{"id":34420,"date":"2016-05-08T00:00:00","date_gmt":"2016-05-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/germania-rifugiati-nel-posto-sbagliato\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:44","slug":"germania-rifugiati-nel-posto-sbagliato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/germania-rifugiati-nel-posto-sbagliato\/","title":{"rendered":"Germania, rifugiati \u2026 nel posto sbagliato"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019onda d\u2019urto dei flussi migratori che per anni ha scosso quasi esclusivamente i paesi della sponda nord del Mediterraneo arriva a farsi sentire nel cuore dell\u2019Unione europea, Ue, in primis in Germania, ossia il paese Ue che ha ricevuto il maggior numero di richieste di asilo nel 2015.<\/p>\n<p>Quasi 120 mila. Oltre alla ovvia questione numerica, il tema che ha pi\u00f9 colpito l\u2019opinione pubblica tedesca e gli osservatori \u00e8 la politica di apertura e accoglienza promossa da Angela Merkel; una scelta che ha procurato non pochi problemi politici alla Cancelliera. Appare perci\u00f2 interessante capire come Berlino stia gestendo tale flusso e quali caratteristiche abbia il collocamento dei rifugiati nel paese.<\/p>\n<p><b>Crescita dell\u2019intolleranza tedesca<\/b><br \/>L\u2019interessante <a href= \"http:\/\/www.economist.com\/blogs\/graphicdetail\/2016\/04\/daily-chart-8?fsrc=scn\/tw\/te\/bl\/ed\/?fsrc=scn\/tw\/te\/bl\/ed\/refugeesingermanymaybeseekingasyluminthewrongplaces\" target= \"blank\"><b><u>mappatura<\/u><\/b><\/a> costruita dalla rivista <i>The Economist<\/i> riguardo alla collocazione dei migranti in Germania, fornisce utili spunti di riflessione sul modo in cui il governo tedesco ha deciso di gestire organizzativamente l\u2019accoglienza.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019indice costruito dall\u2019<i>Economist <\/i>(che \u00e8 il prodotto dell\u2019incrocio tra le variabili inerenti la disponibilit\u00e0 di alloggi nel paese, le opportunit\u00e0 di occupazione e le garanzie per la sicurezza degli stessi migranti) le aree che meglio potrebbero rispondere all\u2019accoglienza dei rifugiati sono disperse lungo tutto il territorio tedesco, senza un punto di particolare concentrazione.<\/p>\n<p>L\u2019elemento che le accomuna \u00e8 piuttosto la distanza dalle grandi citt\u00e0, con queste ultime che non rappresenterebbero i luoghi ideali di collocazione secondo i parametri di tale mappatura.<\/p>\n<p>La distribuzione nei Lander tedeschi non segue per\u00f2 questo ipotetico indice di miglior collocazione, quanto piuttosto il tentativo di evitare la possibile sedentarizzazione di questi immigrati.<\/p>\n<p>I dati ci dicono che il governo non opta per il collocamento in zone dove ci sono molte abitazioni disponibili o maggiore necessit\u00e0 di forza lavoro. Il criterio dominante sembra essere quello della distribuzione nei grossi centri urbani, utilizzando come parametri la grandezza delle citt\u00e0 e la loro ricchezza. Ad esempio Berlino, nel corso del 2015, ha accolto quasi il 5% del totale dei rifugiati arrivati in Germania.<\/p>\n<p>Un altro elemento che pu\u00f2 concorrere alla decisione di dove ricollocare i rifugiati \u00e8 la variabile dell\u2019ostilit\u00e0 nei confronti dei migranti, che la carta dell\u2019<i>Economist<\/i> misura con gli attacchi sferrati contro i centri di accoglienza e con episodi manifesti di intolleranza.<\/p>\n<p>Nella mappa il punto di maggior tensione \u00e8 la Sassonia, non casualmente un Land dell\u2019est e una delle regioni con il pi\u00f9 alto tasso di disoccupazione e il minor numero di investimenti.<\/p>\n<p>Osservando la mappa vediamo come invece proprio in Sassonia, il governo abbia provveduto a un ricollocamento di rifugiati, non elevato in termini assoluti (in un range tra i 500 e i 999) ma sufficiente a rafforzare una certa ostilit\u00e0 gi\u00e0 diffusa tra i cittadini.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 conferma quanto nelle zone in cui maggiori sono le difficolt\u00e0 socio-economiche, maggiore \u00e8 la difficolt\u00e0 ad accettare la presenza di immigrati, visti in particolare come \u201cconcorrenti\u201d nel mercato del lavoro e nell\u2019accesso ai servizi di welfare.<\/p>\n<p><b>Esigenze di manodopera<\/b><br \/>Il grande afflusso di migranti economici e di richiedenti asilo verso la Germania \u00e8 dovuto al fatto che quella tedesca \u00e8 l\u2019economia pi\u00f9 forte e sviluppata del continente ed \u00e8 un paese con una lunga tradizione di immigrazione economica, sia di provenienza europea che extra europea.<\/p>\n<p>Nonostante la profonda crisi che ha colpito il continente a partire dal 2008, la Germania \u00e8 riuscita a non scivolare nella stagnazione e si \u00e8 imposta come la locomotiva economica del continente, ricominciando ad attrarre ingenti flussi di immigrati dal Sud Europa. Al momento il Paese sembra avere un notevole bisogno di manodopera non specializzata per la propria economica, un bisogno che dovrebbe crescere nei prossimi anni.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, l\u2019immigrazione sembra essere la sola risposta plausibile rispetto alle necessit\u00e0 del comparto produttivo: lo snodo centrale sar\u00e0 capire quanta parte di questa immigrazione avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di integrarsi a lungo termine nel tessuto socio-economico del Paese e quanta parte sar\u00e0 invece considerata come immigrazione temporanea (spesso, ma non solo, legata anche a lavori stagionali); in questo secondo caso seguendo quella che \u00e8 una linea consolidata nella politica migratoria tedesca.<\/p>\n<p><b>Meno welfare per i residenti non tedeschi<\/b><br \/>Il tema dell\u2019accoglienza e dell\u2019integrazione degli immigrati non riguarda solo i rifugiati provenienti dai Paesi extraeuropei, ma come detto anche i cittadini comunitari. \u00c8 di pochi giorni fa l\u2019ipotesi avanzata dal ministro del lavoro e degli affari sociali, la socialdemocratica Andrea Nahles, di presentare una proposta di legge per impedire che i residenti non tedeschi beneficino del pacchetto di ammortizzatori sociali Hartz IV (ossia sussidio di disoccupazione e assegni sociali) fino a che non abbiano maturato i diritti all\u2019assicurazione sociale (acquisibili solo dopo cinque anni di lavoro nel Paese).<\/p>\n<p>Questo provvedimento \u00e8 molto simile a <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2576\" target= \"blank\"><b><u>quello previsto nel Regno Unito<\/u><\/b><\/a> &#8211; e che \u00e8 stato oggetto della recente contrattazione con l\u2019Ue per scongiurare la Brexit &#8211; e di fatto mette un altro freno al processo d\u2019integrazione, favorendo il ritorno al concetto di cittadinanza come requisito fondamentale per accedere ai servizi offerti dello stato.<\/p>\n<p>Questa scelta \u00e8 uno dei vari elementi che sembrano indicare l\u2019inizio di un processo disgregativo rispetto alle conquiste prodotte dal processo di integrazione europea negli ultimi decenni. In questo modo \u00e8 evidente che la Germania, come ha fatto la Gran Bretagna, voglia scoraggiare forme di trasferimento economico e lavorativo di lungo periodo e soprattutto voglia ostacolare l\u2019accesso al welfare per chi non \u00e8 cittadino tedesco.<\/p>\n<p>Queste scelte sono il frutto della pressione esercitata dai partiti euroscettici ed anti-immigrazione che costringono sempre pi\u00f9 sulla difensiva i governi europei.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019onda d\u2019urto dei flussi migratori che per anni ha scosso quasi esclusivamente i paesi della sponda nord del Mediterraneo arriva a farsi sentire nel cuore dell\u2019Unione europea, Ue, in primis in Germania, ossia il paese Ue che ha ricevuto il maggior numero di richieste di asilo nel 2015. Quasi 120 mila. 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