{"id":34430,"date":"2016-05-09T00:00:00","date_gmt":"2016-05-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-per-caso-vincesse-haftar\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:44","slug":"se-per-caso-vincesse-haftar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/se-per-caso-vincesse-haftar\/","title":{"rendered":"Se per caso vincesse Haftar"},"content":{"rendered":"<p>La recente riunione in cui Obama, Merkel, Cameron, Hollande e Renzi hanno discusso della situazione e dei futuri assetti del Mediterraneo \u00e8 stata, almeno in apparenza, un grande successo della diplomazia italiana.<\/p>\n<p>Innanzitutto perch\u00e9 eravamo presenti, al contrario di quanto \u00e8 avvenuto altre volte. Poi perch\u00e9, su sollecitazione del Presidente Obama, \u00e8 passata la tesi italiana secondo cui le crisi in atto nel Mediterraneo e Medio Oriente hanno un\u2019importanza pari a quelle che segnano il confronto con la Russia.<\/p>\n<p>Infine perch\u00e9, sul piano pratico, si \u00e8 iniziato ad esaminare la possibilit\u00e0 di unificare le due azioni navali Nato in atto nel Mar Mediterraneo, estendendole all&#8217;intero bacino e modificandone la natura perch\u00e9 possano contribuire al contenimento della crescente marea di profughi diretti verso l&#8217;Europa. L&#8217;ipotesi \u00e8 molto gradita all&#8217;Italia che, dopo la chiusura della rotta balcanica e nel moltiplicarsi di muri e divieti alle sue frontiere, teme di restare pi\u00f9 o meno sola a fronteggiare l\u2019esodo.<\/p>\n<p>Per quel che riguarda la Libia \u00e8 stato ribadito l\u2019appoggio corale al Governo Sarraj, lodata la decisione delle Nazioni Unite di dislocare permanentemente a Tripoli il proprio inviato speciale, il tedesco Kobler, deploro il ritardo del Parlamento di Tobruk nel fornire pieno supporto al Governo di Unit\u00e0 Nazionale. Si \u00e8 ribadito infine il ruolo di leadership assegnato all&#8217;Italia per ogni eventuale azione a sostegno di Sarraj e della stabilizzazione del paese.<\/p>\n<p><b>Tra il dire e il fare\u2026<\/b><br \/>Tutto bene, almeno sulla carta, posto che si accettino senza verifica alcuna le dichiarazioni ufficiali. Se invece si prova ad approfondire, ci si accorge di come in realt\u00e0 dietro all\u2019accordo di facciata si celino realt\u00e0 molto diverse e negative.<\/p>\n<p>Non tutti desiderano realmente che la Libia recuperi l&#8217;unit\u00e0 perduta, n\u00e9 condividono pienamente l\u2019operazione politica delle Nazioni Unite, per cui l&#8217;Italia si sta spendendo con grande coerenza politica e che anche gli Stati Uniti hanno infine fatto propria.<\/p>\n<p>Molti puntano invece su un\u2019altra delle possibili ipotesi, vale a dire quella di una Cirenaica e di una Tripolitania sovrane, divise e indipendenti, sancendo la fine di quello stato unitario libico che l\u2019Italia aveva creato durante il periodo coloniale e che i Senussi prima e Gheddafi poi erano riusciti a preservare.<\/p>\n<p>Questa soluzione non dispiacerebbe n\u00e9 alla Francia n\u00e9 alla Gran Bretagna che, per ragioni diverse, non hanno mai completamente accettato prima la presenza dell&#8217;Italia in Libia, poi l&#8217;influenza politica che esercitavamo nell&#8217;area.<\/p>\n<p>In questa epoca di rinazionalizzazione delle politiche estere delle medie potenze europee, ed in particolare di quelle che ancora rimasticano brandelli di politiche imperiali in terra africana, sembra tornare ai tempi andati in cui la Gran Bretagna contrabbandava dal Cairo armi per i ribelli di Omar Ben Moktar o a quando, dopo il secondo conflitto mondiale, il Generale Leclerc, carismatico <i>chef de guerre<\/i> della Francia Libera, tramava per sottrarre il Fezzan alla Libia a beneficio del Ciad. Un tentativo in cui fin\u00ec col perdere la vita in un incidente aereo molto simile a quello che sub\u00ec il Presidente dell\u2019Eni, Mattei. Ed anche li c&#8217;era il petrolio di mezzo.<\/p>\n<p>Pur non osando contrastare ufficialmente la linea favorevole al mantenimento dell&#8217;unit\u00e0 del paese, Londra e Parigi stanno da tempo sostenendo con vigore ed efficacia il Generale Khalifa Haftar ed il Parlamento di Tobruk che esercitano in questo momento una sovranit\u00e0 di fatto su pi\u00f9 di un terzo del paese e si stanno progressivamente evidenziando come il maggiore ostacolo politico sulla strada dell&#8217;unit\u00e0 libica.<\/p>\n<p>Nel far questo le medie potenze europee si associano a quella parte del mondo arabo, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che sostiene l&#8217;Egitto nel suo tentativo di crearsi uno stato satellite in una Cirenaica ricca di petrolio e destinata, al termine della traiettoria, ad essere controllata da Haftar e dai suoi pretoriani per conto del Cairo .<\/p>\n<p>Truppe speciali ed istruttori francesi ed inglesi sono presenti da tempo in questa parte del paese, mentre il Generale di Tobruk riceve un ininterrotto flusso di armamenti che dovrebbe, almeno nelle intenzioni dei suoi sponsor, metterlo in condizioni di marciare contro le roccaforti del&#8217;Isis e di acquisire saldamente il controllo della cosiddetta &#8220;mezzaluna petrolifera&#8221;.<\/p>\n<p><b>Vecchi riflessi e nuovi problemi<\/b><br \/>A ben guardare, la politica franco\/inglese appare come la lineare continuazione dell&#8217;azione iniziata allorch\u00e9 i due paesi attaccarono Gheddafi, mascherando sotto giustificazioni di carattere umanitario la loro ambizione di giocare un ruolo predominante nel futuro del paese.<\/p>\n<p>Se li si lascia fare, come sta ora avvenendo, la Libia appare destinata a cessare di esistere, andando incontro ad una spartizione. Si tratta di una soluzione che non \u00e8 certo nell&#8217;interesse di un paese che ha vissuto unito per pi\u00f9 di cento anni &#8211; cio\u00e8 pi\u00f9 o meno quanto la Finlandia e molto, molto di pi\u00f9 di quanto sia successo ai baltici nel corso della loro intera storia &#8211; sviluppando un solido embrione di identit\u00e0 nazionale che tuttavia alcuni, per motivi interessati, stentano a riconoscere.<\/p>\n<p>Oltre a danneggiare la Libia, una soluzione del contenzioso che non sia quella unitaria danneggerebbe anche l\u2019Italia. Saremmo perdenti in primo luogo per come ci siamo spesi in favore di una riconciliazione nazionale e del governo Sarraj, giungendo ad accettare ufficialmente un ruolo guida per l&#8217;eventuale ricostruzione del paese.<\/p>\n<p>In secondo luogo per una perdita rovinosa di influenza, che ci vedrebbe totalmente esclusi dalla Cirenaica e ridotti ad una presenza difficile in una Tripolitania molto frazionata e con i confini ancora tutti da definire, soprattutto se Haftar avr\u00e0 successo nell&#8217;impadronirsi dei territori attualmente controllati dall&#8217;Isis.<\/p>\n<p><b>Attuare una strategia vincente<\/b><br \/>Sun Tzu scrive che un buon generale non combatte mai le battaglie perse in partenza e certo l&#8217;Italia non pu\u00f2 schierarsi apertamente e da sola contro Francia, Gran Bretagna e la met\u00e0 che pi\u00f9 conta del mondo arabo. Passando da Sun Tzu a Macchiavelli , non \u00e8 questo il tempo di farsi lupi, ma piuttosto quello di farsi volpi, adottando una strategia simile a quella che scegliemmo allorch\u00e9 Gheddafi venne attaccato.<\/p>\n<p>Allora ci unimmo alla guerra, ma nel fare ci\u00f2 coinvolgemmo la Nato, internazionalizzando in tal modo al massimo il conflitto, coinvolgendo direttamente gli Stati Uniti e distruggendo quindi tutte le speranze di gestione autonoma della operazione e dei suoi esiti che potessero all&#8217;epoca nutrire Londra e Parigi. Adesso siamo pi\u00f9 o meno nelle medesime condizioni , ed una riedizione efficace della stessa tattica appare per lo meno possibile , sia pure con molti punti interrogativi.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti non amano l&#8217;idea di una spartizione della Libia. Il Presidente Obama ha chiaramente preso posizione a riguardo e c&#8217; \u00e8 da sperare che il suo successore, chiunque esso sia, non decida di intraprendere una strada diversa nei primi mesi del suo mandato.<\/p>\n<p>La Merkel \u00e8 del medesimo parere. La divisione in due del paese danneggerebbe anche Berlino sul piano dell\u2019immagine, e questo \u00e8 un lusso che la Cancelliera, in calo di consensi, non si pu\u00f2 permettere.<\/p>\n<p>Ci sono poi le Nazioni Unite, che non vogliono il fallimento del loro tentativo di mediazione fra Tripoli e Tobruk, n\u00e9 assistere alla violazione del sacrosanto principio per cui le frontiere non debbono essere cambiate con la forza, unilateralmente. In tale ambito un ruolo di particolare efficacia potrebbe essere giocato dalla tradizionale riluttanza della Cina ad accettare simili operazioni.<\/p>\n<p>Esiste quindi ancora ampio spazio per muoversi, ma gli eventi in corso dicono che bisogner\u00e0 farlo in fretta. Sarebbe anche il momento dell&#8217;Unione europea che, almeno in teoria, disporrebbe di tutti gli strumenti necessari per condurre un\u2019operazione cos\u00ec multiforme.<\/p>\n<p>Tutti tranne uno: quella politica estera e di sicurezza comune di cui sempre pi\u00f9 si sente la mancanza e la cui assenza permette lo scatenarsi del revival di nostalgie di potenza ottocentesche cui assistiamo in questo momento in Libia e che probabilmente, magari in altri cieli ed in occasioni diverse, continuer\u00e0 ad inquinare i nostri orizzonti anche negli anni a venire.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente riunione in cui Obama, Merkel, Cameron, Hollande e Renzi hanno discusso della situazione e dei futuri assetti del Mediterraneo \u00e8 stata, almeno in apparenza, un grande successo della diplomazia italiana. Innanzitutto perch\u00e9 eravamo presenti, al contrario di quanto \u00e8 avvenuto altre volte. 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