{"id":34500,"date":"2016-05-12T00:00:00","date_gmt":"2016-05-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ricetta-italiana-contro-le-banlieue\/"},"modified":"2017-11-03T15:16:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:16:42","slug":"ricetta-italiana-contro-le-banlieue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/05\/ricetta-italiana-contro-le-banlieue\/","title":{"rendered":"Ricetta italiana contro le banlieue"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un modello italiano che ha fino ad ora scongiurato il fenomeno delle banlieue intrise di odio come a Parigi, o le Molenbeek della separatezza islamista come a Bruxelles. Si chiama immigrazione diffusa, un fenomeno che ha evitato che gli stranieri si concentrassero in enclave, spargendosi piuttosto sul territorio.<\/p>\n<p><b>Gli stranieri tra i mille campanili d&#8217;Italia<\/b><br \/>Nel censimento del 2001 l\u2019Italia contava poco pi\u00f9 di 1,3 milioni di stranieri regolarmente residenti entro i suoi confini. Tutt\u2019altra cosa rispetto agli oltre 5 milioni di oggi. Gli stranieri approdati in Italia <i>non <\/i>si sono addensati pesantemente attorno a tappe e mete definite, prefissate e al tempo stesso limitate, ma piuttosto dispersi tra le tante, le mille mete possibili, tra i mille campanili d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Una prima indicazione in questo senso si ricava dal numero di stranieri per 100 abitanti residenti nelle grandi ripartizioni geografiche italiane.<\/p>\n<p>In tutto il Centro-Nord, ovvero in 40 dei quasi 61 milioni di abitanti che conta l\u2019Italia, il numero degli stranieri nella popolazione \u00e8 compreso tra 10,6 stranieri per 100 abitanti al Centro e poco pi\u00f9 di 10,7 nel Nord-Est.<\/p>\n<p>Nelle regioni del Centro-Nord si oscilla tra valori minimi attorno a 9 stranieri residenti ogni 100 abitanti di Liguria, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (le regioni pi\u00f9 periferiche) e massimi di 12,1 dell\u2019Emilia-Romagna e 11,5 della Lombardia. <\/p>\n<p><b>Brescia, meta preferita dagli stranieri<\/b><br \/>L\u2019immigrazione &#8211; \u00e8 risaputo &#8211; si concentra particolarmente nelle grandi citt\u00e0. Sono 45 le citt\u00e0 italiane con pi\u00f9 di 100 mila abitanti: rappresentano il 23,4 per cento della popolazione italiana e ospitano il 32,1 per cento degli stranieri residenti in Italia.<\/p>\n<p>Deve far riflettere che nelle grandi citt\u00e0 con quasi un quarto della popolazione italiana non ci sia neppure un terzo degli immigrati residenti. Ancor pi\u00f9 se si pensa che l\u2019anima della graduatoria delle citt\u00e0 con la pi\u00f9 alta percentuale di stranieri sono proprio le citt\u00e0 di 100-200 mila abitanti.<\/p>\n<p>Al primo posto troviamo infatti Brescia col 18,6% di stranieri residenti, al terzo posto Prato (17,9%). Dopo Milano (18,6%), al secondo posto, per trovare una citt\u00e0 di almeno 300 mila abitanti occorre scendere fino all\u201911\u00b0 posizione, occupata da Torino (15,4%), seguita da Firenze (15,2%) e Bologna (15%).<\/p>\n<p>Tra la 4\u00b0 e la 10\u00b0 posizione troviamo Piacenza, Reggio-Emilia, Vicenza, Bergamo, Padova, Parma e Modena. Dopo il terzetto composto da Torino, Firenze e Bologna, abbiamo ancora altre citt\u00e0 della provincia italiana del Centro-Nord. Roma \u00e8 soltanto 18\u00b0, addirittura 27\u00b0 Genova.<\/p>\n<p>La caratteristica diffusiva del modo italiano di incorporare l\u2019immigrazione si conferma passando alle medio-piccole citt\u00e0 italiane di 50-100 mila abitanti.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/italiamigro1.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Nella tavola 1 si sono prese in considerazione solo le citt\u00e0 del Centro-Nord, dove gli indicatori dell\u2019immigrazione sono pi\u00f9 alti. E si vede come passando dalle citt\u00e0 grandi e medio grandi a citt\u00e0 pi\u00f9 piccole di 50-100 mila abitanti si registra soltanto una debole contrazione della percentuale degli stranieri residenti.<\/p>\n<p><b>Meno rischio di enclave e ghetti <\/b><br \/>Analizzare la distribuzione degli stranieri all\u2019interno delle citt\u00e0 di Milano, Torino e Roma aiuta a fare comprende perch\u00e9 l&#8217;Italia \u00e8 meno esposta al fenomeno della ghettizzazione.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/italiamigro2.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>La scelta di queste tre sole citt\u00e0 \u00e8 praticamente obbligata in quanto, per aversi una forte problematicit\u00e0\/pericolosit\u00e0 sociale legata all\u2019addensamento eccessivo dell\u2019immigrazione, occorre che (1) il tasso di residenti stranieri sia almeno relativamente elevato e (2) le citt\u00e0 particolarmente grandi.<\/p>\n<p>A Roma la massima percentuale di immigrati si ha nel centro storico, e si tratta di immigrati dai paesi ricchi occidentali. Il 20 per cento di immigrati non si riscontra, invece, in alcun altro municipio romano.<\/p>\n<p>A Milano la percentuale di stranieri supera il 20% nella zona 2 (28,1%) e nella zona 9 (23,2%), mentre a Torino la percentuale del 20% \u00e8 superata nella circoscrizione 6 (23,2%) e nella circoscrizione 7 (21,4%).  A Milano con la sola, peraltro blanda, eccezione degli stranieri filippini della zona 2, nessuna nazionalit\u00e0 vanta un numero di residenti che supera il 5% della popolazione delle zone. <\/p>\n<p>A Torino \u00e8 mediamente pi\u00f9 forte la provenienza africana, che nella circoscrizione 6 arriva nel suo complesso all\u20198-9% della popolazione, ma dove la componente principale, quella che viene dal Marocco, \u00e8 pari al 5% degli abitanti della zona.<\/p>\n<p>In sostanza, l\u2019analisi delle nazionalit\u00e0 degli stranieri nelle aree a maggior rischio delle grandi citt\u00e0 italiane a pi\u00f9 alta concentrazione di stranieri conferma che <i>il carattere diffusivo dell\u2019immigrazione in Italia spinge anche nel senso di differenziare le nazionalit\u00e0 degli stranieri internamente a queste aree<\/i>, evitando quell\u2019effetto enclave, e di estraniazione dal contesto urbano, che cela i maggiori rischi di pericolosit\u00e0 dell\u2019immigrazione nelle aree urbane.<\/p>\n<p>Sono proprio gli assetti economico-produttivi dell\u2019Italia, la struttura e la localizzazione delle sue attivit\u00e0, aziende, imprese, vocazioni imprenditoriali a funzionare da elemento equilibratore di un\u2019immigrazione che non si agglutina ma piuttosto si sul territorio, tra comuni e citt\u00e0, in qualche modo stemperandosi e meglio prestandosi all\u2019integrazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un modello italiano che ha fino ad ora scongiurato il fenomeno delle banlieue intrise di odio come a Parigi, o le Molenbeek della separatezza islamista come a Bruxelles. 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