la conferma di risultati pi\u00f9 deludenti del previsto per il <i>remain<\/i>.<\/p>\n<p>Non solo nel Nord dell\u2019Inghilterra ma, sorprendentemente, in Scozia e in Ulster. Non si \u00e8 trattato di un tracollo: la percentuale &#8211; 56% a favore e 42% contro &#8211; ricorda quella del referendum sulla Scozia del 2014, cos\u00ec come il numero di votanti, che \u00e8 rimasto al disotto del 60%. <\/p>\n<p>La sconfitta comunque c\u2019\u00e8 stata: le grandi citt\u00e0 &#8211; Londra, Manchester, Birmingham &#8211; hanno votato compattamente per il <i>remain<\/i>, ma l\u2019appoggio del Sud dell\u2019Inghilterra per il <i>brexit <\/i>non ha subito incrinature. Jeremy Corbin ha lasciato trasparire fin troppo che il suo impegno era solo di facciata e il \u201csoccorso rosso\u201d del voto laburista non si \u00e8 materializzato quanto sarebbe stato necessario.<\/p>\n<p><b>Voto di pancia<\/b><br \/>Che il voto sarebbe dipeso non tanto da considerazioni razionali (non ce n\u2019erano molte, a favore del <i>brexit<\/i>) quanto psicologiche e \u201cdi pancia\u201d lo si sapeva sin dall\u2019inizio. <\/p>\n<p>L\u2019ultimo psicodramma greco e il fallito tentativo di dare vita a un vero sistema di controllo comune alle frontiere, mentre l\u2019accordo con il presidente turco Racep Tayip Erdogan traballa vistosamente e si \u00e8 aperto un nuovo drammatico fronte con la Libia, hanno alimentato in un elettorato in cui sono mancati i giovani (su cui contava il <i>remain<\/i>), quel miscuglio tipicamente britannico di insularismo fatto di diffidenza per tutto ci\u00f2 che sa di straniero, di nazionalismo nutrito da nostalgie imperiali per una inesistente \u201canglosfera\u201d in cui trovare rifugio salvifico dall\u2019Europa, su cui puntavano i <i>brexiteers<\/i> per contrare il coro degli argomenti che quasi tutta l\u2019industria, la City e la grande maggioranza degli alleati avevano intonato per sostenere il governo.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo ha sottovalutato il pericolo di far apparire il referendum non gi\u00e0 come una scelta sull\u2019Ue, bens\u00ec fra l\u2019arroganza cosmopolita delle \u00e9lites e la difesa della gente comune da una globalizzazione incontrollata. Ci sar\u00e0 tempo e modo per analizzare meglio le motivazioni del voto, ma la componente del rifiuto della politica intesa come prevaricazione di una casta lontana dagli interessi di quanti dovrebbe rappresentare, ha giocato pi\u00f9 del previsto nell\u2019orientare un voto che definire semplicemente populista sarebbe riduttivo.<\/p>\n<p>Le correnti di protesta che si sono viste all\u2019opera in Gran Bretagna si ritrovano in forme diverse e con motivazioni a volte molto lontane anche altrove nel vecchio continente: si tratta di un ulteriore campanello d\u2019allarme per i meccanismi legittimanti dell\u2019azione politica cos\u00ec come l\u2019abbiamo sin qui conosciuta e del quale dovremmo preoccuparci tutti.<\/p>\n<p><b>Dall\u2019Europa reazioni prudenti<\/b><br \/>In Europa le prime reazioni sono di prudenza.  Angela Merkel ha dichiarato che il risultato dovr\u00e0 essere uno stimolo per la piena attuazione dell\u2019Ue e su Londra \u00e8 rimasta sul generale, dicendosi sicura che si trover\u00e0 un\u2019intesa capace di promuovere i legittimi interessi di entrambi. <\/p>\n<p>Anche Matteo Renzi si \u00e8 limitato a dirsi dispiaciuto per il risultato e a sottolineare che in ogni caso la Gran Bretagna rimane un membro fondamentale della famiglia europea. <\/p>\n<p>Un po\u2019 pi\u00f9 esplicito Hollande, il quale ha detto che adesso i Ventisette non dovranno perdere tempo nel rinserrare le fila della costruzione comune. <\/p>\n<p>Tutt\u2019altra musica fra i nuovi paesi membri dell\u2019Europa dell\u2019Est. L\u2019ungherese Viktor Orbane il polacco Andrzej Duda hanno annunciato una riunione straordinaria del Gruppo di Visegrad per chiedere che il referendum britannico sia replicato in tutti gli altri Paesi dell\u2019Ue che lo vorranno. Ad applaudire a queste dichiarazioni anche l\u2019Austria, seguita dal silenzio un po\u2019 sbigottito di gran parte degli altri.<\/p>\n<p><b>Regno Dis-Unito<\/b><br \/>David Cameron ha annunciato che non si dimetter\u00e0 prima di aver impostato il negoziato ex art. 50 con l\u2019Ue che dovr\u00e0 stabilire \u201cle nuove basi della collaborazione fra una Gran Bretagna libera e sovrana e una Europa democratica e amica\u201d. Una mossa tattica disperata, nel tentativo di evitare l\u2019implosione del partito e di tenere a bada Boris Johnson. <\/p>\n<p>\u00c8 assai difficile che possa riuscirvi: i conservatori sono sempre pi\u00f9 spaccati fra una fazione, di cui potrebbe prendere la testa lo stesso Johnson, che punta ad assorbire l\u2019Ukip di Nigel Farage e spostare pi\u00f9 a destra l\u2019asse del partito, ed una che guarda a Kenneth Clarke per dare vita a un nuovo partito moderato e filo-europeo, in cui potrebbe trovare ospitalit\u00e0 quel che rimane delle truppe liberali. Una ipotesi travolgente per la Gran Bretagna, ma il<i> brexit <\/i>costituisce una svolta epocale e il sistema dei partiti potrebbe subirne le conseguenze.<\/p>\n<p>Nel frattempo, Nicola Sturgeon ha gi\u00e0 annunciato che la Scozia chieder\u00e0 un nuovo referendum sull\u2019indipendenza e l\u2019adesione all\u2019Ue. Il Premier irlandese ha rilanciato la proposta di un \u201creferendum di confine\u201d che salvaguardi i diritti della minoranza unionista dell\u2019Ulster nella futura Irlanda unificata. Il Galles per ora tace, ma non ci sarebbe da stupirsi se &#8211; come la Bielorussia all\u2019epoca della dissoluzione dell\u2019Urss &#8211; finisse per ritrovarsi indipendente \u201csuo malgrado\u201d.<\/p>\n<p>Un Regno Dis-Unito intorno alla sola Inghilterra assiste al tripudio dei <i>brexiteers<\/i> che, avvolti nei loro Union Jack, fingono di non ascoltare il monito che Barack Obama non ha tardato a rinnovare gi\u00e0 ieri. <\/p>\n<p>Nuova Norvegia o Svizzera, maxi-Singapore, battitore libero nell\u2019Omc: il negoziato con l\u2019Ue sar\u00e0 tutt\u2019altro che una passeggiata e i vincitori del referendum dovranno pensare a quale strategia seguire. Non sembrano averne per ora alcuna e potrebbero essere guai.<\/p>\n<p>Come lo saranno quasi sicuramente per il resto dell\u2019Europa, che dovrebbe poter cogliere l\u2019occasione del <i>brexit<\/i> per rilanciare la sua coesione interna e procedere finalmente verso una unione anche politica, ma che dovr\u00e0 guardarsi verosimilmente dalla spinta disgregatrice del referendum per l\u2019insieme dell\u2019Ue. Una grande confusione sotto il cielo, di cui non si sentiva davvero il bisogno.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come andr\u00e0 a finire il voto sulla permanenza del Regno Unito nell\u2019Unione europea. L\u2019ambasciatore Antonio Armellini delinea i due scenari opposti, ragioni e conseguenze. In questo articolo si ipotizza una vittoria del fronte a favore dell&#8217;uscita. Nel prossimo, immagineremo il trionfo di chi vuole rimanere nell&#8217;Ue. Dunque \u00e8 ufficiale: Londra esce dall\u2019Unione europea, Ue. 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