{"id":34390,"date":"2016-05-05T00:00:00","date_gmt":"2016-05-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libia-i-tricolori-bruciati-dai-seguaci-di-haftar\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:46","slug":"libia-i-tricolori-bruciati-dai-seguaci-di-haftar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/libia-i-tricolori-bruciati-dai-seguaci-di-haftar\/","title":{"rendered":"Libia, i tricolori bruciati dai seguaci di Haftar"},"content":{"rendered":"<p>Bandiere italiane date alle fiamme in Libia. Gli episodi sono stati registrati in numerose localit\u00e0 del Paese, dove i manifestanti si sono radunati per protestare contro la presunta ingerenza di Roma negli affari interni.<\/p>\n<p>Il tricolore italiano \u00e8 stato dato alle fiamme a Tobruk, Derna e Bengasi tra il 27 e il 30 aprile. Gli episodi sono successivi alle indiscrezioni di stampa sull\u2019invio di 900 soldati italiani in Libia, su richiesta del nuovo governo di accordo nazionale, Gna. L\u2019ipotesi \u00e8 stata prontamente smentita dallo Stato Maggiore della Difesa, ma non ha impedito lo svolgersi delle manifestazioni.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo la prima volta che in Libia vengono registrate violente proteste anti-italiane: a soffiare sul fuoco sono in particolare gli elementi pi\u00f9 radicali della societ\u00e0 libica, memori della colonizzazione italiana nel secolo scorso.<\/p>\n<p>Tuttavia, imputare alla difficile storia delle relazioni italo-libiche i recenti avvenimenti di Derna, Bengasi e Tobruk risulterebbe fuorviante. La vicenda \u00e8 frutto dell\u2019attuale crisi libica, complice una transizione perenne che non riesce a trovare uno sbocco conclusivo.<\/p>\n<p>La difficile strada intrapresa a seguito dell\u2019accordo di Skhirat del 17 dicembre scorso risulta ancora piena di ostacoli, il principale dei quali \u00e8 senza dubbio <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3185\" target= \"blank\"><b><u>Khalifa Haftar<\/u><\/b><\/a>. <\/p>\n<p> <b>Le manovre di Haftar e l\u2019ipoteca su Tobruk<\/b><br \/>In effetti, il minimo comune denominatore delle tre localit\u00e0 dove si sono recentemente registrate le proteste sembra essere proprio il Generale. Bengasi \u00e8 da circa due anni sotto assedio da parte di Haftar e del suo Esercito nazionale libico, Lna (a dispetto del nome, l\u2019ennesima milizia che compone il frammentato panorama del Paese).<\/p>\n<p>L\u2019offensiva di Haftar a Bengasi contro i gli islamisti ha ottenuto nuovi rilevanti successi nelle scorse settimane, sebbene parte della citt\u00e0 sfugga ancora al suo controllo.<\/p>\n<p>Derna, prima roccaforte del cosiddetto \u201cstato islamico\u201d in Libia fino a giugno 2015, \u00e8 stata recentemente bersagliata dall\u2019aviazione del Lna. Scopo di Haftar sarebbe stato quello di rivendicare la vittoria contro il Califfato, nonostante i meriti principali della liberazione della citt\u00e0 siano appannaggio del Consiglio della Shura della di Derna.<\/p>\n<p>Apparentemente, le proteste anti-italiane di Derna erano indirizzate anche contro il Lna, accusato di bombardamenti indiscriminati sulla citt\u00e0.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, Tobruk \u00e8 da mesi ostaggio di Haftar. La Camera dei Rappresentanti trasferitasi in questa citt\u00e0 non \u00e8 ancora riuscita a votare la fiducia al Gna presentato dal Premier Fayez al-Serraj, condizione necessaria per l\u2019entrata in vigore del <i>Libyan Political Agreement<\/i>, Lpa.<\/p>\n<p>A impedirlo sembra essere proprio Haftar, la cui nomina a Capo di Stato Maggiore dell\u2019esercito approvata lo scorso anno dalla Camera di Tobruk \u00e8 stata il principale successo della sua nuova avventura libica dopo l\u2019esilio negli Stati Uniti. Un risultato messo a repentaglio proprio dal Lpa che all\u2019art. 8 assegna le prerogative di nomina dei vertici dell\u2019esercito libico al Gna.<\/p>\n<p><b>Obiettivo Sirte<\/b><br \/>La costituzione del Gna e il suo trasferimento da Tunisi a Tripoli \u00e8 stato un successo diplomatico, su cui ha puntato principalmente l\u2019Italia. Non \u00e8 un caso che il primo esponente straniero a congratularsi personalmente con al-Serraj sia stato il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.<\/p>\n<p>Ciononostante, come tutte le soluzioni diplomatiche, quella del Gna richiede tempo e pazienza, fattori non spesso in dotazione in scenari di crisi. Inoltre, anche qualora il governo di al-Serraj riuscisse a mettere progressivamente radici a Tripoli, liquidando ci\u00f2 che resta del Congresso Generale Nazionale e del governo di Khalifa Ghweil, resterebbe ancora da colmare la distanza con Tobruk, sempre pi\u00f9 prigioniera delle manovre di Haftar.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo, appoggiato dall\u2019Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti, ha annunciato nei giorni scorsi un&#8217;operazione militare per liberare Sirte dallo stato islamico. Il nome in codice \u00e8 al-Qurdabyia, localit\u00e0 nelle vicinanze di Sirte famosa per la sconfitta delle truppe italiane nel 1915.<\/p>\n<p>L&#8217;annuncio ha fortemente preoccupato il Gna, consapevole del rischio di uno scontro tra il Lna e le milizie di Misurata, anch&#8217;esse pronte a muovere contro Sirte. Al-Serraj si \u00e8 pronunciato contro un\u2019offensiva non coordinata su Sirte, ammonendo i principali protagonisti sul rischio di una guerra civile.<\/p>\n<p><b>L\u2019Egitto, la Libia e il caso Regeni <\/b><br \/>La cesura, anche storica, tra Tripolitania e Cirenaica \u00e8 sapientemente coltivata non solo dai principali attori interni, ma anche dalle potenze regionali, consapevoli di poter (o dover) giocare un ruolo nella complessa partita libica.<\/p>\n<p>Con l\u2019Algeria paralizzata nella sua azione di governo a causa della sempre pi\u00f9 evidente malattia del Presidente Abdelaziz Bouteflika, \u00e8 l\u2019Egitto a detenere la <i>golden share<\/i> della complessa partita libica. Il regime del Presidente Abdel Fattah al-Sisi possiede diversi asset nel Paese, il principale dei quali \u00e8 il gi\u00e0 menzionato Haftar.<\/p>\n<p>Con il deterioramento dei rapporti italo-egiziani a seguito della tragica morte del ricercatore italiano Giulio Regeni e l\u2019avvallo delle Nazioni Unite al Gna, nuove geometrie sembrano disegnarsi in Libia.<\/p>\n<p>Una volta molto pi\u00f9 vicina al parlamento di Tobruk (l&#8217;unico legittimamente riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale negli scorsi mesi) che a quello di Tripoli, l&#8217;Italia ha deciso di scommettere sul Gna, proprio in coincidenza con le fase pi\u00f9 concitate del caso Regeni.<\/p>\n<p>L&#8217;arrivo di al-Serraj a Tripoli il 30 marzo scorso ha di poco preceduto la rottura dell&#8217;asse tra Roma e il Cairo, messa in piena luca dal richiamo dell&#8217;ambasciatore Maurizio Massari per consultazioni. L&#8217;evidente contrapposizione tra Roma e il Cairo aiuterebbe a spiegare in parte la vicenda delle bandiere italiane bruciate in piazza.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, risulta molto improbabile che l\u2019Egitto accetti una soluzione della crisi libica che non tuteli i suoi interessi, in particolare in Cirenaica e lungo i suoi confini occidentali.<\/p>\n<p>Tuttavia, a preoccupare \u00e8 ancora una volta il mancato coordinamento tra gli occidentali, gli europei in particolare. La posizione della Francia risulta infatti molto ambigua: nonostante le dichiarazioni di sostegno al Gna, Parigi sembra sempre pi\u00f9 vicina alle posizioni egiziane, come dimostrato dalla recente visita del Presidente Francois Hollande al Cairo e dai suoi interessanti risvolti economico-commerciali.<\/p>\n<p>A dispetto delle apparenza, il governo francese sembra sempre pi\u00f9 indirizzato verso l\u2019interventismo, comprensibile dopo i recenti attentati a Parigi, ma probabilmente controproducente nel lungo termine sia per l\u2019unit\u00e0 libica che nel contesto della lotta al terrorismo internazionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bandiere italiane date alle fiamme in Libia. Gli episodi sono stati registrati in numerose localit\u00e0 del Paese, dove i manifestanti si sono radunati per protestare contro la presunta ingerenza di Roma negli affari interni. 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