{"id":34440,"date":"2016-05-10T00:00:00","date_gmt":"2016-05-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/non-solo-trivelle-la-protezione-dei-mari-ditalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:43","slug":"non-solo-trivelle-la-protezione-dei-mari-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/non-solo-trivelle-la-protezione-dei-mari-ditalia\/","title":{"rendered":"Non solo trivelle: la protezione dei mari d\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Rilanciare la tutela ecologica del mare da tutti i rischi che lo minacciano potrebbe essere un obiettivo da perseguire in attesa che le rinnovabili assumano priorit\u00e0 secondo <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3268\" target= \"blank\"><b><u>l&#8217;Accordo di Parigi sul clima (Cop21)<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Magari, avendo di mira la cooperazione transfrontaliera con i paesi vicini. Ed assumendo <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3410\" target= \"blank\"><b><u>un approccio pragmatico sulle attivit\u00e0 offshore energetiche<\/u><\/b><\/a>, in linea con la visione dell&#8217;Unione europea (Ue) che non \u00e8 certo sostenitrice ad oltranza del fossile.<\/p>\n<p><b>Offshore europeo<\/b><br \/>La Ue ha valutato, all&#8217;indomani dell&#8217;incidente del Golfo del Messico del 2010, l&#8217;opzione della moratoria delle trivellazioni, ma ne ha escluso la fattibilit\u00e0 per motivi economici.<\/p>\n<p>Non a caso, le istituzioni europee hanno approvato la strategia della <i>Energy Security<\/i>, volta a conseguire stabilit\u00e0 e abbondanza energetica anche mediante sfruttamento delle risorse nazionali di idrocarburi, ad evitare dipendenza extra Ue,<i> in primis <\/i>dalla Russia.<\/p>\n<p>Come precondizione \u00e8 stata per\u00f2 varata la <a href= \"http:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/HTML\/?uri=CELEX:32013L0030&#038;from=IT\" target= \"blank\"><b><u>direttiva 2013\/30 relativa alla sicurezza delle operazioni in mare<\/u><\/b><\/a>, fissando standard di responsabilit\u00e0, prevenzione e controllo che il ministero dello Sviluppo economico ha prontamente recepito con il decreto legislativo 145\/2015.<\/p>\n<p>Inoltre, la Ue ha indicato, nell&#8217;ambito della <a href= \" http:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/IT\/TXT\/?uri=uriserv:OJ.L_.2014.257.01.0135.01.ITA\" target= \"blank\"><b><u>direttiva 2014\/89 sulla pianificazione spaziale marina<\/u><\/b><\/a>, l&#8217;esigenza che la creazione di zone di giurisdizione nazionale tenga anche conto dei rischi associati agli usi del mare, compresi l&#8217;estrazione di idrocarburi con impianti di trivellazione e la produzione di energie rinnovabili in<i> wind farms <\/i>marine di gigantesche pale eoliche.<\/p>\n<p><b>Ecologismo marittimo italiano<\/b><br \/>L&#8217;impegno del nostro paese nella tutela dell&#8217;ambiente marino \u00e8 testimoniato dall&#8217;ultradecennale applicazione della legge 979\/1982 sulla difesa del mare: normativa organica che ha generato aree marine protette, lotta agli inquinamenti costieri, capacit\u00e0 antinquinamento gestite da Marina militare, Guardia costiera e societ\u00e0 private in convenzione con il ministero dell&#8217;Ambiente.<\/p>\n<p>La legge 61\/2006 ha successivamente previsto la possibilit\u00e0 di istituire, al di l\u00e0 del mare territoriale, la zona di protezione ecologica (Zpe). Vale a dire una zona economica esclusiva (Zee) di genere minore, relativa alla sola protezione ecologica e non alla pesca, il cui regime di prevenzione e repressione si applica a tutte le forme di inquinamento marino, comprese quelle &#8220;da attivit\u00e0 di esplorazione e di sfruttamento dei fondi marini&#8221;.<\/p>\n<p>La spinta alla creazione di Zpe si \u00e8 esaurita con la nascita (ad opera del Dpr 209\/2011) di quella del Tirreno e del Mar Ligure, speculare rispetto alla Zee francese e sovrapposta al gi\u00e0 esistente santuario dei mammiferi italo-franco-monegasco.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 da chiedersi, sull&#8217;onda referendaria, se l&#8217;istituzione di nuove Zpe  in altre zone specifiche dei mari d&#8217;Italia non sia opportuna, per proteggere anche dal largo &#8211; in quello che ora \u00e8 alto mare &#8211; l&#8217;ambiente costiero minacciato da vari rischi.<\/p>\n<p>Del resto, la Croazia lo ha fatto nel 2003 senza negoziare con noi il confine, la Tunisia nel 2005, la Libia nel 2009. Per non parlare delle varie iniziative cipriote di delimitazione congiunta di Zee e piattaforma continentale.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/trivelle-croazias.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\">Foto: aree offshore della Croazia (Fonte Sole-24 Ore)<\/font>.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che nuove Zpe (o addirittura Zee integrali, considerando il trend della prassi mediterranea) verrebbero incontro alle istanze ecologiste di regioni come l&#8217;Abruzzo, la Puglia e la Sicilia.<\/p>\n<p><b>Pragmatismo Ue<\/b><br \/>\u00c8 illusorio pensare di arroccarsi nella difesa ambientale dei mari italiani  quando a poche miglia altri stati pianificano ed attuano un sistematico sfruttamento energetico secondo regole non sempre adeguate. <\/p>\n<p>Italia e Croazia, superando le incomprensioni derivanti dall&#8217;iniziativa del 2003, potrebbero riavviare la cooperazione italo-jugoslava iniziata nel 1974 con la Commissione per la protezione dell&#8217;Adriatico, associando magari Montenegro ed Albania.<\/p>\n<p>Senza dubbio, un&#8217;intesa ecologista con la Tunisia verrebbe incontro ad esigenze reali, oltre che essere politicamente fruttuosa. D&#8217;altronde, simili accordi sono previsti dal Protocollo offshore del 1994 sulla protezione del Mediterraneo dall\u2019inquinamento da esplorazione e sfruttamento della piattaforma continentale, gi\u00e0 ratificato da Tunisia ed Ue.Peraltro, la <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3201\" target= \"blank\"><b><u>moratoria italo-maltese sulle trivellazioni a sud est della Sicilia<\/u><\/b><\/a> di fatto va in questa direzione.<\/p>\n<p>L&#8217;unilateralismo ecologista ed energetico pu\u00f2 certo accreditare un&#8217;immagine virtuosa dell&#8217;Italia. Questa <i>policy<\/i>, a prescindere dai suoi costi economici nel medio periodo e dal beneficio che ne trarrebbero paesi concorrenti, rischia tuttavia di isolarci. Nella Ue certe logiche sono invece improntate al pragmatismo, pur nel rispetto degli impegni internazionali sul clima.<\/p>\n<p>Se cos\u00ec \u00e8, tanto vale allora attuare gli strumenti della sicurezza delle operazioni in mare nel settore idrocarburi, del Protocollo offhore e della pianificazione spaziale marina (in cui si inquadrano iniziative di nuove Zpe) per realizzare, in tempi ragionevoli ed in forma coerente e razionale, legittime aspettative di riduzione dell&#8217;impatto sul mare dell&#8217;offshore energetico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rilanciare la tutela ecologica del mare da tutti i rischi che lo minacciano potrebbe essere un obiettivo da perseguire in attesa che le rinnovabili assumano priorit\u00e0 secondo l&#8217;Accordo di Parigi sul clima (Cop21). Magari, avendo di mira la cooperazione transfrontaliera con i paesi vicini. 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