{"id":34450,"date":"2016-05-10T00:00:00","date_gmt":"2016-05-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ritorno-a-minsk-con-poche-speranze\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:43","slug":"ritorno-a-minsk-con-poche-speranze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/ritorno-a-minsk-con-poche-speranze\/","title":{"rendered":"Ritorno a Minsk, con poche speranze"},"content":{"rendered":"<p>Il fragile cessate il fuoco tra le forze di Kiev e quelle separatiste del Donbass, sostenute militarmente dalla Russia, \u00e8 oggetto di attenzione da parte di tutte le grandi potenze interessate al conflitto. <\/p>\n<p>Il pericoloso focolaio di violenze che ha causato l\u2019amputazione della sovranit\u00e0 ucraina e un grave stato di tensione a livello internazionale \u00e8 stato raffreddato tramite le negoziazioni nel \u201cformato Normandia\u201d e gli accordi di Minsk-2. I 13 punti del processo di pace concordati in Bielorussia sostituiscono i precedenti accordi del settembre 2014, collassati sotto il peso delle continue violazioni e della minaccia di una escalation su larga scala.<\/p>\n<p><b>Incontro del gruppo di contatto sull\u2019Ucraina<\/b><br \/>E proprio mentre l\u2019intesa sembrava sul punto di collassare, la Pasqua ortodossa e le festivit\u00e0 di maggio hanno interrotto per alcuni giorni le ostilit\u00e0. Il gruppo di contatto formato da Russia, Ucraina e Osce ha ottenuto una tregua: tra il 1\u00b0 e il 9 maggio le armi hanno taciuto, alleviando le sofferenze della popolazione civile.<\/p>\n<p>Sia l\u2019Osce che i principali ministri degli esteri europei hanno pi\u00f9 volte invitato le parti a prendersi le proprie responsabilit\u00e0 e a fare passi concreti verso il rispetto degli accordi presi che, viziati da interessi contrastanti e ambiguit\u00e0 nell\u2019intesa, si trovano in un vero e proprio limbo.<\/p>\n<p>L\u201911 maggio si terr\u00e0 l\u2019incontro nel formato Normandia (Francia, Germania, Russia e Ucraina), anticamera di un nuovo meeting del gruppo di contatto trilaterale di Minsk (Osce, Russia e Ucraina) sull\u2019implementazione dei punti concordati.<\/p>\n<p><b>L\u2019impasse delle elezioni nelle province orientali<\/b><br \/>Sul tavolo restano una serie di questioni irrisolte che hanno evidenziato come la precedente intesa non sia andata molto al di l\u00e0 di un congelamento del fronte.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 il tema dell&#8217;autonomia delle regioni orientali, di cui si discute da mesi. Con il termine \u201cautonomia\u201d, il Cremlino e i membri delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk intendono sostanzialmente un\u2019ampia federalizzazione che deleghi poteri cruciali, anche in materia di politica estera, con evidenti ricadute concrete. <\/p>\n<p>Kiev immagina invece un decentramento che soddisfi le parti in causa senza sacrificare ulteriormente la propria sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 strettamente legato alle elezioni da tenere nelle aree orientali, come da accordi di Minsk. Le autoproclamate repubbliche non vogliono sottostare alla disciplina elettorale ucraina, come voluto da Kiev e previsto dall\u2019intesa. <\/p>\n<p>Il disaccordo discende dal grado del tutto insoddisfacente di \u201cspecificit\u00e0\u201d previsto dalla riforma costituzionale in attesa del voto definitivo della Rada, oltre che dal deplorato scarso coinvolgimento dei rappresentanti di Donetsk e Lugansk. <\/p>\n<p>Questa mancata partecipazione discende dalla volont\u00e0 di Kiev di trattare solo con i rappresentanti eletti dalle popolazioni orientali e non con elementi legittimati in modo extra-legale o dall\u2019estero.<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 ucraine non intendono tuttavia tenere alcuna elezione locale fino al recupero dei controlli alla frontiera con la Federazione, altro punto concordato tra le parti. Il presidente Petro Poroshenko ha recentemente suggerito di autorizzare una missione armata dell\u2019Osce per vigilare sulle future elezioni, eventualit\u00e0 attualmente al vaglio dell&#8217;istituzione internazionale e delle varie cancellerie.<\/p>\n<p>Berlino e Parigi hanno chiesto ripetutamente a Kiev di approvare la legge elettorale prevista dagli accordi. La norma che ne definisce i contenuti, assieme alla riforma costituzionale e alla conseguente legislazione sullo status speciale, costituisce il centro della discordia e delle difficolt\u00e0 legislative ucraine. <\/p>\n<p>Per tutto febbraio e marzo i ministri degli Esteri francese e tedesco hanno esercitato pressioni per una velocizzazione delle riforme ucraine, anche a costo di compromessi.<\/p>\n<p>Mosca ha sempre insistito sulla necessit\u00e0 di una \u201cfederalizzazione\u201d di tutte le regioni e di uno \u201cstatus speciale\u201d per i territori di Donetsk e Lugansk al fine di conseguire una soluzione del conflitto nella parte orientale dell\u2019Ucraina. La Federazione russa e i suoi referenti sono insoddisfatti del grado di coinvolgimento dei secessionisti nel processo di revisione.<\/p>\n<p><b>Criticit\u00e0 e opportunit\u00e0 in gioco<\/b><br \/>La soluzione dello stallo \u00e8 legata a doppio filo alla volont\u00e0 del Cremlino, ma anche al deterioramento delle condizioni politiche ed economiche di Kiev, tanto da far parlare qualche commentatore, poco prima del varo del nuovo governo, di un possibile collasso del sistema ucraino, con tutto quanto ne conseguirebbe.<\/p>\n<p>I prossimi incontri segneranno anche il vero e proprio debutto del governo Groysman, votato dalla Rada il 14 aprile dopo le dimissioni di Arseniy Yatsenyuk e del suo governo ormai di minoranza. Pur mantenendo invariato l\u2019orientamento politico, il nuovo esecutivo ha posto tra le priorit\u00e0 il decentramento e le riforme.<\/p>\n<p>Una nota di speranza arriva dalla corte costituzionale che a met\u00e0 marzo ha sbloccato la possibilit\u00e0 di velocizzare gli emendamenti costituzionali, rendendo potenzialmente pi\u00f9 rapido il processo di riforma. Questo richiede tuttavia un\u2019alta maggioranza nella seconda lettura.<\/p>\n<p>Tuttavia l\u2019impressione \u00e8 che la soluzione delle questioni procedurali non condurr\u00e0 alla fine del conflitto. Lo dimostra il livello eccezionalmente alto di combattimenti verificatosi tra febbraio e marzo e la distanza che ancora divide le parti. <\/p>\n<p>La querelle sulle elezioni \u00e8 infatti una mera conseguenza dell\u2019insoddisfazione orientale per la riforma costituzionale, che non attribuirebbe il potere di condizionare le scelte internazionali dell&#8217;Ucraina, identificato come vero obiettivo e \u201clinea rossa\u201d di Mosca.<\/p>\n<p>Al momento pare improbabile una ripresa delle ostilit\u00e0 su ampia scala o il tandem elezioni-annessione, con quest\u2019ultima per nulla scontata. Pi\u00f9 probabile un ennesimo \u201cconflitto congelato\u201d, che potrebbe risultare la soluzione migliore per la Federazione, garantendo una presenza nell\u2019area ad un costo politico ed economico relativamente basso.<\/p>\n<p>Si \u00e8 ancora distanti da una piena soluzione politica. Nonostante sia possibile immaginare un\u2019imminente accelerazione del processo di riforma, gli incontri di Minsk saranno difficilmente un punto di svolta definitivo, a meno di inattese concessioni tra le parti. <\/p>\n<p>L\u2019entrata in vigore del cessate il fuoco ha ridotto la magnitudine del conflitto ma la mancanza di volont\u00e0 e di capacit\u00e0 concrete rende difficoltosa una duratura soluzione del rebus ucraino.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fragile cessate il fuoco tra le forze di Kiev e quelle separatiste del Donbass, sostenute militarmente dalla Russia, \u00e8 oggetto di attenzione da parte di tutte le grandi potenze interessate al conflitto. 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